...e Contromodelli
La bellezza è rivoluzionaria, citava senza la minima contestualizzazione l’assistente di Mara Carfagna, rivolta ad un giornalista che chiedeva alla ministra delle pari opportunità di dimettersi a nome di tutte le donne.
L’aforisma però, rimesso nel suo verso originario dopo la capriola fattagli eseguire dall’assistente, equilibrismo che l’ha ridotto a giustificazione vestita da frase diario, è proprio vera.
E’ più o meno la tesi che sostiene anche “Il corpo delle donne”, un documentario di cui si è molto parlato, dalla “blogosfera” al salotto dell’Infedele di Gad Lerner alle riviste. Se ancora vi manca, questo è l’indirizzo http://ilcorpodelledonne.net/documentario/ .
In sinergia con il blog tenuto sempre aggiornato dall’autrice Lorella Zanardo, è stato il primo vero colpo inferto alla velinondemia imperante e, oltre a contribuire ad aggregare donne che prima si trovavano isolate a lottare per la stessa causa, è stata la molla che ha fatto scattare altre iniziative legate alla “questione di genere” in tutta Italia.
Il documentario si chiede perché le donne non si ribellano allo stereotipo asservito alle più semplicistiche fantasie maschili, divano e birra tette e culi la sera davanti alla televisione; per diventare soggetto, e non solamente oggetto come per secoli è stato, il primo ostacolo da superare per le donne è certamente il modello televisivo. Si tratta di riscoprire un altro tipo di bellezza, più profonda, fatta di personalità, ma anche difetti e imperfezioni, ovvero caratteristiche; insomma tutto ciò che appartiene all’essere l’umano e che nell’uomo è tollerato, talvolta anche apprezzato (vedi le rughe d’espressione).Uno degli innumerevoli meriti del blog del corpo delle donne è stato proporre di tanto in tanto contromodelli; viene portato l’esempio dell’esplosiva Tina Turner, delle attrici scelte da Pasolini, un tipo di bellezza fuori dagli schemi nasino-labbroni-tettone che si nutre anche di cultura.
Poi non c’è niente di male a inquadrare un bel culo, purché lo si faccia con la malizia pur sempre parsimoniosa di Fellini, invece che con la volgarità esagerata e quasi pornografica della trasmissione televisiva Sarabanda.
Qualcuno si sta ribellando, e lo sta facendo in un modo che non risulta nemmeno sgradevole per i maschietti i quali appena sentono la parola “femminismo” se la danno a gambe manco avesse bussato alla porta l’esattore delle tasse.
Il cosiddetto “erotismo alternativo” di siti come Suicide Girls o il nostrano Sick Girl, è stato visto di buon occhio in quanto propone corpi quasi mai bionici, salvaguardando la varietà. Quasi sempre questi progetti funzionano grazie al puro esibizionismo, ma quella stessa malsana piaga di cui è impregnata l’attuale società, può anche contribuire a stravolgere i canoni di bellezza facendoli uscire dallo stereotipo, a patto che sia supportata dal mezzo artistico.
Nella maggior parte dei casi a sbirciare le fotografie dei succitati siti sono le stesse donne, felici di vedersi presentare non più semplici appendiabiti nelle mani di uno stylist come le modelle delle riviste, ma ragazzine sprizzanti di personalità, ansiose di mostrare il loro carattere oltre che le loro caratteristiche, in un contesto di fotografi in alcuni casi anche molto bravi, che riescono a portare un bel po’ più su dello standard facebook il risultato.
Tra i fotografi (neanche a dirlo in questi casi le più capaci sono le fotografe) che si occupano del genere “ragazzaccia” e giocano sulla personalità della modella, molti lo fanno slegati dal contesto più o meno lucroso dei vuvuvù che finiscono per girl punto com. A farsi un giro su Deviantart, comunità di artisti e artistoidi vari, si trova di veramente di tutto, decisamente troppo, più interessanti sono i siti personali come virginpunk.com, dove la fotografa Miz ha le idee ben chiare: “Non mi interessa la bellezza estetica fine a sé stessa, qui sono racchiusi scatti originali con modelle originali. Sono un disegno da completare ma ho già delle idee in movimento. Alternativo è quello che mi prefiggo”, scrive nella presentazione. E a vedere il suo lavoro convince.
Probabilmente, per condurre la lotta estetica, è più efficace proporre piuttosto che provocare. A mio parere riesce meglio nell’intento una Miss Van, artista graffitara originaria di Tolosa, che una Cindy Sherman, sicuramente più quotata.
Il confronto potrebbe sembrare ridicolo agli amanti dell’arte, ma recuperiamo un attimo le coordinate: l’ultimo lavoro della Sherman, che sarà esposto ancora per un po’ di tempo negli spazi romani della galleria Gagosien, è di tipo provocatorio. Mostra vari tipi di donne anziane che rincorrono in diverso modo il mito della giovinezza, apparendo ovviamente ridicole ai nostri occhi. Ma all’inaugurazione della mostra, più di una signora rispondente ai canoni così duramente criticati dall’artista, non è riuscita a riconoscersi e a compiere l’autocritica sperata, tale era la portata del processo di auto-mistificazione in corso.
Le bamboline di Miss Van appaiono invece improvvisamente dagli angoli di strada, e già questo le rende molto più democratiche e “popolari”. I critici d’arte seri possono dire che sono personaggini da niente, magari sembrano veramente disegnini illustrativi se trasposti su tela, ma l’emozione di vedere una di queste bambole morbide e ammalianti apparire improvvisamente durante una passeggiata per le strade della città, è impagabile.
Lo stile con cui questi personaggi sono dipinti rende le pance seducenti, i seni piccoli deliziosi, le gambette tornite irresistibili. Quale miglior antidoto per le ragazzine influenzate dal mito della magrezza?
La bellezza è rivoluzionaria, e la rivoluzione della bellezza può veramente avvenire. A quel punto cambierà anche tutto il resto.



