R a d i o l a n d

M u s i c a & I n f o r m a z i o n e

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Fermenti musicali Da non perdere Domenico Cataldo - The Way Out - Videoradio, intervista, biografia, prog-rock - Radioland

Domenico Cataldo - The Way OutThe Way Out, il nuovo album di Domenico Cataldo.

Arriva con Videoradio il terzo album del giovane chitarrista: un lavoro a cavallo tra rock, jazz, progressive e fusion, pieno di spirito positivo e rinnovamento

The Way Out: il nuovo capitolo prog-fusion di Domenico Cataldo

Videoradio, 2010 - 7 brani, 28 minuti

Giunge al terzo lavoro il giovane chitarrista Domenico Cataldo: è il suo primo album per la prestigiosa Videoradio di Beppe Aleo, ma anche il primo tassello di un nuovo percorso musicale, più elaborato e aperto a numerose influenze. The Way Out è un disco di fusione tra il rock-jazz, il progressive e l'art-rock, il funky e l'acustico: completamente scritto e suonato dall'autore - con la partecipazione di Samuele Dotti al piano - è un viaggio in sette brani dal forte impatto espressivo.

Il musicista di origine campana, residente e operante a Cantù (CO), ha un lungo percorso di chitarrista in numerose band (LPS, Infinity, La Quintaumentata etc.) e dal 1998 ha lanciato la sua discografia solista con Pay Attention. Proprio da questo lavoro, Domenico ha rielaborato i brani Pay Attention e Awaiting, presenti in veste rinnovata nel nuovo The Way Out.

Come nel precedente lavoro Eventi ciclici, il rock firmato da Cataldo è prettamente chitarristico ma non per questo monocorde o poco espressivo: al crocevia tra numerose influenze, con una netta preponderanza per la composizione progressive e fusion, i sette brani mostrano anche i riferimenti a grandi e amati chitarristi come Joe Satriani, Steve Morse e John Petrucci. Contestualmente al lancio del nuovo disco, Domenico ha organizzato il nuovo progetto live Domenico Cataldo Rising Prog, che esordirà dal vivo il 22 ottobre a Fino Mornasco (CO).

Domenico Cataldo: musiche, arrangiamenti, missaggio, chitarre elettriche, acustiche, basso, programmazioni.

Samuele Dotti: pianoforte

Info:

Domenico Cataldo Official Web Site:

http://www.domenicocataldo.it

Domenico Cataldo Official MySpace:

http://www.myspace.com/domenicocataldo

Videoradio:

http://www.videoradio.org

 

Ufficio Stampa Synpress44:

http://www.synpress44.com

 

Biografia

Domenico Cataldo nasce il 13 maggio del 1974 a Cercola (NA), si trasferisce prima a Roma e poi a Cantù (CO) all’età di 7 anni. Inizia da adolescente lo studio della chitarra, inizialmente viene ispirato da The Edge (U2), Mark Knopfler (Dire Straits), Eric Clapton, Jimi Hendrix, Santana, analizzandone gli stili anche con l’aiuto di qualche lezione privata. In seguito approda allo studio di sonorità più distorte ma ugualmente raffinate, Joe Satriani, Steeve Vai, John Petrucci (Dream Theater), Vernon Reid (Living Colour). Approfondisce lo studio della chitarra iscrivendosi qualche anno dopo al CPM di Milano, dove si avvicina allo studio del Jazz, contemporaneamente si esibisce con svariati gruppi, primi tra tutti i Vinicious ed i Red Wine, nei locali della zona di Como e Milano. Nel 1997, con lo scopo di migliorare la sua Domenico Cataldoposizione, partecipa inizialmente ad uno stage nel villaggio Valtur di Nicotera Marina (CZ) dove grazie ad esibizioni davanti ad un pubblico più cospicuo e sotto la guida di formatori acquisisce maggiori conoscenze concernenti il performing.

