Non impedire un evento delittuoso che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a provocarlo...
Nel qualunquismo e nel chiunquisno dominanti il Mondo relativo delle Copie e del Ricalco, l’ospite inatteso e sgradito, vale a dire l’inaspettata Cultura dell’Universo, sgradita perché una, unica e indivisibile Cultura della Giustizia, Cultura della Sanità, Cultura della Verità, Cultura della Vita, si sofferma in questi giorni sull’ennesimo episodio di violenza contro le donne lavoratrici, sottolineando di rosso sangue vivo e palpitante la “sparata” dietro la quale si nasconde la colpa dell’amministrazione comunale della capitale del Paese Campione, che per sviare ogni attenzione su di se, evidente colpevole, annuncia di volersi costituire parte civile contro gli ignoti esecutori materiali dell’ennesimo misfatto.
Al rientro da una lunga giornata di lavoro, una donna di quarantuno anni viene aggredita da due nordafricani al capolinea degli autobus, sequestrata e violentata. L’ultima new non interessa l’identità degli esecutori materiali del crimine, ne tanto meno il fatto che gli autori istituzionali, ovvero i soliti noti “
Non impedire un evento delittuoso che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a provocarlo “ siano naturalmente a piede libero, quanto la predetta “sparata” e l’ipotesi che a questa la vittima dell’ennesimo misfatto possa rispondere costituendosi essa parte civile contro l’amministrazione comunale, contro l’amministrazione sedicente della “giustizia” e ogni altra istituzione all’uopo per sedicenza e propria ammissione competente nell’impedire il reato. Tanto anche in risposta alla “battuta” del Premier, che giustifica le “attenzioni” degli stupratori a causa della bellezza mostrata dalle vittime, ricacciando il Bel Paese indietro di anni e anni, quando la donna che non evitava di nascondere la propria avvenenza in pubblico, che ometteva pertanto di imbruttirsi, di vestirsi come un sacco di patate eccetera eccetera, diveniva oggetto di desiderio e di provocazione attenuante il crimine altrimenti infamante. Abbiamo detto “
ricacciando il Bel Paese indietro di anni e anni”, ma in realtà – visti i risultati -
non ci siamo mossi di un passo. E infatti, passando ad altro analogo episodio di attualità, in questo caso un reo confesso di stupro mandato a casa ai domiciliari tra lo sdegno generale e il dolore per l’ingiustizia subita da parte della vittima, nuovamente violentata, ricordiamo semplicemente che l’istituto dei domiciliari non piove davvero dal cielo, per cui ci vogliono dai due ai tre, massimo quattro o cinque minuti, per varare una legge che escluda tale reato odioso - da considerare tra l’altro
delitto contro l’umanità – dalla possibilità di ricorrere in luogo della detenzione in carcere, ai domiciliari.