La prog-rock band siciliana torna con un nuovo ed entusiasmante lavoro: un suggestivo concept-album dedicato all'enigmatica ed affascinante figura di Mata Hari
Madame Zelle: il quarto album dei Conqueror!
Conqueror & Ma.Ra.Cash Records sono lieti di presentare:
MADAME ZELLE
...La vita, la storia, la leggenda di Mata Hari...
Ma.Ra.Cash 2010, 9 brani, 65 minuti... the life, the story, the legend of Margaretha Geertruida Zelle (1876 - 1917) ... Così si apre Madame Zelle, il nuovo album dei Conqueror: un disco concettuale dedicato alla vicenda di una delle più enigmatiche figure femminili a cavallo tra '800 e '900. I 9 capitoli del concept svelano gli aspetti più intriganti di una vita leggendaria. L'isola di Giava, Parigi e la Belle Epoque in Europa, il successo sui palchi come danzatrice e nei salotti con il suo irresistibile fascino, la Grande Guerra e i contatti con i servizi segreti, l'accusa di spionaggio, il processo e la fucilazione: queste le tappe salienti di una storia che solo una band matura ed espressiva come i Conqueror poteva narrare.
Per il quarto album la band messinese sfodera la sua sensibilità e la sua preparazione, in un'opera che segue il percorso progressive delle precedenti con una spinta in più: "Volevamo che suonasse volutamente più '70, quindi organi Hammond originali, batterie con tutti i microfoni sempre aperti, piani elettrici americani alla Stevie Wonder, bassi e chitarre Rickenbacker con suoni taglienti", dichiara il batterista Natale Russo. Per sottolineare le fasi della vita di Mata Hari, i Conqueror confezionano sonorità evocative e toccanti: "È un disco variegato, molto rock classico, dove penso chiunque possa trovare qualche piccola cosa dove riconoscersi, e davvero tanti sono gli stili inseriti nel progetto finale".
L'attivissima formazione, tra le più apprezzate progressive band europee degli ultimi anni, conferma anche in questo lavoro il connubio rock-melodia, inconfondibile peculiarità della sua carriera e del prog italiano al quale si ispira. Le suggestioni di Madame Zelle continuano grazie all'accattivante scelta grafica: l'artwork demodè con la modella Alessia Navarria accompagnerà l'ascoltatore in un'altra epoca con animo commosso e curioso.
Concept idea, Art and Music Direction: Natale Russo & Simona Rigano
All Songs arranged by Conqueror
Simona Rigano: vocals, keyboars, synths
Natale Russo: drums and percussions
Sabrina Rigano: flute and saxophone
Mario Pollino: guitars
Gianluca Villa: bass
Guest:
Ottavio Leo: sitar and additional instrumens
Conqueror web info:
Ufficio Stampa Synpress44:
http://www.synpress44.com
CONQUEROR - biografia
I Conqueror nascono nel novembre 1994. Immediatamente si rivolgono a composizioni originali che si discostano dalla forma canzone, combinando insieme variazioni armoniche e cambi di tempo che manifestano grande originalità. Dal ’94 al ’99 diversi musicisti si incaricano del ruolo di vocalist: proprio da questa necessità si prende spunto per rendere le composizioni più elaborate. Il gruppo siciliano rimane in piena attività fino al ’99, riscuotendo grandi apprezzamenti e riconoscimenti.
Dopo un periodo di riassestamento, nel 2002 Natale Russo (batteria) con l’aiuto di Simona Rigano (tastiere e canto) pongono basi più solide per la ripresa del percorso musicale Conqueror. Agli inizi del 2003 la band lavora alla prima incisione ufficiale con brani composti in entrambi i periodi di attività: il primo cd dei Conqueror si chiama Istinto e, nonostante sia autoprodotto, riscuote notevoli apprezzamenti anche all’estero (è al 17mo posto nella classifica annuale della testata belga Prog-Resiste). Un lungo tour estivo ha, ancora una volta, fatto capire che la band si trova sulla strada giusta. Un ultimo assetto di line-up (con l’ingresso del flauto e del sax) regala alla band una consistenza più ragionata.
