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Phaedra - Ptah

Phaedra - PtahPHAEDRA: biografia e info

Il gruppo musicale PHAEDRA nasce a Pergine (TN) nel gennaio del 1993. Il complesso in breve tempo allestisce un repertorio di cover di classici del genere rock progressivo (Genesis, Yes, Rush etc.) con il quale si esibisce in teatri e manifestazioni all’aperto.

Nel 1995 la band comincia anche a dare vita a brani di propria produzione che sono riuniti in un cd-demo autoprodotto. Le apparizioni più significative arrivano in eventi come Musikadine, Genesis tribute e diverse selezioni per concorsi nazionali; nel settembre 2000 PHAEDRA si propone con una nuova formazione con l’intento di comporre brani in italiano legati da un tema concettuale.

Nel 2002 il gruppo si presenta alla X edizione di Concentratissimo rock, rassegna musicale della provincia di Trento e vince come miglior gruppo originale proponendo un estratto  di brani dall’opera rock PTAH, che è stata presentata nella sua interezza nel corso degli ultimi quattro anni.

L’opera rock PTAH è stata spesso presentata in anteprima dal vivo e nel corso degli ultimi anni i Phaedra hanno autoprodotto cd dal vivo, vhs e Dvd con esecuzioni live di PTAH e brani inediti. Affidatisi alle cure dell’ingegnere del suono Marco Olivotto – titolare della LOL Productions – e fondata la casa discografica Phaedra Music, i Phaedra pubblicano ufficialmente il cd PTAH il 19 gennaio 2010, con un affollato showcase di presentazione a Pergine. Nell’evento di presentazione annunciano anche la loro partecipazione ad un imminente disco di tributo internazionale alla popolare progressive band svedese dei Flower Kings.

Info:

www.phaedramusic.it

www.myspace.com/phaedramusic

 

Ufficio Stampa Synpress44:
http://www.synpress44.com

 

ATTUALE FORMAZIONE :

- CLAUDIO BONVECCHIO: basso, chitarra 12 corde, voce

- MATTEO ARMELLINI: batteria

- STEFANO GASPERETTI: tastiere, chitarre acustica, elettrica e classica, mandola

- CLAUDIO GRANATIERO: voce solista e libretto dell’opera

- DAVIDE TABARELLI: tastiere dal vivo

- ELISABETTA WOLF: violino

- ANTONIO FLORIS: violino

- FABRIZIO CRIVELLARI: flauto traverso

 

PTAH

Opera rock

Musica composta, arrangiata ed eseguita dal gruppo musicale

Testi e libretto di Claudio Granatiero

Musiche di Claudio Bonvecchio e Stefano Gasperetti

Ptah è un’opera rock, uno spettacolo in cui musica, testo ed interpretazione sono legati fra loro attraverso la storia che raccontano, una storia che vuole essere la storia dell’Uomo stesso, dalla sua nascita alla sua morte. Ptah è anche il nome del protagonista di questa opera, sotto i cui occhi si svolgerà un dramma di proporzioni colossali, raccontato attraverso i suoi sentimenti conflittuali e contrastati, le sue speranze e le sue paure, l’odio e l’amore.

È una storia ambiziosa e disillusa, dal finale tragico e tutt’altro che rasserenante, con diverse chiavi di lettura, da quella immediata, fantastica a quella metaforica, del rapporto controverso tra padre e figlio. I brani cantati, ricchi di temi, sono alternati a momenti strumentali, più riflessivi, che non sono meri riempitivi ma sono necessari a creare la giusta atmosfera che permea l’intera opera. La musica infatti appoggia in ogni istante il racconto, sottolineando i vari momenti topici ed evidenziando i sentimenti dei protagonisti, grazie ad una attentissima - quasi maniacale - scelta di suoni, armonie, melodie e ritmiche.

