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Che fortuita coincidenza

Non mi scorderò mai quel 13 giugno.

Mini MinorDa quel giorno è come se avessi dimenticato il mio passato o lo avessi rimosso: una sorta di amnesia. Ma anche il presente non appariva più nello stesso modo. Come se quel giorno avesse attraversato la mia vita e l’avesse spezzata in due: una ante e una post eventum. In realtà non lo avevo rimosso, lo avevo solo messo in disparte. Ne avevo anche smussato un po’ gli spigoli, e sbiadito gli aspetti meno graditi.

Marco mi aveva lasciata tre settimane prima: “Senti, io devo lavorare e pensare alla mia vita, e nella mia vita non c’è posto per te. Sei solamente un ostacolo” “E poi non ti amo nemmeno, non ti ho mai amata” aggiunse. Pronunciò queste parole con una tranquillità serafica che pareva stesse declamando versi bucolici in un salotto.

Dopo tre anni e mezzo che stai insieme ad una persona che ami (o quantomeno sei convinta di amare) alla follia, e con la quale oltretutto scopi alla grande, ti dai uno schiaffo augurandoti così di svegliarti dall’incubo. Oppure speri che lui abbia preso qualche strana pasticca che come effetto collaterale produce allergia istantanea nei confronti delle fidanzate.

Purtroppo per me non si trattava di nessuno dei due casi. Mi stava semplicemente scaricando. Non servirono a nulla le suppliche e i tentativi di convincerlo che stava facendo uno sbaglio anche nel suo interesse. Macchè, lui infatti lo faceva proprio nel suo interesse…

“Non riuscirò a sopravvivere senza di te” replicai singhiozzando “Prenditi un cane” mi rispose, “ti aiuterà a distrarti” “E poi hai tante cose da fare, tanti amici”.

Tante cose da fare, e quali? Sbattermi la testa al muro forse. Se poi alludeva al lavoro come distrazione, allora potevo pure darmi una chiodata! Avessi almeno un paio di amici, già potrei essere contenta. E poi si sa che gli amici al momento del bisogno se la danno a gambe levate!

Così sono rimasta per tre settimane a leccarmi le ferite, riflettendo se fosse il caso o meno di mettere fine a questa esistenza ormai priva di senso. Non riuscivo più neppure a mangiare, mi si era chiuso lo stomaco.

Tanto per gradire, tre giorni prima dell’eventum, nell’azienda di marketing in cui lavoravo mi dissero che sarei stata trasferita in un altro settore, quello della contabilità, che data la mia scarsa dimestichezza con i numeri, non era proprio il massimo. Al mio posto doveva andare una tizia raccomandata dal capo area (che guarda caso era pure una gran fica…)

Stavo praticamente sotto un treno. Lui mi aveva lasciata e al lavoro ero stata silurata. Cosa poteva capitarmi di più assurdo? Solo che venissi arrestata per adescamento!

La settimana successiva volevo andare al mare per qualche giorno. Io adoro il mare, starei ore a crogiolarmi al sole e ad immergermi nelle sue acque quando sono calme e limpide: per me è il modo migliore per rilassarmi e allontanare la tensione (e ne avevo davvero accumulata tanta in quel periodo!).

Prima di partire, però, dovevo sbrigare delle faccende in una zona della città che non conoscevo e che era abbastanza lontana da casa mia. Così, quella mattina del 13 giugno uscii di buonora e presi la mia macchina, una Mini Innocenti che presto sarebbe diventata macchina d’epoca.

L’ultima cosa che ricordo di quella mattina sfigata è che vidi un gatto – grigio! - attraversare all’improvviso la strada che stavo percorrendo ad una andatura piuttosto sostenuta. Istintivamente frenai di colpo ma, non so per quale misterioso motivo, i freni non risposero. Così persi il controllo della vettura che andò a sbattere contro il muretto laterale e, per fortuna,  non contro altre macchine (dato che in quel momento non stavano sopraggiungendo).

Sempre per colmo di fortuna, quel giorno non avevo messo la cintura di sicurezza, così nell’urto avevo battuto la testa violentemente perdendo conoscenza.

Non ricordo nemmeno il trasporto in ambulanza all’ospedale; rammento solo che quando ritornai in me avevo la testa fasciata (che mi pareva pesasse almeno una cinquantina di chili), diversi punti sulla faccia, e ci misi un po’ a realizzare dove mi trovavo. Insomma, mi sentivo come una a cui è appena passato sopra uno schiacciasassi!!

I dottori mi spiegarono che avevo avuto un trauma cranico piuttosto impegnativo, ma che comunque ero fuori pericolo e dalla TAC non risultava alcun versamento interno. Dopo tre giorni mi dimisero.

Da quel momento compresi quanto certe avversità della vita che sembrano insormontabili e insopportabili, in confronto ad eventi così imperscrutabili, si sgonfiano e diventano infinitamente piccoli.

Ancora oggi non mi spiego la dinamica e la modalità dell’accaduto. Comunque mi è servito a ridimensionare quei problemi, che mi facevano apparire la mia esistenza come qualcosa di abbastanza sgradevole. Potevo ricominciare con la stessa testa ma con pensieri diversi.

Un mese dopo appresi da un amico comune che, nello stesso giorno in cui era capitato a me, Marco - del quale avevo ormai appena sfocati ricordi - aveva avuto un incidente con la moto, a seguito del quale non aveva però riportato serie conseguenze. Che fortuita coincidenza!

Da quel giorno non ho più avuto sue notizie, ma continuo a vivere lo stesso, o meglio a sopravvivere...