Nel 2004 il gruppo mette in piedi uno show multimediale, con il quale riesce a catturare grandi consensi. Terminato il tour estivo la band viene chiamata a partecipare ad Higher And Higher (Mellow Records), una compilation di tributo dedicata ai leggendari Moody Blues: i ragazzi partecipano con Question. In Ottobre 2005 esce il secondo disco Storie fuori dal tempo, che solidifica maggiormente le già ottime critiche del precedente, ottenendo una distribuzione internazionale. Nel 2006 i Conqueror vengono selezionati per partecipare all’Andria Prog Fest in compagnia di grandi nomi del Prog Italiano come Banco, Osanna e Balletto di Bronzo.
Nel 2007 esce il terzo album 74 giorni, un concept che subito ottiene grandi consensi da parte di critica e di pubblico internazionali, che premiano con grandi lodi il nuovo album della band. Il disco entra in nomination ai ProgAwards (con nomi quali PFM, New Trolls) come miglior disco di musica Prog Italiana del 2007. In Ottobre la band partecipa al Mantova Prog Festival insieme ai Delirium. Nel 2008 suonano con i Pendragon in una data della loro tournèe. Infine, dopo essere stati inseriti con il brano Nebbia ad occhi chiusi in una compilation Belga, i Conqueror parteciperanno alla serata conclusiva del festival internazionale PROG-Resiste di Verviers. Nel 2009 la band pubblica un mini cd contenente due brani inediti, dal profilo più “easy”, una cover ed una traccia live tratta da un concerto del tour 2006.
Agli inizi del 2010 escono due compilation tributo della Mellow Records che interessano direttamente il gruppo: la prima è Guitars Dancing In The Light, dedicata al chitarrista Carlos Santana, dal cui repertorio i Conqueror incidono Love Devotion & Surrender; la seconda è Recital For a Season’s End, dedicata al gruppo dei Marillion, ed in questo caso i Conqueror si cimentano con una intensa versione di The Great Escape. Subito dopo entrano in studio per registrare un’altra cover per la Mellow Records: stavolta si tratta di Shadow of Hierophant di Steve Hackett. Le session di registrazione continuano con la realizzazione del quarto disco dal titolo Madame Zelle, che esce nella tarda estate del 2010.
Per promuover il nuovo album la band affronta un mini tour al nord Italia. Infatti i Conqueror suonano con gli Arti & Mestieri e David Jackson al Verona Prog Fest. Il 1° giugno a Parma hanno come ospite Bernardo Lanzetti, ex PFM – Acqua Fragile. Tornati in Sicilia sono di nuovo sul palco per una fitta serie di concerti per presentare il disco appena uscito. In Settembre 2010 la band è nuovamente in studio per la realizzazione di altre due cover, per la Mellow, gli artisti tributati sono i Pink Floyd e gli Yes.
Discografia:
Istinto (Conqueror 2003)
Storie fuori dal tempo (Maracash 2005)
74 giorni (Maracash 2007)
Madame Zelle (Maracash 2010)
Intervista Conqueror
(Natale Russo)
Il nome del vostro gruppo richiama qualcosa di lontano, cosa vuol dire Conqueror? perché vi chiamate così?
I Conqueror hanno voluto sempre essere un grande caleidoscopio di vari generi. L’origine è da ricercare in una vecchia canzone dei Genesis, appartenente al loro primo album. La nostra scelta agli inizi della band voleva essere un omaggio ad una della più grandi band del panorama progressivo mondiale, in seguito ci siamo affezionati e non lo abbiamo mai toccato, in secondo luogo ci piaceva il suono, era semplice da pronunciare, il significato di conquista era interessante per dei ragazzi che cominciavano una nuova avventura musicale…
Madame Zelle è il vostro quarto disco, come nasce l’idea di costruire un concept album su Mata Hari?
Se non consideriamo il mini cd Sprazzi di luce uscito nel 2009 questo è il nostro quarto disco: l’idea di dedicare un concept album ad una figura femminile realmente esistita ci sembrava molto interessante. Già con il disco 74 giorni avevamo realizzato un concept su un avvenimento di cronaca realmente accaduto in tempi abbastanza recenti. In pratica abbiamo cercato di sdoganare il prog dalle classiche favole, fate e castelli, basandoci su argomenti non ispirati ad un certo tipo di letteratura fantasy.
