Apeirophobia: il nuovo concept degli Ifsounds!
Tornano con un ambizioso album concettuale sulla paura dell'infinito e un'affascinante suite, gli Ifsounds, il quintetto molisano già noto con il nome If all'audience del rock progressivo internazionale.
IFSOUNDS & Melodic Revolution Records
sono lieti di presentare:
Apeirophobia
il nuovo concept album degli Ifsounds
Melodic Revolution Records 2010
5 brani, 49 minuti
Tornano con una suggestiva opera concettuale gli Ifsounds, il quintetto molisano già noto con il nome If all'audience del rock progressivo internazionale. Apeirophobia è il terzo album del gruppo, per l'occasione rinnovato sia nella formazione che nel nome. Ancora una volta la band presenta un lavoro dal taglio concettuale, come sempre ispirato alla lettura più profonda dei misteri dell'animo umano. Apeirophobia infatti è un concept dedicato alla paura dell'infinito, alla sindrome definita "agorafobia della quarta dimensione".
Come dichiarano gli stessi Ifsounds, "è una sensazione anche più profonda della paura della morte. Il cervello umano non riesce a razionalizzare il concetto di "infinito" e quindi, quando cerchiamo di definire l'eterno, il nostro destino ci appare come una gabbia infinita, oscura, sconosciuta e spaventosa. È in questi momenti che soffriamo l'apeirofobia. Mentre la paura della morte è un istinto, l'apeirofobia è una sorta di 'corto-circuito mentale'". Per esprimere questo coacervo di paure, gli Ifsounds utilizzano un modulo prog-rock variegato e poliedrico, che tocca sia il lascito psichedelico degli amati Pink Floyd che le raffinatezze del rock romantico genesisiano, coniugando robuste spinte rock e ariose melodie valorizzate dalla voce di Elena Ricci.
Apeirophobia è anche il titolo della lunga suite che chiude l'album: per la prima volta il gruppo guidato dal chitarrista Dario Lastella si cimenta con la composizione di lunga durata e i risultati sono davvero soddisfacenti. La qualità del lavoro ha entusiasmato anche Nick Katona, patron dell'etichetta americana Melodic Revolution, che ha immediatamente supportato l'opera. Gli Ifsounds hanno anche deciso di attivare uno streaming gratuito del cd sul proprio sito: "ci sono siti che genuinamente condividono la nostra musica perché piace ai loro gestori e che indirettamente ci aiutano nella promozione... Tuttavia ce ne sono molti altri che approfittano del nostro lavoro per guadagnare denaro attraverso i click ai loro sponsor! Per far fronte a ció, abbiamo deciso di rendere pubblico l’album! L'ascoltatore sarà libero di scaricarlo illegalmente o di comprarlo, sia in formato fisico che digitale".
Ifsounds:
Franco Bussoli - bass.
Elena Ricci - vocals.
Enzo Bellocchio - drums.
Claudio Lapenna - piano, keyboards, vocals.
Dario Lastella - guitars, synth, vocals.
Special guests:
Núria Palau, Alexandra Milas, Maria Miele and Armando Varriano - Strings on Aprile.
Biografia:
Nel 1993 Franco Bussoli, Pietro Chimisso, Claudio Lapenna e Dario Lastella formano una band che alterna alcune proprie composizioni alle classiche cover (Pink Floyd, Queen, Police, ecc.). I concerti avvengono soprattutto in occasione di festival e di party scolastici. Il gruppo registra i primi rudimentali demo tapes. Dopo alcuni anni di inattività, il gruppo si riforma nel 2004 (senza Pietro Chimisso) per registrare l’album In the cave. Alla voce c’è Paolo De Santis. Il disco, pur con alcuni difetti di produzione traccia un cammino nuovo per la band.
