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Bionda

Erik DrudwynHo davanti a me la donna più interessante della città che fuma...

Entrai nel mio solito locale, mi sentivo a casa, il fumo avvolgeva  ogni tavolino della stanza, mi faceva tornare alla memoria immagini del mio paese d’inverno, dove la nebbia si tagliava con il coltello e quando ti muovevi era una sorpresa quello che avresti trovato davanti a te, un palo o chissà forse la strada libera. Mi sedetti al solito tavolino.  Accesi la mia, forse, ultima sigaretta, respirai il primo tiro a pieni polmoni, l’aroma del tabacco scendeva quasi liquido, quella sensazione di doccia calda, fumo e sapore di pianta umida, foglie  raccolte da mani capaci dove i pensieri di uno, che ama l’odore di quelle foglie e di quella pianta, attraversano te e le tue emozioni.

Tutto scivola dalla bocca che si riempie di fumo, passa dalla gola e ti solletica fino in fondo ai polmoni, che dopo il primo respiro hanno necessità di sentire ancora e ancora altro fumo fino in fondo, fino alla fine della sigaretta. Fumo solo. Lo faccio per noia, per rilassarmi, per guardare tutto e tutti dall’altra parte di quel filo di fumo che mi nasconde, che mi protegge. Salutai il barman, gli chiesi il solito brandy: alcool e sigaretta alleggeriscono la giornata.  Guardai in quella fitta coltre, vidi una donna seduta sola ad un tavolino, vestita di rosso, calze nere, che si usano ora, dopo la guerra, con la riga, tacco alto. Il mio sguardo saliva e le sue gambe si stropicciavano una vicino all’altra sino a che le accavallò, la giacca era stretta e il suo décolleté evidente, i capelli biondi le scivolavano sulle spalle, aveva un cappello con la tesa rosso, come il suo rossetto, una donna così, da sola. Stava fumando usando un bocchino, le sue dita lo stringevano forte, le dita affusolate e lo smalto rosso provocante, come la sua fumata. Il fumo le usciva dalle labbra quasi fosse colorato, più che fumo sembrava un incendio.

A quel punto pensai, forse è meglio che io non smetta di fumare, certo dovrei, prima di vedere lei avrei smesso per mille motivi, il primo: perdo troppi accendini, già…il secondo: la mia ultima fidanzata diceva che non sempre la sigaretta ti rende interessante, ma lei non fumava ed è diventata ex… Poi non riesco a pensare, ho davanti a me la donna più interessante della città che fuma e io sono qui a pensare che sarebbe meglio smettere, e se fosse un segno, se forse oggi non fosse il giorno giusto per smettere, e se oggi fosse il momento giusto per stringere la “bionda” fra le mani e gustarla come una sigaretta, certo potrei dirle che non fumo? No oggi no, non è il giorno giusto. Chissà domani quando mi sveglierò forse troverò un valido motivo per smettere. Mi alzai, spensi la sigaretta e andai da lei.

“Buonasera, posso?” mi sedetti vicino a lei, la guardai, il suo fumo pervadeva i miei sensi, “Posso sapere il suo nome ?”, “Aurora” rispose lei, la guardai pensai mi stesse prendendo in giro: “ Come le sigarette?”, “Fumi?” mi rispose guardandomi con i suoi grandi occhi, io risposi “Certo”, lei mi chiese ”Perché fumi?”. Che domanda: cosa mi stava chiedendo? sbalordito dissi: ”Per rilassarmi”, “Potresti fare sport, c’è un altro motivo più valido?”.

Dove voleva arrivare? pensai che se non avessi trovato la risposta giusta avrei potuto smettere di fumare, in fondo aveva ragione, ci sono tante cose da fare per rilassarsi, cercai e pensai, sembrava che il tempo scorresse veloce e la clessidra faceva scivolare la sabbia sotto le mie dita, i suoi occhi erano dentro di me. Voleva una risposta, quella giusta, per smettere definitivamente di fumare o per avere ancora una volta la scusa per continuare.

Il fumo mi avvolgeva e la risposta arrivò. Mi alzai, presi il mio cappello, lo infilai in testa, mi avvicinai alle sue labbra e le dissi:” Per passione”, lei rise e le uscì dalle labbra del fumo e io le respirai addosso, sino ad aspirarlo tutto.

 

Tratto dall'antologia "Hai da Accendere?", Giulio Perrone editore, 2008.