R a d i o l a n d

M u s i c a & I n f o r m a z i o n e

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Recensioni films Recensioni d'autore Il mondo dei replicanti - recensioni, film, cinema, fantascienza, thriller - Radioland

Il mondo dei replicanti

Il mondo dei replicanti

Il marketing promozionale di questo film di Jonathan Mostow recita testualmente: “Thriller fantascientifico che aiuta a riflettere sui confini etici della scienza”, per cui a parte il fatto che per poter riflettere bisognerebbe essere dotati degli strumenti della Conoscenza necessari alla riflessione, non ci sembra che sia il caso di parlare di confini etici della scienza a proposito del lungometraggio intitolato “Il Mondo dei Replicanti”, perché talmente piatto, grigio e noioso che, nel corso della sua visione, non si può fare a meno di augurarsi che tali confini, semmai esistenti, vengano immediatamente superati; così che la lettura del film necessiterebbe di essere indirizzata verso altri obiettivi, quali ad esempio il contesto sociopolitico allargato a ogni alto settore dello scibile e quanto mai possibile ravvicinato alla realtà e all’attualità della simulazione particolare, sociale e generale importata dalla relatività, che nel districarsi quotidiano della manipolazione individuale, sociale e mediatica, è come se i fatti vengano vissuti al di fuori di ciascuno, da altri, e poi trasferiti in ciascun individuo tramite i servizi mediatici impadronitisi di ogni scenario: scuole, chiese, caserme, uffici, cinema, tivù, giornali, radio, ecc. ecc. a cui per aggiornarsi vi sarebbe da aggiungere il mondo propriamente virtuale, ossia quello di internet considerato l’ultima spiaggia della libertà, relegandolo nella parte passiva e ricettiva di mero spettatore che resta a casa e aspetta che altri vivano per lui. Nel film, gli altri sono dei surrogati, delle semplici macchine robotiche che affrontano la realtà esterna, e i cui originali in carne e ossa sono persone reali che restano a casa, al sicuro, in attesa di essere informati di quanto i surrogati che li rappresentano abbiano fatto in loro vece. Questa lettura trascendente, molto vicina, anzi vicinissima alla realtà moderna, ne spiegherebbe in ogni sua particolarità, contraddizione e sfaccettatura, il reciproco esistere relativamente inesistente, di un interno (la casa) e di un esterno relativi, svelandone inevitabilmente il terribile retroscena: non c‘è nessuno che viva esternamente al di fuori di se medesimo e tanto meno potrebbe farlo un surrogato, un replicante, per cui ribaltando l’esposizione resa al negativo invertito potrebbe semmai spiegarci che chi resta a casa, al sicuro, invisibile ed essenzialmente improbabile quanto un indizio spirituale e immaginario, a cui per crederci occorre ricorrere a un atto di fede – e “per casa”, nonché per “al sicuro”, può oggettivamente intendersi quanto di più vasto e virtuale possibile: dallo studio televisivo alle pagine del rotocalco o del quotidiano, dal registrato e dalla pellicola al libro, alla foto, al disco, al dvd, al cd - non può essere l’originale in carne e ossa, ma semmai il surrogato, il replicante, mentre chi esce e va nella realtà, a lavorare e a sopravvivere per il surrogato, per il replicante, invero nel contesto ritenuto reale per il sintomo campione, per il vip, per i personaggi che vivono e compaiono (a quanto realmente si sa, e non sussiste alcuna prova certa che essi esistano davvero nel normale senso biologico conosciuto, diversamente dai trucchi mediatici e dagli effetti speciali) esclusivamente sugli schermi televisivi, cinematografici, nei giornali, nelle foto, nei libri ecc. ecc., chi resta invece (Come si dice? A tirare la carretta?), può essere lui l’originale in carne e ossa? E se fosse così, la vera casa risulterebbe allora la famiglia, il rifugio a cui ogni sera, al termine del lavoro della sopravvivenza, il lavoratore ritorna? Ci piacerebbe che fosse così semplice, ma nel mondo irreale della Terra le cose stanno purtroppo diversamente: di originali in carne ossa intesi persone umane reali, nel contesto dei semplici sintomi o in quello esplicitamente virtuale dei sintomi campione che esistono solo mediaticamente, non ce n’è neppure l’ombra. Dovremmo allora raccontare un’altra storia: quella del Mondo delle Copie conformi e del Ricalco, quella del Mondo dei Ripetitori Androidi, per cui anche il film sarebbe un altro film e avrebbe perfino un titolo diverso. Restando a “Il Mondo dei Replicanti”, e alla sue tematiche che tenderebbero alla trascendenza in un oltre che risultano incapaci di raggiungere e percorrere, non troviamo altro da aggiungere a parte un cenno sul suo protagonista, Bruce Willis, che vi emerge indubbiamente come il solito mattatore.

 
Banner
Banner
Banner
Banner