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Le radio libere

radio libere

Basta un locale idoneo, un trasmettitore da 20-30 watt, un’antenna posizionata strategicamente, un mixer, due piatti e tanto entusiasmo!

Bisogna dare per scontata una cosa fondamentale che, credo, faccia ormai parte della cognizione di chiunque non si rifiuti a priori di valersi delle proprie capacità cerebrali, e cioè che l’unica funzione dei mezzi di comunicazione di massa (televisioni, giornali, radio e quant’altro) sia quella di propagandare e di fare gli interessi del “padrone” e non, come si fa credere, di comunicare e informare. In verità, questo fatto era già ben noto agli inizi degli anni settanta e fu, probabilmente, la spinta propulsiva alla nascita delle prime emittenti radiofoniche cosiddette libere.


Una data importante sembra sia stato il 1973 quando, oltre la pubblicazione di “Selling England by the Pound” dei Genesis e l’uscita nelle sale cinematografiche de “L’Esorcista” di William Friedkin, l’allora giovane regista Roberto Faenza, pubblica con Feltrinelli “Senza chiedere permesso”, un manuale per "rivoluzionare l'informazione".Nell’introduzione si legge: "I mezzi di comunicazione di massa sono nelle mani del potere”. In sostanza il libro mostrava le forme che potevano consentire alle masse di autogestire l'informazione e la comunicazione: di impossessarsi degli strumenti e di usarli...".

Solo un anno dopo iniziano le trasmissioni di Radio Bologna, una radio pirata che trasmetteva da una roulotte nel capoluogo romagnolo. Quest’esperienza dura poco più di una settimana ma serve a mettere in evidenza che la cosa “si può fare”. Possiamo dire che così nascono le radio libere. La prima è Radio Parma, siamo nel 1975, e poi numerose altre in ogni città italiana.

Un’altra data da tenere presente è il 28/07/1976, con l’emanazione della sentenza n.202 della Corte Costituzionale, che sancisce definitivamente la legittimità delle trasmissioni private, purché rimangano a carattere locale. Questo fatto dà il via alla proliferazione incontrollata delle emittenti locali in tutta la penisola tanto che, nei primi anni ottanta, superano le 4000 unità, un numero maggiore a quelle operanti nell’intero vecchio continente. Oltre la necessità di superare il monopolio dell’informazione, allora interamente gestito dalla RAI, un altro fattore che determina questo fenomeno è la relativa semplicità che si incontra per mettere su l’intera infrastruttura: basta un locale idoneo, un trasmettitore da 20-30 watt, un’antenna posizionata strategicamente, un mixer, due piatti e tanto entusiasmo!

Alle emittenti che potremmo definire autonome (Radio Alice a Bologna) o ideologicamente schierate (Radio Città Futura a Roma, Radio Torino Alternativa a Torino, Spazio Zero a Catania ecc.), che mantengono lo spirito che aveva animato la stessa idea di radio libera, se ne vanno affiancando altre che sviluppano fin dai primi tempi di attività progetti editoriali precisi e, soprattutto, strategie commerciali.

Ovviamente Milano è il luogo più adatto per il diffondersi delle radio il cui principale intento è quello di ottenere un vantaggio puramente economico, come per qualsiasi altra attività imprenditoriale. Infatti, e proprio in questa città che si affermano da subito due emittenti ispirate da obiettivi unicamente imprenditorialcommerciali: Radio Milano International (poi Radio 101) e Radio 105. E’ soprattutto la prima che elabora da subito un progetto attento agli aspetti di confezionamento e promozione ispirandosi (leggi copiando) ai grandi maestri del settore, gli americani (niente di nuovo sotto il sole 1), anche nelle scelte musicali. Quindi Funky, Soul, Dance, disk-jockey accattivanti e disimpegno assoluto ma, prima di tutto e soprattutto, tanta, tanta, tanta pubblicità. Ma Radio 105 non sta certo a guardare, tant’è che, attraverso un’esasperata impostazione imprenditoriale, diventa la radio più seguita in tutta la regione e si pone un nuovo obiettivo: diventare la prima radio privata nazionale. Ovviamente, ci riesce e sarà in buona compagnia (Radio Dimensione Suono, Radio Deejay ecc.).

Ultima data da ricordare è il 06/08/1990: la legge n. 223 sulla Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, che porta il nome dell’allora ministro delle poste e telecomunicazioni Oscar Mammì. Questa simpatica legge rimette le cose al loro posto impedendo, di fatto, a chi non dispone di grossi capitali da investire in un’attività imprenditoriale (peraltro, nel caso specifico, piuttosto rischiosa), di fare alcunché. Anche in questo campo vince la libertà e, specificamente, la libertà d’impresa, che significa (in soldoni): se hai denaro fai, crei, realizzi, investi, progetti; se non hai denaro ti fotti (niente di nuovo sotto il sole 2).

È la web radio l’ultima frontiera?