 

SEQUENZA  DEI BRANI

 

1)     Ouverture

2)     Dicono

3)     Il cielo stellato:

a) L’addio

b) Il viaggio

c) Nostalgia d’un mondo lontano ( L’astronomo)

4)     Il reietto:

a) Io so…

b) La fuga

c) In aeternum…

5)     Il mondo nuovo

6)     Come un bambino

7)     La costruzione di Atlantide

8)     Uomo !

9)     Atlantide distrutta

10) Dilemma interiore

11) Il saggio errante:

a) Notte a Qena

b) Risveglio a Benares

c) Mare Tenebrarum (Il tormento del Moskoe- Ström)

12) Preghiera

13) Il peso del rimorso

14) La decisione

 

INTERVISTA PHAEDRA (Claudio Bonvecchio)

Il vostro nome Phaedra fa pensare inevitabilmente a qualcosa di mitico: come mai lo avete scelto?

Senza dubbio ha contribuito la mia ossessionante passione per la mitologia antica e per tutto ciò che riguarda l’ellenismo. Ma non finisce qui. Un ruolo fondamentale lo gioca anche la musica. Phaedra era il titolo di uno dei più bei dischi di un gruppo che ho amato e “straascoltato” in adolescenza: i Tangerine Dream.

Ma non solo, un altro gruppo sconvolse la mia preadolescenza, il gruppo con cui forse ho imparato ad ascoltare la musica con maggiore speculazione ed interesse: Vanilla Fudge. I Vanilla Fudge sono stati fra i primi ad inserire nel rock elementi primari di sinfonismo, classica, psichedelia, jazz realizzando un crossover musicale incredibile nel 1967 prima di Sergent Pepper, Days of future passed dei Moody Blues, Music in a doll’s house dei Family. Senza dubbio dal vivo erano inarrivabili per tutti, Led Zeppelin e Yes compresi, che dovevano accontentarsi di aprire i loro concerti. Ebbene un giorno di settembre nel 1969 alla RAI, in una delle solite trasmissioni di musica leggera, vidi questo gruppo che suona Some velvet morning con strumentazione inconsueta ed inadatta per i palchi italiani dei cantanti nostrani, abituati al playback! Risultato: i Vanilla Fudge vincono la mostra di musica leggera di Venezia ed io me ne vado a letto canticchiando la melodia di quel brano che recitava “Phaedra is my name”!

Ci avete messo 10 anni per giungere a PTAH, il vostro disco d'esordio: qual è ora il vostro stato d'animo?

È stato un lavoro lungo, non tanto dal punto di vista compositivo, giacchè l’intero concept e gli arrangiamenti erano pronti dopo 2 anni circa ma dal punto di vista della realizzazione materiale: registrare, missare, preparare la grafica e tutte quelle incombenze burocratiche che spesso non hanno molto a che fare con la musica vera; comunque abbiamo avuto il contributo di tanti amici che ringrazio.

Personalmente, dal momento che il disco è autoprodotto, ci sentiamo soddisfatti... anche se non completamente: come sempre quando poi riascolti trovi sempre qualche cosa che avresti potuto fare diversamente... Ritengo tuttavia che tramite gli arrangiamenti e le dinamiche dei brani siamo riusciti abbastanza bene a rendere l’idea dell’evolversi della storia. I brani sono stati provati decine e decine di volte in fase compositiva e gli arrangiamenti che ascoltate sono senza dubbio i migliori fra le svariate versioni primordiali e demo che talvolta ancora ascolto per rendermi conto del processo evolutivo dell’opera. Fondamentalmente ci sentiamo soddisfatti ma già nelle nostre teste si animano fermenti compositivi per un seguito del concept che dovremmo iniziare a concepire dall’autunno…

A chi afferma che il genere Progressive è roba da dinosauri, voi come rispondete?

