Ricette, biografia e aneddoti vari…
Cibo, musica e divertimento, ci può essere accostamento più felice? La ricetta che vi stiamo per proporre si prepara con ingredienti semplici, tradizionali, utilizzando, oltre ai sapori classici, anche condimenti popolari forse un po’ in disuso ma che, sapientemente amalgamati, possono portare a nuove sensazioni.
Per cominciare, per ottenere un ottimo sformato bisogna mettere a cuocere un bel po’ di strumenti a fiato tagliati a piccoli spicchi, tra i quali è necessario vi siano almeno un fagotto, un trombone e un sax; poi scolateli bene e metteteli a soffriggere con un tritato finissimo di chitarre. Condite con due cucchiaiate di flauto, qualche goccia di percussioni e quando si sarà ben amalgamato aggiungete una presa di clarinetto. Ritiratelo dal fuoco e, quando sarà diaccio uniteci un poco di oboe grattato. Versate il composto in un capiente contenitore, cuocetelo a bagnomaria e servitelo caldo.
La ricetta si chiama OCHTOPUS ed è stata anche premiata con il primo posto all’On the Road Festival 1997 e 1999 di Pelago (Fi); si può consumare tranquillamente ascoltando il cd appena sfornato Niente apparente… Buon appetito!
Nati nel 1996 a Ravenna come gruppo di strada, gli Ochtopus hanno preso parte a numerose manifestazioni di vario genere, tra le quali:
- FERRARA BUSKERS;
- ON THE ROAD FESTIVAL di Pelago (FI) (Primi classificati del concorso nelle edizioni ’97 e ‘99);
- FESTIVAL DELLA MULTIMEDIALITA’ - Festa Nazionale De L’Unita’ di Firenze nel ’97;
- Festival di PIAZZA SANTA CROCE di Firenze;
- VENEZIA IN MUSICA.
Nel 1998 gli Ochtopus pubblicano il disco d’esordio È la quintina che m’incasina, nei primi mesi del 2001 arriva il secondo cd Paraponzipò, entrambi per l’etichetta Musica in Campo della Materiali Sonori. I due album contengono brani originali della band ravennate e ottengono un ottimo responso di pubblico e critica. Nel 1999 con un felice arrangiamento di Un bès in bicicletta di Casadei, gli Ochtopus partecipano alla compilation Transromagna, presentata alla fiera della musica da ballo svoltasi a Faenza il 6 e 7 Febbraio 1999 e uscita a fine giugno in occasione del Pida Tour 99.
Nel 2002 la formazione compone la colonna sonora per un cortometraggio della regista Stefania Galeati (giovane artista di Bagnacavallo) e subisce un cambiamento che la conduce, nel 2004, ad un nuovo lp dal titolo Calamares Pra Passejo (Calamari da passeggio): il disco esce con la Ethnoworld e segna la ripartenza per il gruppo. A sei anni di distanza dal terzo album, arriva Niente Apparente, ancora per Ethnoworld, con un nuovo cambio in formazione.
Il repertorio dell’ensemble abbraccia pezzi travolgenti e raffinati che spaziano dal jazz alla musica classica, toccando anche colonne sonore di film, fino ad arrivare a pezzi di propria composizione dall’ aria a volte minimalista, a volte classica a volte blues.
Dicono di loro…
Atmosfere felliniane suonate da un gruppo di sette ragazzi che mescolano le sonorità di strumenti classici con percussioni marocchine e brasiliane. Oboe, clarinetto, corno e fagotto, insieme ad una chitarra classica e ad una acustica, tutti incalzati dai ritmi del cajon, della darbuca, del pandero o delle nacchere, vi condurranno tra composizioni note (di autori del calibro di Astor Piazzolla, Paco De Lucia, Penguin Cafe Orchestra, Paul Desmond) e brani originali.
Gli arrangiamenti ripropongono e richiamano la tradizione jazz, quella popolare, la travolgente passionalità del tango, le melodie balcaniche, la giocosità del musicista busker, il ritmo incalzante della rumba.
Gli Ochtopus esprimono la loro passione per la musica considerata come un flusso continuo di stimoli, sentimenti e contaminazioni reciproche, spesso reinventando il ruolo degli stessi singoli strumenti, ricercando così impasti sonori differenti da quelli tipici di una formazione di fiati cimentandosi in composizioni minimaliste ed introspettive. Alcune di queste sono state utilizzate come colonna sonora di un cortometraggio dal titolo Passeggiata in paradiso (2003) di Stefania Galeati, e del documentario Il Salinaro di Cervia, custode dell’oro bianco (2008) per le edizioni Dama Sognatrice.
1998:
L’opera prima LA QUINTINA CHE M’INCASINA fu veramente il primo passo verso la giungla discografica e il primo approccio con una sala di incisione e marchingegni strani (strani per noi…); infatti ci si trovano quelle defaillances e quelle ingenuità dovute alla poca maturità musicale e all’imbarazzo del microfono…
2001:
PARAPONZIPO’ segna un cambio di tendenza. Cambiata la formazione, e quindi anche le varie influenze musicali. L’aria che si respira, secondo noi, è più fedele alla nostra realtà dal vivo fatta di strade, di festivals buskers ma anche di momenti piacevoli (più seri direbbe qualcuno) nel buio fumoso di club e circoli.
