Chi non si è mai incuriosito a sentire parlare qualcuno al compagno di vita più inseparabile, ossia il cellulare?
Quel pomeriggio non avevo niente da fare, così decisi di passeggiare per le strade del centro, dando qualche occhiata alle vetrine e soprattutto osservando i passanti che incrociavo.
Per me infatti è un piacevole passatempo guardare le persone, osservare come camminano, la loro gestualità, ascoltarne il tono di voce.
Mi affascina esaminare visi che non conosco, scrutarne le espressioni, immaginare i pensieri, il tipo di lavoro, se sono innamorati o infelici. Tento di indovinare il carattere dall’atteggiamento e dal tipo di abbigliamento indossato.
Così partono le mie pirotecnie mentali e le congetture più suggestive su chi fa cosa e sul come e perché.
Mi piace ascoltare, quando sono in autobus, frammenti di conversazioni telefoniche che a volte sono veri e propri spezzoni di vita (altro che le fiction in TV!) Chi non si è mai incuriosito a sentire parlare qualcuno al compagno di vita più inseparabile, ossia il cellulare? Qualche volta mi sono anche un po’ commossa ad ascoltare le disgrazie di Tizio o Caio. Perché, anche se solo per 5 o 10 minuti, è come appropriarsi della vita di qualcun altro. Per fortuna, però, a tutto c’è rimedio, e grazie all’I-pod si può diventare insensibili insonorizzando le orecchie.
Quel giorno ero particolarmente rilassata. Avevo smaltito lo stress di una giornata lavorativa. Ed io più sono rilassata e più sono creativa, nel senso che la mia immaginazione si dilata a dismisura divenendo totalmente elastica.
Ero concentrata soprattutto sulle donne. Lo so che è tipico che le donne osservino (spesso criticandole) le altre donne. Ad esempio è consueto vedere che una donna quando passa vicino ad una coppia sofferma la propria attenzione prima sull’individuo femminile e poi su quello maschile. Invece l’uomo non si mette certo a scrutare l’altro uomo, semmai prima guarda bene la donna e poi lancia giusto un’occhiatina al maschio che le è accanto. Nell’universo femminile, invece, il meccanismo funziona al contrario: incuriosisce di più la donna piuttosto che l’uomo.
Sempre passeggiando pigramente, constatai che tutte le donne (più o meno giovani) che incontravo avevano delle tette enormi o, quanto meno, molto abbondanti. In principio vidi un paio di ragazze alte e robuste – teutoniche forse, oltre che tettoniche – poi notai una giovane signora con un decoltè molto generoso, che la pelle ambrata dal sole evidenziava ancor di più.
Chi aveva il seno sbuzzante da un reggiseno push-up, chi lo aveva sodo e tondo, chi invece a forma ovoidale. Insomma, c’era l’imbarazzo della scelta! Mi misi di punta ad osservare una per una tutte le donne che passavano, ma non ce n’era nessuna da 1° misura!
“Ma allora” pensai “le maggiorate non sono solo un fenomeno da veline televisive, sono le comuni mortali che si incontrano per strada tutti i giorni!” “Come è stata generosa madre natura. Solo su di me sembra sia passata una pialla…”
Come mai non ci avevo fatto caso prima? Forse perché preferivo ignorare una realtà sgradevole… Si sa che una donna col seno piccolo o inesistente, anche solo inconsciamente, è invidiosa di quelli più grandi. In qualche modo, è una sorta di menomazione della propria femminilità che non vuole accettare. Infatti, magari baldanzosamente afferma: “Che fortuna avere un seno piccolo, non hai neanche bisogno di portare il reggiseno e pure col passare degli anni sta su da solo.” Il problema è che cosa sta su da solo? Quello che non c’è?
A quel punto pensai che la vita è piena di ingiustizie…ed è proprio vero che la legge non è uguale per tutti, anzi, in questo caso per tutte!!