Se per Progressive si intende “innovazione musicale, evoluzione musicale, sperimentazione” rispondo no, non è da dinosauri. Ma se con quel termine si fa riferimento in maniera semplicistica, senza nessuna analisi musicale, agli arrangiamenti doviziosi e agli eccessi che talvolta in passato hanno caratterizzato il nostro genere… allora forse potrei rispondere che la musica non andrebbe etichettata ma ascoltata… può piacere o non e questo è un diritto di tutti noi.

C’è chi ascolta prog, chi reggae, chi techno, chi Rockabilly, chi blues, generi musicali che hanno visto i loro natali addirittura prima del prog: non penso che chi li ascolta debba essere definito un dinosauro… il rispetto nei gusti delle persone è una cosa fondamentale. Io ritengo che tutti i generi musicali vadano ascoltati senza preconcetti non solo per una forma di riguardo ma anche primariamente per ampliare le proprie conoscenze culturali e musicali.

Come nasce PTAH? cosa vuol dire il titolo?

L’artefice dei contenuti del disco è Claudio Granatiero, il nostro cantante e realizzatore dell’idea letteraria e di tutti i testi dell’opera. PTAH è il nome di una divinità del pantheon egizio: era il patrono delle arti e delle professioni; inizialmente però il nome fu preso come un personaggio simbolo e non specificatamente riferito alla cultura egizia. È il protagonista dell’opera ma incarna sostanzialmente il prototipo dell’UOMO, con i suoi timori, suoi conseguimenti, i suoi sentimenti conflittuali, le sue speranze. È una storia ambiziosa e disillusa con diverse chiavi di lettura, da quella immediata, fantastica a quella metaforica.

L’idea iniziale partì dal fatto che alla fine degli anni ‘90 eravamo stufi di comporre brani a sè stanti e slegati fra di loro. Volevamo raccontare qualcosa che potesse fare riflettere e la condizione dell’UOMO nelle sue varie sfaccettature ci sembrò una buona idea… almeno all’epoca. Certo non diciamo nulla di nuovo; è stato fatto tante volte in passato  ma ognuno l’ha raccontato in maniera differente. In fin dei conti è la “nostra” storia, quella di tutti noi, l’Umanità.

Come si faceva ai vecchi tempi, avete presentato PTAH in concerto: quali sono state le reazioni del pubblico?

Abbiamo portato i brani in diverse situazioni concertistiche: teatri, pub, festival all’aperto, piazze paesane… sia nella fase compositiva sia nella proposta completa dell’opera, questo solo negli ultimi anni. Inizialmente prevaleva un leggero sconcerto fra il pubblico, ma spesso un ascolto ripetuto ha portato ad un interesse. Certo credo che per l’ascoltatore medio, abituato ad ascoltare l’autoradio, la proposta non sia facilmente fruibile ma esiste un mondo di appassionati ascoltatori e musicisti che apprezza il lavoro. Nel 2002 in effetti quando i brani non erano ancora nella loro forma definitiva vincemmo il concorso trentino Concentratissimo Rock come miglior gruppo originale dell’anno. Ciò ci diede sicuramente la forza per proseguire ed ultimare gli arrangiamenti; ci furono spesso degli stop, delle incertezze, componenti che andavano e venivano: non é stato un tragitto facile ma io, Stefano Gasperetti, il tastierista e compositore di tutte le musiche con me e Claudio Granatiero tenemmo duro e questa tenacia ci ha condotto al prodotto finale, anche se un po’ in là con i tempi; ora sono curioso di sentire quali saranno le reazioni del pubblico che ci ascolterà e che non ci aveva mai conosciuto !

Avete scelto di fare un'opera rock, un genere che ha illustri predecessori (Pink Floyd, Genesis, Who, etc.): quali sono le caratteristiche peculiari della vostra?