L’idea di Mata Hari risale a circa tre anni addietro, erano addirittura i tempi di 74 giorni, pensavamo di sfruttare l’idea dopo un disco di canzoni non necessariamente legate da un filo conduttore, però man mano che il tempo passava e ci documentavamo, la strada si delineava automaticamente e quindi passammo alla fase compositiva tralasciando l’idea del disco di canzoni. Dopo esserci imbattuti in maniera del tutto casuale nella biografia di Mata Hari, ci siamo innamorati della fragilità della persona, ed anche della profonda tristezza che si portò dietro per tutta la vita. A collidere con questa sensazione, c’era il grosso contrasto della sua fama di ballerina senza veli e di “femme fatale” osannata e desiderata in mezza Europa, i suoi intrecci come spia con i Tedeschi e con i Francesi, ed il triste epilogo con una fucilazione a nostro avviso tanto spettacolare quanto esagerata, vittima di un processo celebrato ad arte.
Da qui a pensare ad un concept il passo è stato breve, dopo esserci documentati a dovere, con libri, film, documentari, abbiamo capito che il soggetto meritava un impegno musicale. Durante la produzione del cd abbiamo scoperto anche che una grossa produzione Hollywoodiana stava girando un nuovo lungometraggio sullo stesso personaggio (interpretato da Dita Von Teese): a distanza di quasi 100 anni dalla fucilazione l’interesse sulla vita di Margaretha Gertruida Zelle era più vivo che mai. Certo sarebbe stato tanto magnifico quanto impensabile collaborare con la produzione del film, un lancio incredibile per i piccoli Conqueror (magari forse in un’altra vita)…
Quali sono le influenze musicali del gruppo?
Le più disparate possibili. Tutti, ma davvero tutti i generi convergono nelle nostre menti, proveniamo da stili diversi: psichedelia, rock americano alla Toto per intenderci, ma anche elettronica del tipo Kraftwerk o più kitsch alla Rockets, quest’ultimi citati chiaramente sull’ultimo Madame Zelle… ancora nessuno è riuscito a scoprire in quale punto del cd li omaggiamo!
Quando ci mettiamo a comporre se vediamo che ci stiamo avvicinando a qualcosa di già fatto deviamo subito, cerchiamo di far coesistere moduli compositivi mai sentiti prima nel genere. In particolare nella suite Morgana (da Storie fuori dal tempo), abbiamo attuato questa tecnica, infatti la prima parte della composizione è classicamente nei canoni del prog, nella seconda parte invece abbiamo battuto terreni che difficilmente si sentono nel genere. Dal mio punto di vista è stata una bella mossa, in fin dei conti il prog dovrebbe essere un genere di crossover dove far convergere diversi generi. I puristi di solito storcono il naso, ma la maggioranza fortunatamente ha gradito questo atteggiamento compositivo.
Non rinnegate la canzone melodica italiana, a differenza di tanti vostri colleghi: qual è il vostro rapporto con la canzone e quali sono i vostri riferimenti?
Assolutamente no! Siamo Italiani sarebbe stupido gettare fango su quello che è il nostro patrimonio culturale. Sì, cerchiamo di essere più fruibili possibili sia nei testi che nelle linee melodiche, anche perché i brani spesso si protraggono fuori dai canonici 4/5 minuti, e sono composti da diverse parti. Utilizziamo la voce come collante, niente di che intendiamoci, soltanto una buona dose di buon senso senza lanciarsi in voli pindarici che rischierebbero di appesantire l’ascolto. Cerchiamo in pratica di economizzare le melodie vocali…
I riferimenti vengono dalla scena Italiana ma anche da quella inglese per quanto riguarda la linea melodica vocale. Apprezziamo molto i gruppi elettro-pop attuali, per citarne qualcuno, tipo Dr. Livingstone, hanno una vocalist straordinaria… vinsero Sanremo giovani anni fa: dimenticati! Il loro primo cd è favoloso.
Siete nati nel 1994 e siete considerati una delle band più accreditate di progressive italiano, come mai avete scelto questo genere?
Effettivamente esistiamo da un bel po’ di tempo, anche se discograficamente siamo attivi dal 2003: mettere insieme il gruppo è stata la cosa più difficile, infatti vivendo in un piccolo paese di provincia, le “risorse” a cui attingere sono state davvero poche, diciamo che all’inizio si è fatta “scuola” a tutti gli effetti.
Il genere non lo abbiamo mai scelto, ci siamo arrivati spontaneamente, non c’è mai stata una propensione verso questo o quello (almeno agli inizi), venivamo tutti da estrazioni musicali profondamente diverse. Per la prima prova che abbiamo fatto ci siamo messi a suonare cover di musica italiana, dalla seconda in poi eravamo già su composizioni nostre, ed in una di queste primissime prove nacque quasi spontaneamente il brano Quartar, in versione quasi identica a quella che si può ascoltare sul nostro primo cd Istinto.