2002:
Altro rimpasto, la formazione si modifica ancora restringendosi, mutando nell’aspetto ma soprattutto unendosi nello spirito e nelle idee, cosa ci ha permesso nel corso di un’estate di fare 5000 km. per suonare ovunque ce ne fosse stata la possibilità (ma non certo la co
nvenienza… diciamocelo!).
2004 :
Siamo pronti per il nuovo anno con un gruppo di canzoni a cui abbiamo dato il titolo CALAMARI DA PASSEGGIO.
2010….
NIENTE APPARENTE, la vendetta!
A parte le battute, possiamo dire che per arrivare a questo nuovo cd ci abbiamo pensato tanto e a fondo; ci siamo fatti guidare da noi stessi in luoghi e sensazioni che avevamo da tempo vissuto ma mai esternate in maniera cosi esplicita.
Formazione:
OBOE (Barbara Rossi)
SAX/FLAUTI (Lauro Rambelli)
CORNO (Maria Agostini)
FAGOTTO (Fabio Scalini)
PERCUSSIONI (Christian Vistoli)
CHITARRA CLASSICA (Fabrizio Sabia)
CHITARRA ACUSTICA (Gianluca Gardelli)
Synpress 44 di Donato Zoppo – Viale Martiri d’Ungheria 9 – 82100 Benevento
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INTERVISTA OCHTOPUS
Ochtopus è il vostro nome e proponete “musica tentacolare”. Perché vi chiamate così?
Il nostro nome vuole simboleggiare come la nostra musica sia nata e continui a nascere da un insieme di idee, a volte anche molto diverse tra loro, ma che a noi piace miscelare e fare coesistere insieme. Le nostre influenze musicali sono variegate e altrettanto molteplici sono le strade che abbiamo scoperto utilizzando i nostri tentacoli.
Siete attivi dal 1998 discograficamente con La quintina che m'incasina, quando avete iniziato a suonare insieme? e perché?
Gli Ochtopus sono l'evoluzione di un altro progetto che era giunto ad un punto dove era necessaria una svolta. Un cambio di direzione per quello che riguardava gli intenti e il desiderio di mettersi in gioco. Abbiamo così fatto i nostri primi vagiti in occasione di FERRARA BUSKERS 1996, ci sembrò l'occasione giusta per fare un tentativo di musica divertente e spensierata a diretto contatto con il pubblico, infatti così è stato; poi, continuando a calcare le strade ed i festival buskers, ci è capitato di vincere all’ON THE ROAD PELAGO FESTIVAL nel 1997 e... beh, siamo ancora qua...
Con quattro dischi all'attivo vi sentite più tagliati per lo spettacolo live o per la vita da studio?
Sono esperienze decisamente diverse e che danno emozioni differenti: secondo noi non esistono confini che delimitano l'utilizzo della musica. A noi piacciono le trasferte verso festival o spettacoli dal vivo, che affrontiamo con lo spirito di scoprire nuove realtà e proporci a nuove piazze. Ma l’esperienza delle lunghe nottate trascorse in sala d’incisione è comunque allo stesso modo sfinente e gratificante, e, seppure a distanza di qualche anno uno dall’altro, ci permette ogni tanto di fare punto e a capo sulle musiche che suoniamo.
Quali sono le influenze che caratterizzano il vostro suono e il vostro spirito?
Decisamente proviene tutto da una miscela di musica popolare, minimalista, sudamericana, balcanica… spesso ci hanno paragonato, in maniera lusinghiera per noi, alla Penguin Cafè Orchestra, a cui abbiamo tra l’altro fatto un omaggio arrangiandone un brano, ma le nostre cover attingono anche da Yann Tiersen, 17 Hippies. In alcuni brani ci si può sentire l’atmosfera del circo, in altri si ascolta l'Africa, ma se guardi all'orizzonte… i Balcani sono in agguato.
Come nascono i vostri brani?
Per caso. Le idee per fortuna non mancano e si tratta solo di concretizzarle ed arrangiarle per l’ensemble; nell’ultimo disco poi, si è aggiunta la mano compositiva di Lelo, che, oltre a suonare il sax ed il flauto nel disco, ci sommerge letteralmente di nuovi spunti per i nuovi brani.
Com'è la vita da musicisti di strada?
Una fadìga da sbrazànt…
Niente apparente è la vostra ultima fatica, come nasce il titolo e la copertina vintage?
Il titolo è nato prendendo spunto dalle parole del brano cantato, e ci è sembrato il più adatto per indicare la ricerca che abbiamo svolto in questo album; una ricerca di profondità, di interconnessioni diverse da quelle che avevamo sperimentato in precedenza. Un’immagine da oblò di un sommergibile: si guarda fuori, non si vede nulla, ma intorno si intuisce e di sa che c’è un intero abisso. La copertina, inevitabilmente, si collega a quest’immagine e al brano cantato: è un’elaborazione di una stampa tecnica del secolo scorso, lo spaccato di un periscopio. Ci piaceva il collegamento con le profondità abissali e l’ambiente marino, da cui ovviamente proviene anche il nome del nostro gruppo.
A chi consigliereste l'ascolto della musica tentacolare?
A chi, come noi, non si è ancora stancato di ascoltare e di ricercare nuove sonorità e a chi piace l’idea di trasformare in musica, possibilmente con un pizzico di divertimento ed ironia, tutto quello che ci circonda.






