Nina Lorenzini, il presente della poesia, Bologna, il mulino, 1991, pp. 245.
Il senso della poesia e il significato temporale del suo svolgersi appaiono un filo di Arianna inestricabile. Ma il coraggio di scrivere poesia nonché quello di viverla, combaciano in un aplomb che l'ha resa e continuerà a renderla immortale, seppure fomentata e rallentata da alte e basse maree. L'intricato percorso di tre decenni (dal 1960 al 1980) che si prefigge di seguire Nina Lorenzini in questo libro, ferve di fede nel messaggio poetico e di speranza in un destino imperituro. Nella rifondazione di soggetto e oggetto, nel dissolvimento del loro limite, l'autrice mira a porsi e a proporci una rivisitazione di tematiche e testi poetici variegati e discordi, anche generazionalmente. Ma è proprio in questo fluire dinamico che il visus poetico si realizza e l'A. dosa abilmente tutte le tonalità.
Nei primi tre capitoli la Lorenzini analizza come la critica costruttiva, lo sforbiciante ispessimento di soggetto-oggetto, lo sperimentalismo avanguardistico si frantumano nella sconfitta della letteratura - con il '68 - e nella delusione storica. Inquietudine, cambiamento e mobilità della poesia sono i temi dibattuti dalle riviste letterarie quali il «Verri», «Officina», il «Menabò», «Nuovi argomenti», durante gli anni Sessanta. La poesia diventa riflessione sulla poesia stessa, metapoesia. Pasolini, Fortini, la passione per l'ideologia; la versificazione prosastico-narrativa (con diminuzione del lirismo e scissione fra sé ed esterno, fra individuo e cosmo) rappresentata da Sereni, Luzi, Caproni, Porta; la lezione lombarda della poesia-comunicazione di Pagliarani e Majoríno e il petèl prelogico intercomunicativo di Zanzotto, sono i cardini della poesia anni Sessanta.Negli inoltrati anni Settanta (IV capitolo) si verifica un `gettito' poetico a tutti i costi, un proliferare gestuale-orale il quale genera una corporeità della parola che tenta di esplorare l'essenza esistenza della disarticolata realtà (ed è la volta del flusso verbale ininterrotto di Bertolucci, della vocalità di Giudici, della desublimazione del quotidiano di Sanguineti). Realtà che nella sua frenetica trasformazione industriale relega l'uomo nella contingenza della prassi. Anche nella revanche della tradizione, il `presente della poesia' si pone in rapporto dialogico o persino antagonistico, rifuggendo così da un appiattimento stereotipato quale l'assoluta prosasticità (scrittura-oralità) o il lirismo puro della rima trionfante.
L'espediente retorico dell'eversione ludica (già presente nell'avanguardia futurista) e della parodia ‘leggera’, dopo aver sfrondato miti e illusioni, cade nelle frange dell'assenza di certezze di un fare labile e fatiscente, dove è sempre più necessario un sostrato riflessivo in un ripristino del senso e in una spazializzazione contestualizzata. E, come afferma l'A., è proprio nel franimento postmoderno, nel “mare della complessità” di fine secolo che, tra nessi e discrepanze, la poesia tende ad organare 1a sfaccettata congerie della cultura tutta; e a perpetuare l'hoc ci tiene determinato in un continuar - storico.