Nel 2005 esce l’album if, con diversi brani scritti nei primi anni di esistenza del gruppo e rielaborati per l’occasione. Nel 2006 il brano I wish raggiunge la prima posizione nella classifica “Classica” di iacmusic.com dove staziona per circa due mesi. You ottiene la nomination per il Golden Kayak Award nella categoria “Easy Listening”. Gli if ottengono il premio www.primonumero.it come miglior gruppo della loro zona. A dicembre dello stesso anno esce l’album The Stairway, che ottiene un buon successo di critica e pubblico. A febbraio 2007 ben 6 brani contenuti nel disco occupano stabilmente la Top 10 della classifica Progressive Rock di iacmusic.com, con Close your eyes al numero 1. La cover di I wish ad opera del cantante scozzese Raymond Porter raggiunge la prima posizione nella classifica generale di iacmusic.com dopo 2 giorni dalla sua pubblicazione. Don’t go e It’s just me ottengono la nomination per il Golden Kayak Award nella categoria “Progressive Rock”.
Cominciano le registrazioni del nuovo album con il batterista Luca “Pingu” Di Pardo: a ottobre 2008 esce Morpho Nestira. Il consenso tra i fan del prog in tutto il mondo è molto alto ma a settembre 2009 il gruppo cambia denominazione in ifsounds e presenta due nuovi membri. La cantante Elena Ricci e il batterista Enzo Bellocchio che sostituiscono Paolo De Santis e Luca Di Pardo che nel frattempo avevano lasciato il progetto. Per lanciare la nuova line-up il gruppo pubblica il video Midsummer Raving diretto da Hox Vox.
La band finalmente firma per la casa discografica americana Melodic Revolution Records e il primo giugno 2010 pubblica la compilation gratuita per i fan if…sounds. Si tratta di una raccolta doppia dei brani migliori dei quattro dischi anteriori con un pezzo inedito Don Quixote. Il 26 ottobre gli ifsounds pubblicano l’album Apeirophobia, preceduto dal video Summer Breeze. Il disco contiene l’ambiziosa suite da 28 minuti omonima, primo tentativo della band con una composizione di tale difficoltà.
IFSOUNDS:
Elena Ricci - Vocals
Enzo Bellocchio - Drums & Percussions
Franco Bussoli - Bass Guitar
Claudio Lapenna - Piano, Keyboards, Synth & Vocals
Dario Lastella - Guitars, Synth and Vocals
Intervista
1) Apeirophobia è il terzo disco degli If, oggi rinnovati anche nel nome, divenuto Ifsounds. Si tratta di un originale album concettuale: ci spiegate come nasce questa idea?
L’idea del concept nasce da un ricordo angoscioso che sperimentai da bambino e che descrivo nel testo della seconda parte di Apeirophobia (uno dei pochi riferimenti autobiografici nei testi dell’album): la promessa della vita eterna e la prospettiva dell’infinito ben lungi da darmi un sollievo spirituale, mi fece sentire un disagio paragonabile a una ”agorafobia” temporale... l’apeirofobia, appunto. Da questo ricordo ho sviluppato un concetto più ampio: la paura e l’angoscia dell’Uomo di fronte all’ignoto e a situazi
oni che minano la comodità della sua vita e del suo pensiero abituale. Incidentalmente questa ricerca ci ha portati anche ad affrontare tematiche sociali come l’emigrazione in Summer Breeze o la pena di morte in Last Minutes, ma sempre cercando un’analisi psicologica più che puramente politica. Come sempre nei nostri lavori cerchiamo di analizzare la Natura Umana nella maniera più obiettiva possibile, lasciando solo intravedere le nostre idee in merito.
2) Per quale motivo avete deciso di cambiare il vostro nome?
Onestamente per motivi di marketing. Quando scegliemmo il nome “if” tanti anni fa non conoscevamo l’omonimo gruppo jazz rock inglese degli anni ’70, né sapevamo che c’erano almeno un’altra ventina di gruppi “if” nel mondo, tra cui altri due gruppi prog italiani! Era davvero troppo, così abbiamo assunto il nome con cui avevamo registrato il nostro sito web (www.ifsounds.com), anche in concomitanza di un cambio di formazione con l’entrata nella band di Elena Ricci alla voce ed Enzo Bellocchio alla batteria.
