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Letteratura e salti mortali

Letteratura e salti mortaliRaffaele La Capria, Letteratura e salti mortali, Milano, Mondadori, 1990, pp. 170.

Un titolo così acrobatico sembra annunciare una agilità testuale e contenutistica tipica di un critico appassionato e versatile come R. L. C. Invece le sue transvolazíoní stilistiche, più che provenire da un navigato trapezista, rispecchiano i rischi presenti nel fare scrittorio come parto creativo contingente ed effimero, contro la stabile «sublimazione» della letteratura.Delusione, rimpianto e campanilismo per una tradizione letteraria italiana mai defunta perché mancata, rispetto alle «solide statue» della letteratura d'oltralpe. Un referenziale autobiografico respira nella saggistica dell'autore che non scrive per «criticare», ma «critica» per scrivere.

Il libro si sofferma sul dicotomico binomio realtà e immaginario fantastico dell'idea romanzesca, sull'apparente concretezza e il nulla ab ovo di cui si alimenta il saggismo, e ne sostiene l'appartenenza reciproca. Ciò crea una destrezza di movimento tra l'impasse creativo e l'estensione compositiva del romanzo. Interrelazione tra vita e letteratura dunque; metatesto di una fenomenologia scritturale. Qualcosa di sospeso nell'aria - precario quindi - che esorbita persino la legge di gravità, o un’ineludibile metafora linguistico-esistenziale che non ha più nulla da (ri)dire?

«Comunque e sempre letteratura» sembra asserire La Capria.