Solo il presente, per quanto fugace, è a nostra disposizione.
C’è un momento in cui la porta si chiude e tu sai che in quella casa non tornerai più. Almeno una volta nella vita è capitato a tutti. A me in trenta anni di vita è successo svariate volte.
Descrivere cosa si prova in quei momenti non è facile. In realtà forse non si prova nulla. Sul momento si rimane freddi, anche se dentro di noi qualcosa muore. Con la casa che lasciamo se ne va anche un pezzo del nostro io più nascosto. Le case sono un palcoscenico dove va in scena la nostra vita e di cui noi siamo gli attori. Sono legate a momenti di felicità e di tristezza, ma in ogni caso a frammenti di vita.
Lasciando un’abitazione lasciamo mura impregnate dei nostri pianti, delle nostre risate e delle nostre semplici parole. Quando troviamo la casa dei nostri sogni c’è sempre un particolare che ci fa dire “si è la mia”, in poche parole improvvisamente ci sentiamo a casa e abbiamo la magnifica sensazione di sapere di non aver più bisogno di cercare: siamo arrivati. È un po’ come quando troviamo la persona giusta con cui stare. Anche lì ci sentiamo a casa e capiamo che non dobbiamo più cercare, perchè fra le sue braccia ci sentiamo come a casa.
È strano come nel nostro inconscio la casa sia spesso quella della nostra infanzia. Come dicevo ho traslocato tre volte, ma nei miei sogni, perfino negli incubi, la mia casa rimane quella dove ho vissuto i primi diciannove anni della mia vita. All’inizio la cosa mi addolorava a tal punto da non poterlo nemmeno raccontare. Mi addolorava perché significava ammettere un dolore che a me stessa, come sono solita fare, non volevo ammettere. Ma l’inconscio è più furbo di noi. Non accetta compromessi, non perdona, non nega nulla, è come il cestino del desktop del nostro pc in cui ritroviamo tutto ciò che abbiamo buttato via.
Improvvisamente a ventinove anni mi sono scoperta nomade. In neanche un anno ho cambiato due volte casa. Il lasciarsi dietro tante porte ci forma per la vita e ci insegna cos’è veramente importante. Ci porta a dare agli oggetti il valore che hanno, ossia minimo. Quello che nella vita ha davvero senso, sono gli affetti. È l unica cosa che ci portiamo sempre dietro. In ogni casa sono con noi. Quando ero ragazzina possedevo un cuscino con sopra scritto “una casa è dove attacchi il tuo cuore”. Penso che questa frase riassuma brevemente quello che volevo dire. Non potrei usare parole migliori per descriverlo.
Ecco quindi che se accettiamo la mobilità della vita, il fatto che il divenire e non il rimanere è il fondamento del nostro essere, riusciremo a vivere meglio, perché capiremo che ogni nostra dimora è in realtà provvisoria, così come provvisorio è ogni nostro giorno e nostro minuto. Ecco, forse tutti i traslochi che ho affrontato mi hanno insegnato questo e di ciò li ringrazio, perché solo se accettiamo l’inconsistenza del futuro possiamo goderci il presente. Il passato non ci appartiene più perché è finito; il futuro non ci riguarda perché è un mistero. Solo il presente, per quanto fugace, è a nostra disposizione. Per scegliere chi vogliamo essere e dove vogliamo andare abbiamo a disposizione solo un attimo per volta. Se accettiamo questo non saremo più felici, ma più consapevoli che la felicità è un prestito, e come tale dobbiamo averne la massima cura. Rivivrei tutti i miei spostamenti se servissero a fermare nel mio cuore questi concetti che comincio a sentire miei.
Credo fermamente che nella vita nulla avvenga per caso. Ognuno di noi ha un cammino ben preciso. Ma il senso di ciò che ci succede non lo capiamo nel presente. Solo in seguito rileggeremo il passato dando un senso a tutto il nostro vissuto, scoprendo che in realtà tutte le nostre azioni erano piccoli tasselli che sono serviti a creare il nostro presente. Noi siamo gli incontri che facciamo. Sia quelli sbagliati che quelli giusti. Nessun incontro sarà stato inutile. Anche il più sbagliato ed il più insensato, se ci pensiamo bene, scopriremo che ha avuto un senso. Solo allora troveremo la pace, e cesseranno i rimpianti ed i rimorsi. L’accettazione e la consapevolezza del nostro passato ci renderà liberi di vivere il nostro destino accettandone il suo mistero. E capendo che l’unica cosa che possediamo del futuro sono i nostri obiettivi.
È sull’oggi che costruiamo il domani. Solo se accettiamo che il passato è inevitabile ed il futuro imprevedibile, scopriremo che il presente è l’unico tempo vivibile. Non importa quale casa ci farà da scenografia.