Da lì in poi ci sentimmo molto galvanizzati dal risultato nato davvero dal nulla, e continuammo su quella via, diciamo anche che le difficoltà iniziali di reperire un buon vocalist, ci hanno indirizzato trasversalmente verso il genere cosiddetto progressivo, infatti non avendo mai un cantante stabile tendevamo a supplire con lunghe parti strumentali a questa mancanza… Mancanza che non ha fatto altro che far maturare le nostre capacità compositive. Del periodo che va dal 1994 al 1999 sono molte le composizioni che hanno trovato spazio nel primo e nel secondo cd.
Qual è lo stato di salute del prog italiano?
Il prog in Italia rimane nell’immaginario collettivo legato ai grandi nomi del passato, ed a parte qualche rarissimo appassionato, la gente ricorda soltanto i tre/ quattro nomi storici che un po’ tutti conoscono. Questo è un peccato perché molto materiale di notevole spessore che è stato pubblicato negli ultimi 20 anni è di fatto totalmente sconosciuto.
Non possiamo farne una colpa soltanto ai potenziali fruitori, la storia è vecchia e lunga: le radio snobbano il genere da sempre ed anche nelle ore notturne, hanno (a loro dire) esigenze di palinsesto, la televisione neanche a parlarne: c’è il buio totale praticamente da sempre, i concerti ed i festival (che ultimamente si organizzano sempre più numerosi) nonostante la pubblicità ed il gran baccano che si fa sulla rete, vedono partecipazioni bassissime, ed anche quando c’è il grosso nome a far da traino non si arriva a superare i 300/400 presenti. Questa purtroppo è la scena Italiana, e pensare che nei primi anni ’70 la situazione era diametralmente opposta. Nella nostra Sicilia la situazione è anche peggio che al nord Italia, infatti spesso nei concerti siamo costretti nostro malgrado ad inserire cover dei gruppi famosi di un tempo. Addirittura in certe zone più isolate siamo visti come dei pionieri, poichè al sud i gruppi prog sono una rarità.
Mi spiace constatare che tutto questo va a collidere con una produzione discografica nettamente aumentata rispetto al passato, ed in certi casi di ottimo livello. Diciamo anche che dischi se ne vendono sempre meno e si scaricano sempre più (senza ascoltarli). Le grosse case discografiche incassano meno: figuriamoci se spendono un centesimo per produrre un gruppo prog sconosciuto. Le piccole indie fanno quello che possono: tirature basse e come dicevo prima: zero traino pubblicitario. La rete ci viene in aiuto ma anche li l’offerta si sta saturando, la gente va su internet (ormai dominata dai social network), ed investe (male) il tempo che potrebbe portarli a nuove conoscenze. Ovviamente non tutto è negativo ma i tempi odierni della discografia in senso generale sono davvero bui.
Negli ultimi anni la scena musicale siciliana è davvero frizzante, voi come la percepite?
La scena Siciliana è stata sempre molto frizzante, ci sono una marea di band che nascono dal nulla, durano una stagione e poi diventano un’altra cosa. Abbiamo dei grandi nomi che valgono tantissimo, mi riferisco a Battiato, Carmen Consoli, due grandi artisti che hanno saputo traghettarsi dall’anonimato alla fama internazionale.
Siamo un popolo di instancabili sognatori, inseguiamo ideali ed idealizziamo la nostra vita anche in ambienti molto difficili sotto il profilo artistico. Anche qui ci sono tanti talenti che rimarranno ai più sconosciuti, ma che vanno avanti con una determinazione micidiale. Abbiamo dalla nostra però il tempo per sognare ad occhi aperti, favoriti da una terra stupenda, ricca di sfumature e contrasti fortissimi.
Siete molto attivi sul fronte Live, i Conqueror si esprimono meglio dal vivo o in studio?
Sul fronte live vorremmo esserlo molto più attivi, purtroppo non abbiamo fatto molti giri fuori dalle nostre zone, anche se ultimamente qualche “capatina” al Nord si fa sempre più spesso, e con ottimi consensi da tutte le parti. Il nostro rammarico più grande è di non poter seguire i nostri dischi in giro per il mondo. Non siamo mai riusciti a trovare qualcuno che possa portarci nelle zone dove ci richiedono. Un grande peccato perché ogni volta che usciamo dalla nostra base, riscuotiamo consensi entusiastici.