E poi... avete mai provato a cercare su Google “if”? Con “ifsounds” funziona molto meglio!
3) Quali sono le differenze tra i primi due album e questo terzo lavoro?
Soprattutto la consapevolezza nei nostri mezzi. Quando lavoravamo su Morpho Nestira e ancora di più su The Stairway eravamo ancora alla ricerca di una nostra identità precisa, di un sound che ci definisse univocamente pur nel nostro eclettismo. Possiamo dire che Find your way, l’ultimo brano di The Stairway, fu profetico: dovevamo trovare la nostra strada musicale e concettuale. Con Morpho Nestira capimmo che la direzione era quella giusta. Con Apeirophobia abbiamo pigiato al massimo sull’acceleratore.
Ovviamente la prima differenza che l’ascoltatore noterà è la voce di Elena che dà un altro colore alla nostra musica, caratterizzandola ulteriormente in direzione di un suono che cerca di essere originale e immediatamente riconoscibile.
4) Apeirophobia contiene per la prima volta nel vostro percorso una suite: come mai la scelta di un brano di lunga durata? Trovate che nel 2010 la suite sia ancora una forma compositiva interessante?
Certamente sì. Era tempo che cercavamo il coraggio di affrontare una composizione complessa nella struttura, ma lo “stimolo” decisivo ce lo diede John Martin, lo scrittore e blogger di Classic Rock, “sfidandoci” ad affrontare una suite lunga in stile anni ’70, non preoccupandoci delle mode del momento. Del resto solo una composizione di questo tipo ci poteva dare la possibilità di trattare un argomento così articolato come quello di Apeirophobia: percorrere la vita di un uomo e in parallelo la Storia del Pensiero Umano non era possibile in una canzone pop da 3 minuti...
Poi abbiamo scoperto che nel 2010 si festeggiano i 40 anni del prog in Italia... La suite può essere considerato il nostro contributo alla festa!
5) Benchè dalla vostra storia si evinca un percorso di personalizzazione, sono immancabili riferimenti e influenze: quali sono gli artisti e i gruppi che più di altri hanno segnato l’esperienza degli Ifsounds?
È ovvio che il primo riferimento che viene in mente è quello ai Pink Floyd: sono da sempre un grande ammiratore di Roger Waters e anni di “fandom” non possono non sentirsi. Tuttavia sono orgoglioso del fatto che Ifsounds non suoni come un clone dei Floyd, anche perché ci sono dentro tantissime altre influenze di tanti altri artisti che ammiriamo incondizionatamente. Possiamo dire che a volte cerchiamo di unire le strutture del prog “classico” inglese e italiano (Genesis, Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Yes), al songwriting di band come The Who, The Police, The Beatles, Queen... Poi ognuno di noi ha influenze diverse nel proprio modo di suonare: Claudio è un pianista molto melodico e “italiano” nelle soluzioni (anche se a volte scherzando gli dico che mi sembra Ryuichi Sakamoto in molti passaggi!), Franco ha un background blues frutto di anni di cover di Stevie Ray Vaughan, The Cream e Jimi Hendrix con altre band, mentre io cerco l’approccio più rock ispirandomi a chitarristi quali Pete Townshend, Tom Scholtz, Jimmy Page o Franco Mussida. Mettete tutto in un frullatore impazzito e otterrete Ifsounds!
6) Per la prima volta, dopo qualche anno di autoproduzione, vi avvalete di una casa discografica, la Melodic Revolution di Nick Katona: come mai questa scelta?
Abbiamo avuto sempre una visione “solipsistica” della nostra musica, oltre ad un’innata avversione per le label classiche. Non avremmo sopportato l’idea di perdere il controllo sulle nostre canzoni, né ci fidavamo dei sedicenti talent scout dell’editoria musicale moderna, che vendono sogni a caro prezzo a tanti giovani musicisti. Potevamo fare tutto da noi e lo abbiamo fatto per anni. Poi è arrivata l’offerta di Nick Katona e la sua Melodic Revolution: la sua “rivoluzione” è reale, una label completamente orientata agli artisti, che dà un supporto genuino alla nostra musica e dimostra di credere realmente nell’arte e non nel business.
