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La First Lady del Sol Levante...

Japan ufo

...di ritorno da un viaggio su venere a bordo di un ufo

Spinse via il drink gelato, rosso e scuro come il tramonto sopra le nuvole attraversate in un lampo di luce dal disco luccicante. Guardò verso il podio innalzato sulle spiagge dei mari d’inverno. C’era arrivata come una strega a cavalcioni della scopa in dotazione al mandato stregonesco, mentre il sintomo campione di turno troneggiava sui propri sintomi accalcati sotto il palco, ricevendo compiaciuto i gridolini di consenso e gli applausi.

Sembravano tutti felici e contenti. Tutti tranne uno, il tizio con la mazza da combattimento che agitava minaccioso in direzione del palco.

Gli inservienti ossequiosi lo avevano comunque prontamente individuato e segnalato ai servizi di sicurezza che ora lo tenevano d’occhio osservando ogni suo movimento. Ed ecco il tizio avanzare a piccoli passi verso il palco e poi fermarsi cominciando a cantare le litanie della pace.

Non abbiamo bisogno di nessuna ingerenza sintomatica della terra bassa, sudista o meridionalista, che venga a dire agli aborti e rifiuti umani del nord cosa debbano fare. Ne tanto meno viceversa, perché anche gli aborti e rifiuti del sud non accettano a grandi linee quelli che avendo frodato occupandola abusivamente per almeno ventanni, gli hanno rubato la terra con la scusa della legge di mafia detta dell’usucapione, e adesso dicono che la terra è loro. Ma poi che c’entrano, a proposito di dischi volanti, di ufo e di first lady, quelli del nord o del sud o della terra di mezzo?

In fondo chi ruba non va mai troppo lontano da casa, perché è in casa propria, se condivisa, che si ruba meglio.

Ma in ogni caso, i derubati la vorrebbero indietro, la terra, altrimenti si dichiarano spesso pronti a sfoderare la spada secolare della rivendicazione custodita nei foderi di foglie di fico degli antenati - sopravvissute al proverbio scherzoso degli antichi che se le mangiavano con le bucce buttando via il frutto - gridando di volere indietro la terra dei loro avi.

Però gli omaccioni della sicurezza in abito scuro e occhiali da sole, pagati con i soldi di tutti dagli omuncoli dell’economia politica, li avevano circondati mostrando la protuberanza sotto l’ascella e il naso arrossato più dalle libagioni alcoliche che dalla lunga permanenza all’aperto.

Ormai infuriati, i derubati oltrepassavano il cordone ombelicale formato dalle forze dell’ordine e spingevano i poliziotti a ridosso del palco sul quale le autorità costituite dall’usurpazione vigente si sbellicavano dalle risa, raccontandosi le barzellette politiche del giorno, e chi non rideva guaiva come un cagnolino gioioso sotto le carezze del padrone. E il curioso era che chi guaiva non poteva essere autorità costituita dall’usurpazione, ma semmai suddito usurpato e felicemente sottomesso; e difatti spesso gli usurpati, se sudditi felicemente sottomessi all’arbitrio che si mescolavano tra le autorità costituite per raccogliere le briciole, venivano individuati e cacciati via a calci in un didietro che si mostrava tutt’altro che autorevole se incapace di spernacchiare a destra e a manca come quello, esemplare, delle autorità costituite.

 “Potrebbe essere per ragioni locali, per la natura del cesso comune che probabilmente si adatta meglio agli indigeni…ai nativi”, spiegava qualcuno: qualcuno che si atteggiava a saputello nei salotti e nella tavole rotonde e per il quale, quando appariva nel rettangolo del video in tivù, c’era pronta l’etichetta con tanto di nome, titolo e specialità della casa.

Dalla spiaggia al palco e infine alla suite dei baubaubaublablabla dell’oratoria di regime, ci si salutava con l’augurio di una buona giornata, di un buon pomeriggio, di una buona serata fino alla buona notte della fine.

I capi sintomi, i sintomi campione, gioivano sotto le divise sbottonate con le targhette delle cariche istituzionali ricoperte di fango e di detriti a causa del maltempo, mentre la fiumana proveniente dal mattatoio del consenso elettorale - la sua storia, la sua arte, il suo talento, la sua compagna dal nome glorioso della più grande troia della storia - straripava di lato seguendo le direzioni della fossa, come un torrente in piena formato da sangue vivo sgorgante colorato di cremisi cupo.

Accompagnato dal poliziotto personale, il governatore della fossa proclamava la sua discendenza diretta dal mattatoio, fino al settimo piano di un cielo secondo le credenze popolari “sempre più blu”.

Le ragazze erano silhouette che si stagliavano nell’aria, dall’ingresso all’ultima stanza: la camera della morte imminente che filtrava da Venere attraverso le grandi finestre panoramiche e le pareti trasparenti dell’Ufo.

Grosse lacrime scorrevano sulle guance dei diseredati. La polizia li perquisiva in ogni recesso, in ogni buco o anfratto, per impedirgli di avvicinarsi a mano armata.

Perché, in ogni caso, non si poteva utilizzare per tagliare semplicemente il pane il coltello costruito per minacciare il governo di usurpazione. L’arma impropria costituisce la stranezza dei dissidi socioeconomici, siccome alla fine non conta più il fine per cui è stata fabbricata, ma l’utilizzo pratico, e il tagliare il pane per i diseredati è ovunque illegale. Meglio tagliare a fette il governo o il governatore.

Il Delitto della Croce insegna.

E la first lady del sol levante, non poteva far ritorno dal viaggio avventuroso sulla prima stella del mattino, senza pensare alla collega del sol ponente che altrettanto avventurosamente non si era mossa di un centimetro dagli Usa.

 “Spiacente. Nessun viaggio fantasioso”, dichiarò la first lady del sole di ponente: “Tramonto. Rosso cupo e annuncio di notti fondi fino alla notte eterna”.

La lucente stella del mattino era sconosciuta all’ovest della Terra dominato dall’Anticristianesimo inconfesso, e per la first lady del sol levante, emblema dell’Anticristianità confessa, prima di scomparire nella nube incombente era stato forse un colpo di sole del primo mattino a ispirarle il racconto del viaggio impossibile.

Il Notiziario