Un famoso programmatore di mondi virtuali, Hannon Fuller, a capo di una grande azienda di cui aveva nominato proprio erede il giovane collega Douglas Hall, viene ucciso. Avendo quindi un ottimo movente per essere sospettato, Douglas si ritrova al centro delle indagini in cui con altri personaggi virtuali interagisce anche la presunta figlia della vittima, Jane Fuller, della quale si scoprirà in seguito un alter ego reale, tale Natasha Molinaro, cassiera di un supermercato, che comunque non ha memoria di alcuna interazione con le azioni di Jane Fuller, in quanto sofferente di frequenti amnesie temporanee. Il pasticciaccio prosegue nel marasma generale fino a una terrificante verità: il mondo reale in cui Hall e gli altri credevano di vivere, è anch’esso una simulazione che al suo interno ricrea un altro gioco ambientato negli anni trenta. Jane, programmatrice reale all’esterno del mondo di Hall, gli rivela di essere lui l’assassino di cui un utente si è servito per eliminare l’originario programmatore Annon Fuller, inventore del programma; e Douglas Hall scopre che i personaggi del mondo virtuale hanno un alter ego reale che si inserisce nei loro corpi per interagire, così che egli non è che una pedina del gioco, mentre pensava di essere vivo. Ecco dunque Il Tredicesimo Piano, film fantascientifico di produzione Germania - Usa diretto da Josef Rusnak. A forza di fantascientificare, all’epoca (siamo nel 1999) in concorrenza con Matrix, altra famosa bufala fantascientifica epocale, quasi quasi si finisce per avvicinarsi inavvertitamente alla realtà reale – è il caso di precisarlo in un contesto pluralista sintomatico che vige suddividendosi e frammentandosi all’infinito relativo in incalcolabili simulazioni di natura negativa invertita - ovvero alla realtà assoluta, una, unica e indivisibile. Ma certo, per chi vive alla rovescia, in piena e totale ignoranza senza sapere neppure dove si trova, è dura.






