Avatar
In origine la parola “Avatar” significava “incarnazione fisica di esseri celesti o trascendenti”, significazione ripresa in molte ambientazioni, saghe e giochi di genere fantastico. Ma il termine “Avatar” può assumere svariati significati. Nell’ambito religioso una mitologia e una teologia induista. L’Avatar nella “realtà” virtuale e su internet. La leggenda di Aang. Il nome del personaggio del cartone animato Starbzers (il Capitano Avatar) degli anni 70-80. La casa editrice di fumetti statunitense. Il gruppo musicale death metal svedese. Tre film: il primo italiano del 1915, diretto da Carmine Gallone; il secondo del 2004, diretto da Jian Hong Kuo; il terzo del 2009 diretto da James Cameron. Ed è di quest’ultimo lungometraggio, riconosciuto capolavoro degli incassi, ma anche della delusione per aver mancato gli oscar più importanti, che intendiamo parlare, anche se con grande imbarazzo, perché non sappiamo bene in che modo farlo senza offendere nessuno, soprattutto quei sintomi disconoscimentisti, travestitisti o evidentisti i quali, per apparire moderni e alla moda, sono corsi in massa e senza alcuna vergogna ad acquistare il biglietto d’ingresso alle sale cinematografiche. Il fatto è che Avatar è un film di fantascienza scritto, diretto e prodotto da James Cameron e interpretato tra gli altri da Sam Woorthimgton, Zoe Saldana e Sigourney Weaver, distribuito nel dicembre 2009 in tutto il mondo ma arrivato in Italia e nella Svizzera italiana il 15 gennaio del 2010 per non mettere la pellicola in concorrenza con i cinepanettoni natalizi di De Sica e Pieraccioni, pubblicato nel formato tradizionale ma anche in un’ampia diffusione in 3D e in 3D IMAX, sostenuta dallo stesso Cameron, il quale lo vede come futuro del cinema convinto che si avrebbe un’esperienza più completa guardando Avatar in tre dimensioni, dato che questo film è stato “pensato” per essere visto in quel modo ed è il primo ad utilizzare il nuovo logo della 20th Century Fox animato da Blue Sky Studios. Detto questo, non essendoci contenuti nel film che abbiano intellettivamente un senso, meritando quindi qualcosa di intellettualmente da dire, e visto che Avatar se non il maggiore è sicuramente uno dei più grossi vuoti a perdere della storia del Cinema, non resta che riconoscere come sia grazie al proprio vuoto contenutistico e al pubblico accorso di conseguenza in gran numero con piena rappresentanza dei tre aspetti sintomatici fondamentali del Male Perfetto, che Avatar abbia potuto stabilire il record degli incassi di tutti i tempi.