Rientrato da questa esperienza viene contattato dalla formazione milanese degli Ultima Stirpe con la quale partecipa nel 1998 al festival Emergenza Rock, qualificandosi alla semifinale nord-Italia al Palaconcerti Acquatica di Milano. Nello stesso anno, terminato il cammino con la band incide il primo disco solista Pay Attention, che lo vede emergere con due brani propri strumentali, ottenendo recensioni favorevoli e passaggi radiofonici da testate ed emittenti locali e nazionali, compresa un’inclusione nei palinsesti ucraini. Nel contempo viene contattato dagli LPS (Laboratorio Progettazione Sonora), amici di vecchia data, e con questa formazione si iscrive nuovamente, nel 1999 ad Emergenza Rock, vincendo la finale interprovinciale Como-Varese-Bergamo, tenutasi al B52 a Milano, e ripresentandosi di diritto alla semifinale nord-Italia presso il Propaganda. Resta con gli LPS fino al 2003 realizzando il primo CD del gruppo Memorie dal Sottosuono.

Di fondamentale importanza nel 1999 l’incontro con Massimo Ghianda, tastierista, arrangiatore e anch’egli compositore, col quale fonda gli Infinity: inizia così la stesura a quattro mani dei brani che andranno a formare il cd The Voice Of The Landscape, nel quale Cataldo oltre ad essere un compositore di musiche si scopre anche autore di testi. Il progetto vede l’uscita nel maggio 2004, anno nel quale inizia la promozione dello stesso, il lavoro ottiene eccellenti recensioni giornalistiche e passaggi in palinsesti radiofonici in varie parti d’Italia, alcuni brani sono tuttora in onda. Dal 2001 fino a Febbraio 2005 ha fatto parte de La Quitaumentata, formazione che ha proposto dal vivo brani dell’America Latina, grazie a questo progetto ha avuto modo di approfondire anche l’approccio al linguaggio e alle espressioni tipiche di quelle terre e di questo genere che offre una vastità enorme di spunti.

Nel 2006 ha partecipato al contest Bologna Music Festival accedendo alle semifinali nazionali proponendo materiale proprio. Esercita inoltre dal 1995 attività di insegnamento a titolo privato. Il 2008 vede l'uscita di Eventi ciclici, secondo disco solista presentato dal vivo in varie occasioni. Nel 2009 avvengono un a serie di collaborazioni tra cui una performance dal vivo con Angelo Ravasini dei leggendari Corvi, la composizione delle musiche che fanno da sottofondo al filmato di presentazione della Ditta Pixel di Firenze, e la stesura di lezioni online di teoria musicale per il portale Arquen.net. Nel 2010 esce The Way Out, terzo disco solista pubblicato dalla Videoradio di Beppe Aleo.

Discografia:

Pay Attention - 1998

Eventi ciclici - 2008

The Way Out – 2010

 

Intervista

Vieni da un’esperienza di gruppo (LPS e Infinity) ma hai scelto una via solista: per quale motivo?

Avevo necessità di esprimermi valorizzando appieno le mie peculiarità stilistiche ed emozionali: indubbiamente gli LPS, ma soprattutto gli Infinity, hanno avuto un’ottima influenza nella ricerca di qualcosa di totalmente personale, poiché grazie al percorso e al lavoro svolti all’interno di queste formazioni ho potuto migliorare e apprendere aspetti relativi alla realizzazione di un prodotto musicale che in precedenza avevo trascurato. In parole povere mi hanno completato e mi hanno fornito le basi per creare un’autonomia che mi ha consentito di implementare il progetto solista che da sempre sognavo.

The Way Out è il tuo terzo album solista: quali sono le differenze da Pay Attention e Eventi ciclici?

Pay Attention, demo contenente due soli brani, pur essendo di gradevole ascolto, risale a dodici anni fa e presenta dei connotati tecnici - sia sul versante compositivo che sul piano degli arrangiamenti - meno ricercati rispetto agli altri due, devo ammetterlo, ma per sopperire a ciò ho ripresentato Pay Attention e Awaiting, i due brani che lo componevano, in The Way Out, con architetture e aggiunte di parti rivisitate in base ai progressi fatti tra il 1998 ed oggi.