In quanto alla contesa tra studio e live, ovviamente c’è un mondo di differenza: il live per così dire rappresenta la prova definitiva del tuo saper trasmettere le sensazioni ad altri, è un momento magico (meglio quando c’è tanto pubblico), dove si crea una sinergia tra spettatore e musicista. Sai, anche quando vedi qualcuno che viene ai concerti e apparentemente non appare come uno scatenato sostenitore, per noi va benissimo… magari ti sta ascoltando religiosamente, l’importante è che dopo il silenzio, non lasci la sala dopo due/tre brani, lì probabilmente hai sbagliato qualcosa, ed è l’aspetto più frustrante per un musicista.
Lo studio a mio vedere è fantastico, è un momento di concentrazione ed isolamento totale. Cerchi di essere perfetto per riuscire a confezionare un prodotto che una volta sul mercato smette di essere solo tuo e cerca di diventare anche di altri. È come quando cresci un figlio, lo accudisci teneramente, lo fai studiare, gli metti i vestiti migliori, gli insegni a comportarsi bene ed alla fine lo lasci andare per la sua strada, per farsi apprezzare nella vita per quello che è…
Ricordo sempre con ansia ed affetto gli ultimi ascolti dei master dei dischi realizzati prima di darli alle stampe. È un momento pazzesco! Ascolti tutti i minimi dettagli, sai benissimo che non si può tornare indietro e che devi essere perfetto, vorresti che il momento del fatidico invio non arrivi mai, ma si benissimo che devi ad un certo punto dire: basta! ok siamo pronti.
Per fare un esempio: con Madame Zelle, di cui ho curato personalmente tutta la parte produttiva in studio, ho un ricordo quasi da incubo degli ultimi giorni di studio. Il lavoro è stato moltissimo e pesantissimo, le aspettative erano tante, abbiamo registrato parecchi strumenti originali, non lesinando nulla. Apnea totale…
Come nasce un disco dei Conqueror?
Un disco non nasce a “comando”, questo è certo, ci vogliono belle idee e grandi motivazioni di base, che ovviamente devono essere condivise da tutti i membri del gruppo, aspetto questo non secondario (mettere d’accordo cinque persone non sempre è facile), se infatti si ci “sintonizza” sullo stesso canale si procede spediti e le idee musicali non tarderanno a fluire in maniera continua. Qualcuno arriva in sala con una frase di accordi, qualche altro con altre parti o riff, ci si lavora parte per parte, si registra e dopo un primo “sgrossamento” cerchiamo di mettere insieme il tutto in modo di far coesistere due o più parti differenti. Nel caso del concept stendiamo una sorta di sceneggiatura cinematografica e dividiamo tutto in capitoli, a cui poi ci ispiriamo per realizzare le melodie e le varie sezioni che compongono la song. Nel caso di Madame Zelle abbiamo seguito l’evolversi della sua vita, cercando di limare il più possibile qui è la, altrimenti rischiavamo di fare un cd triplo.
A proposito di Madame Zelle: cosa possiede di diverso rispetto ai vostri dischi precedenti?
Cerca di possedere quello che non abbiamo esplorato nei dischi passati. Volevamo che suonasse volutamente più ’70, quindi organi Hammond originali, batterie con tutti i microfoni sempre aperti, piani elettrici americani alla Stevie Wonder, bassi e chitarre Rickenbacker con suoni taglienti. Sembra per certi versi un disco tra virgolette, più suonato degli altri. Abbiamo anche utilizzato tecniche di riprese differenti, ai confini del live, ed infine anche lo studio di registrazione, il fonico sono diversi, non per problemi di alcun genere, ma esclusivamente perché anche lo studio stesso suona con il musicista.
Sentivamo di voler un suono diverso, anche più grezzo se vogliamo.
È un disco variegato, molto rock classico, dove penso chiunque possa trovare qualche piccola cosa dove riconoscersi, e davvero tanti sono gli stili inseriti nel progetto finale. Ognuno di noi ha avuto spazi simili, in un clima da perfetta democrazia, non per scelta ma perché è capitato così. Penso possa piacere ad un ampio pubblico. L’idea era sin dall’inizio di farlo arrivare anche alla gente meno smaliziata. Un disco di ascolto più scorrevole anche per i neofiti di certa musica “cosiddetta” impegnata.







