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Vita spericolata

Jean Claude ClaeysLa vita che vorrei.

Sono cresciuto con le canzoni di Vasco Rossi e con la lettura dei romanzi di Italo Svevo.  Tra le mie icone adolescenziali più significative, la canzone “Vita spericolata” e il romanzo “Una vita”. Apparentemente due mondi molto lontani, anzi, addirittura antitetici. Infatti la prima interpreta la vita esattamente come avrei voluto viverla, mentre il romanzo di Svevo descrive un’esistenza scialba e inutile, con quella incapacità di comunicare (vissuta quotidianamente da me nella realtà), che l’autore ha ben tratteggiato nel protagonista Alfonso Nitti. La mia vita, infatti, gli corrispondeva perfettamente; era mediocre e banale, piena di tristezza, e scivolava via giorno dopo giorno senza alcuno slancio.

Questo fino al momento in cui non ho incontrato Barbara. Da allora la mia vita cambiò radicalmente.Neanche gli amori più ardenti e appassionati rappresentati in alcuni film, possono rendere l’idea di quello che provavo per lei.

Mi piaceva da impazzire. E fu come se il mondo intorno a me all’improvviso si illuminasse, apparendomi colorato e smagliante. Persino le cose più banali mutavano significato. Barbara faceva brillare tutto ciò che sfiorava, ma non era Spic&Span! Era invece merito della sua vitalità e sensualità che lei spargeva generosamente intorno a sé, e che straboccavano come un fiume in piena. Per la prima volta nella mia vita mi ero sentito vivo sul serio. L’esistenza insignificante che vivevo, un grigio lavoro in banca, lo studio (per cercare di affrancarmi dal grigio lavoro), tutto d’improvviso appariva magicamente interessante. 

Ricordo che una sera lei mi chiese di portarla al luna park; ed io che lo avevo sempre detestato sin da bambino, mi divertii da matto ad andare sulla ruota e sui dischi volanti, mentre gridavo di paura e di gioia. Che ebbrezza straordinaria, che sensazioni prorompenti provai in quella occasione. Le sento ancora vibrare sotto la pelle…Ma un giorno l’incantesimo finì. Cominciai a sentirla distante, distratta. Non voleva più fare l’amore così spesso come lo facevamo i primi tempi dopo che ci eravamo conosciuti. Non era neppure un anno che stavamo insieme e già le cose cominciavano a non andare. Sentivo che non mi desiderava più, mi sembrava quasi che la mia presenza la infastidisse. Talvolta i suoi occhi grandi e sognanti diventavano inespressivi e freddi. “Cose c’è, amore?” le chiedevo “Niente” mi rispondeva “niente, è che con te mi annoio, non mi diverte più stare insieme.” E disse che era meglio che ci lasciavamo.

Mi sentii come trafitto da milioni di frecce contemporaneamente. E la vita sbiadì nuovamente i suoi colori.

Un pomeriggio le telefonai per proporle di andare a fare una passeggiata in campagna con la mia macchina, e lei accettò. La portai in un sentiero piuttosto isolato; quando fermai la macchina la luce fuori era già calata, e anche dentro di me. Inizialmente Barbara pensava che volessi fare l’amore lì subito. Sorrideva beffardamente. La immaginavo nuda sul mio letto mentre mi sussurrava parole suadenti prima dell’amplesso…ma poi tutta quella sofferenza insopportabile…colpa sua se lo stavo facendo… Mentre fissava i miei occhi, lo sguardo allucinato che avevo deve essere stato molto eloquente per farle comprendere le mie intenzioni.

Non dissi una parola e le strappai di dosso il foulard di seta che aveva intorno al collo. Lei cercò di scappare dalla macchina ma, paralizzata dalla paura, non riuscì neppure a sganciare la cintura di sicurezza che ancora la bloccava. Si divincolava forsennatamente ma io ero così determinato che strinsi sempre più il foulard intorno al suo collo. La mia forza alla fine vinse la sua resistenza. “Non mi uccidere ti prego” gemette mentre la stretta poderosa delle mie mani le spezzava le parole in gola “Io voglio vivere” – “No, non posso lasciarti vivere. La vita fa talmente schifo e io ti voglio troppo bene per vederti soffrire”  Strinsi ancora più forte finché non le sboccò un rantolo; poi smise di divincolarsi. Rimase lì immobile sul sedile: i suoi grandi occhi mi fissavano sbarrati e senza vita. Ed in quel momento, prima di rendermi conto di quello che era successo e di quello che avevo fatto, immaginai la mia vita come la avrei voluta: “…voglio una vita spericolata, voglio una vita come quelle dei film…voglio una vita che se ne frega di tutto si...”  Ma solo per un attimo. Poi mi ritrovai seduto su una sedia del commissariato a confessare a poliziotti perplessi seduti davanti a me come e perché avevo ucciso Barbara, e come avrebbe dovuto essere la mia vita. E mi sentivo finalmente “come una star a bere del whisky al Roxy bar…