Hai giustamente citato Pink Floyd per The Wall, i Genesis per The Lamb, gli Who ed io ci metterei anche i Pretty Things con S. F. Sorrow, da cui Pete Townshend, per sua stessa ammissione, si ispirò molto nello scrivere Tommy; ma sicuramente anche prima di questi dischi era già stato fatto qualcosa se si parla di “concettualità”; ricito Days of future passed dei Moody Blues nel 1967, non era un’opera ma i brani descrivevano la giornata di una persona comune, e pure la suite su Shine on brightly dei Procol Harum.

Noi siamo arrivati molti anni dopo e come ho detto prima parliamo dell’Uomo. Per quanto concerne le caratteristiche musicali, abbiamo cercato di non essere dispersivi, ma “evocativi” se ci passate il termine. Mi spiego: il disco è lungo, forse troppo al giorno d’oggi; la gente non ha più tempo di ascoltare 75 minuti di musica e per di più in sequenza continua o quasi; tuttavia ad un ascolto più accorto si riconosceranno dei temi musicali cardine che sovente vengono ripresi in altra tonalità e rielaborati ed ampliati dai vari strumenti o nelle melodie vocali. Riguardo agli strumenti impiegati, come si può notare, non esistono assoli esasperati dei vari strumenti questo perché la nostra idea primaria è la composizione; bisogna lavorare per fare rendere il significato del brano e non per indugiare su assoli interminabili che possono diventare pesanti e autoindulgenti. Esistono certamente dei fraseggi o brevi interventi solistici di flauto, basso, tastiere ma sempre funzionali all’arrangiamento e, credo, mai ridondanti.

Tornando agli strumenti utilizzati, rispetto alla nostra vecchia formazione classica degli anni novanta (basso, batteria, chitarra, tastiere), il cambiamento peculiare è stato l’inserimento dei violini, flauto traverso, mandola, mandolino, strumenti acustici che ti consentono di avere un range più variegato sia come frequenze che possibilità di arrangiamento; certo il nostro sound ora, rispetto ad un tempo, è meno prog nel senso comune (Yes, Genesis) ma al momento a noi va bene così; lo stiamo portando avanti nel senso che con lo stesso ensemble stiamo registrando un brano per il tributo ai Flower Kings della Colossus project.

Dopo l'exploit dei Bastard Sons of Dioniso il Trentino è sotto i riflettori: com'è realmente la vostra regione dal punto di vista musicale?

Premetto che con i Bastard, al di là dei generi diversi che pratichiamo, siamo molto amici… il Trentino è piccolo e i musicisti si conoscono più o meno tutti; inoltre il percorso musicale di questi ragazzi sì è sviluppato, prima che diventassero famosi, al mio paese Pergine Valsugana e spesso abbiamo suonato assieme o ci siamo trovati in sala prove. Dalla stessa nostra città proviene Andrea Braido che è conosciuto come uno dei migliori chitarristi italiani e Mauro Borgogno che fu chitarrista nei Men of Lake e tuttora, anche assieme a me, suona in diversi progetti. Potrei citarti tanti altri musicisti trentini famosi… e non solo nel rock ma anche nel jazz. La nostra provincia, malgrado la sua dimensione, è molto evoluta dal punto di vista della cultura e dello studio musicale, purtroppo non ha dei riscontri di successo sul territorio nazionale per la sua lontananza dai mercati discografici e per un isolamento culturale vigente in passato, essendo anche regione di confine.

A chi è rivolta la vostra musica?

Ognuno deve essere libero di ascoltare ciò che più gli aggrada. La nostra musica è rivolta a tutti senza distinzione. Sicuramente alcune fasce di ascoltatori saranno più proclivi rispetto ad altri per la loro abitudine al genere prog, ma noi saremmo molto contenti se riuscissimo ad avvicinare anche persone solitamente avvezze all’ascolto di generi più immediati e meno elaborati forse negli arrangiamenti. La potenzialità della musica in genere è quella di avere la capacità di farti divertire ma anche di farti riflettere o sognare e questa è una componente irrinunciabile delle nostre vite.

 
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