Eventi Ciclici e The Way Out sono lavori abbastanza simili, con la differenza che l’ultimo è interamente strumentale, mentre in Eventi Ciclici troviamo quattro brani strumentali e tre cantati. La similitudine stilistica è anche stata scelta per far intendere che The Way Out vuole essere la continuazione tematica di Eventi Ciclici. Potrei affermare che sono due facce di una medaglia: mentre con Eventi Ciclici alludo all’incessante ripetersi delle situazioni, storiche, artistiche ed umane, ripetizioni che analizzando il decorso storico delle cose sembrano inevitabili, con The Way Out ho voluto dare una svolta positiva, ovvero la speranza che da questo vortice si possa uscire definitivamente ricercando una dimensione umana più elevata, infatti l'ultimo brano Finally I can see the Universe rappresenta proprio l’auspicio per una nuova consapevolezza nei confronti del nostro mondo interiore e dell’universo che ci circonda.

Da quali emozioni e suggestioni sono nati i brani che compongono il tuo nuovo disco?

Innanzitutto la necessità di cercare energie positive, una svolta a tutto campo, sia interiore che esteriore, che utilizzasse la mia musica e le tematiche affrontate come una sorta di trampolino di lancio. Da un paio d’anni a questa parte ci sono state varie persone a me vicine, nuove esperienze, conoscenze e letture che mi hanno fornito questo spunto da sviluppare in tutte le mie attività e nei miei sogni nel cassetto, quindi anche nelle composizioni.

Quali sono le coordinate stilistiche lungo le quali si muove il tuo nuovo disco?

Sono molteplici: da buon musicista progressive tento di ragionare con la massima apertura possibile, parlo di ricerca armonica permanente, di utilizzo e coabitazione di più linguaggi messi in antitesi dalla consuetudine, ma che a mio avviso possono camminare a braccetto. Tengo molto ai cambi di tempo e di dinamica, un brano per piacermi deve avere quello spunto che in un certo momento del pezzo me lo fa decollare. Anche il lato tecnico strumentale, tipicamente chitarristico, ricopre una sua importanza, al fianco di melodie con le quali tento di far parlare lo strumento, mi piace inserire assoli shred, di quelli a 200 di metronomo per intenderci, ma ogni componente deve rientrare nel contesto in cui viene inquadrata, quindi cerco di non mettere a casaccio parti che poi rischiano di sembrare avulse.

In The Way Out suoni tutto da solo: scelta o necessità?

Diciamo una scelta temporanea: avevo bisogno di mettermi alla prova e di misurarmi anche con ciò che non è prettamente chitarristico, avrò superato questa prova? Ai posteri l’ardua sentenza… Devo ricordare che le parti di pianoforte sono state registrate da Samuele Dotti.

Dall’autoproduzione sei passato ad un’etichetta, la autorevole Videoradio: è più agevole fare tutto da soli oppure il supporto di una casa discografica aiuta?

Aiuta molto, soprattutto se parliamo del mitico Beppe Aleo di Videoradio, che ha una grande propensione nello scoprire gli artisti che valgono. Indubbiamente la presenza di una casa discografica apre dei portoni, si raggiungono traguardi che un artista da solo, per quanto valido, non riuscirebbe a perseguire.

Suoni la chitarra dalla tenera età: come mai hai scelto questo strumento?

Inizialmente per spirito di emulazione, mio padre e molti amici più grandi di me la suonavano, e quindi decisi di imparare anche io, anche perchè è lo strumento più “alla portata” per un principiante, in seguito è diventata una vera passione, l’emozione di sentire le corde e i tasti che scorrono sotto le tue dita ha un valore inestimabile, le geometrie che si presentano in simmetria sono affascinanti, e soprattutto il suono... è un qualcosa che affonda nelle viscere dell’anima. Ora pur piacendomi tutti gli strumenti, continuo comunque a sentirmi un chitarrista, perchè la chitarra è un’estensione della mia personalità.