Nick ci sta aiutando moltissimo e siamo molto contenti di questa collaborazione. La bontà del suo approccio rivoluzionario è dimostrato soprattutto dalla crescita della label che comincia ad avere in “scuderia” musicisti di primissimo livello: immediatamente prima di Apeirophobia, la MRR ha pubblicato 3D, l’ultimo album dei rocker americani D-Drive capitanati dal vocalist Phil Naro, in cui suona come ospite un musicista del calibro di Billy Sheehan...
7) Ifsounds è un nome nuovo nell’ambiente del rock progressivo italiano e internazionale, e probabilmente la vostra formula musicale non aderisce in toto ai canoni del prog. Quali sono i connotati stilistici della vostra proposta?
“Prog” è solo un’etichetta di comodo: in realtà noi abbiamo sempre suonato “ciò che ci piace” e non ci siamo mai posti il problema del genere. Incidentalmente il genere più vicino al nostro stile è il prog, ma personalmente credo che “prog” più che un genere dovrebbe essere considerato un modus operandi, ovvero come uno studio e una ricerca di una musica che appunto progredisca verso forme artistiche che facciano evolvere il rock e il pop “classico”. Abbiamo sempre cercato di evitare il manierismo che è pecca inevitabile di chi suona un genere specifico, cercando un suono e uno stile che rappresenti noi stessi e non la brutta copia di qualcun altro. Alcuni hanno definito il nostro “prog non ortodosso” come “crossover progressive”; personalmente preferisco la definizione “progressive art rock”, infatti cerchiamo sempre un’espressione “artistica” anche attraverso le collaborazioni con artisti di altre discipline. I quadri di Andrea Pinti diventano copertine dei nostri dischi, prossimamente collaboreremo con la video artista Cristina Nist per realizzare un corto dalla suite Apeirophobia e in futuro non escludiamo esperimenti che leghino musica e letteratura per nuovi e ambiziosi progetti artistici...
8) Come vedete oggi il panorama del progressive-rock: pregi, difetti, e vostre proposte per migliorarlo.
Il prog oggi è tornato di moda e questo non può che essere un bene, dopo gli ultimi decenni abbastanza sterili musicalmente (specialmente gli anni ’90 che non ho mai potuto sopportare!). Ma la buona notizia è che molti artisti stanno facendo un prog di grande qualità lontano dal manierismo del neo-prog degli anni ’80 che personalmente non ho mai apprezzato.
Forse il difetto maggiore per i miei gusti è la tendenza troppo marcatamente metal di molte proposte: come sottolineato da molti critici, il prog rock classico doveva il suo fascino al contrasto quasi “yin-yang” tra forti e piani, come un quadro che offre tutte le sfumature cromatiche, mentre il prog metal privilegia le dinamiche forti e spesso finisce con l’essere un autentico assalto sonoro, più che una musica per pensare. Certo è che molti di questi musicisti sono dei veri prodigi, ma personalmente preferirò sempre un album dei Genesis con Gabriel a uno dei Dream Theater, giusto per fare il primo nome che mi viene in mente.
Comunque l’unico consiglio che dal mio piccolo mi sento di dare a tutti i musicisti di qualunque genere è quello di suonare solo quello che sentono dentro, senza curarsi troppo dei canoni prestabiliti del genere. Spesso è difficile, soprattutto in ottica commerciale e di nicchie di mercato, ma è assolutamente necessario per cercare di fare grande musica.
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Info:
Ifsounds:
http://www.ifsounds.com
Melodic Revolution Records:
http://www.melodicrevolution.com
Synpress 44 - Ufficio Stampa:
http://www.synpress44.com
http://www.synpress44.splinder.com
http://www.myspace.com/synpress44
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