Quali sono i tuoi chitarristi preferiti? Quali quelli che ti hanno influenzato di più?

Il mio preferito in assoluto è Joe Satriani, riesce ad emozionarmi sempre più degli altri, ma di nomi potrei farne tanti: Steve Morse, John Petrucci, Pat Metheny, Steve Vai, Mark Knopfler, tutte icone di generi differenti, ma ognuno mi ha ispirato in modo diverso, grazie a questi ascolti e a questi studi sono riuscito a crearmi uno stile che molti considerano vario.

Le tue chitarre: parlaci di che tipo di strumentazione usi.

In questo periodo sono fissato per le Music Man, ho una Steve Morse e una John Petrucci (le parti elettriche di The Way Out le ho registrate tutte con la Steve Morse), in passato ho utilizzato anche Washburn, marca alla quale resto affezionato ancora. Come acustiche ho una Cort e una Martin (usate entrambe nel disco). Parlando di amplificazione ho una cassa Marshall 4x12 1960b e un Marshall JCM900, inoltre preamplificatore Marshall JMP1, multieffetto Digitech Studio e finale Pevey.

La tua musica è strumentale: a che tipo di pubblico è rivolta?

A qualsiasi persona che ha voglia di trovare anche un solo spunto per emozionarsi e lasciar viaggiare l’immaginazione, a coloro che concepiscono la musica come un mezzo per elevare la propria anima, per volare alto.

Che consiglio ti senti di dare a chi si avvicina al mondo della musica?

Innanzitutto suonare con passione, umiltà e apertura mentale verso ogni esperienza musicale. Studiare, studiare, studiare e... ancora studiare, per fare un musicista ci vogliono anni di impegno e di lavoro costante, gioire per i complimenti e ascoltare le critiche e gli appunti anche di chi viene considerato meno bravo, in ogni caso servono. Cercare di scrivere indipendentemente dalle capacità che si hanno, perché crearsi uno stile personale è importante e unico, anche se all’inizio possono uscire cose ridicole non ha importanza, i risultati presto o tardi arrivano se suffragati da un miglioramento tecnico e di conoscenze, condividere la musica con altri cercando o formando un gruppo da subito, crescere in squadra è vitale. Purtroppo, e mi spiace dirlo, qui in Italia occorre anche crearsi una cosiddetta uscita di sicurezza, quindi è sacrosanto perseguire i propri sogni ma nel frattempo conviene costruire una propria professionalità anche in altri campi, l'ho dovuto fare anch'io, perché non si sa mai...

Ti senti più un musicista da studio o da concerto?

Sono due situazioni molto diverse e che mi divertono sempre... dal vivo c’è il vero spettacolo, questo devo ammetterlo, io e il pubblico siamo un’entità unica, ma col lavoro in studio al momento riesco a giungere ad un pubblico più esteso, come farei senza i miei dischi?

A proposito di concerti: è notizia degli ultimi tempi l’allestimento della band Rising Prog, parlaci di questo nuovo progetto.

Il Domenico Cataldo Rising Prog nasce in seno al mio progetto solista: è una formazione che ho allestito per proporre i miei brani dal vivo. Siamo in sei, ovviamente il sottoscritto alla chitarra, Fabio Zanni come me alla chitarra, Marco Terzaghi alla voce (ha recentemente preso il posto di Alessandro Rapisarda, che aveva cantato in Eventi Ciclici), Samuele Dotti alle tastiere, Giacomo Danelli al basso e Enzo Ferraro alla batteria. È una formazione molto ben assortita, in quanto composta nella quasi totalità da amici di vecchia data che hanno accolto la mia proposta con molto entusiasmo, infatti quando proviamo ci divertiamo come se tornassimo bambini. Il live di presentazione della band è previsto per il 22 Ottobre presso il polo civico di Socco – Fino Mornasco (CO).

 
Banner
Banner
Banner
Banner