Tra le nuvole
Ryan Bingham-George Clooney è un abile taglia teste del business, inventato da una crisi e da una recessione a loro volta inventate dall’Economia Negativa Invertita per far guadagnare un bel po’ di soldi alle banche e alle aziende, il quale viaggia continuamente in aereo da una parte all’altra del globo, e da una azienda all’altra, per svolgere il proprio lavoro di alta specializzazione consistente nell’individuare e licenziare il personale in esubero. Mediante le sue trasferte di lavoro, Ryan aspira ad entrare a far parte del prestigioso club dei dieci milioni di miglia riservato ai più fedeli viaggiatori delle linee aeree, quando...
...l’arrivo nel business di Nathalie, una ragazzina neolaureata la quale, dimostrando come il viaggiare sia troppo dispendioso, si inventa il reperimento del personale in esubero e il suo licenziamento in videoconferenza, mettendo in crisi Ryan, le sue aspirazioni di viaggiatore aeroportuale di entrare a far parte del club dei dieci milioni di miglia e le sue avventure amorose con le donne che incontra durante i suoi viaggi. L’ultima è la sua esatta versione al femminile, la trentenne Alex, con la quale convincendosi improvvisamente che in fondo sfrecciare sopra le nuvole equivale a stare fermi, vorrebbe crearsi una nuova vita, una famiglia, una vera vita lontana dai viaggi aerei e dalle futili relazioni di viaggio. Inevitabilmente, però, Ryan, scopre che Alex la sua famiglia ce l’ha già con tanto di marito e di figli che ama, e alla quale torna puntualmente dopo ogni viaggio e ogni avventura di viaggio. Dall’inizio, fino alla conclusione del film in cui Ryan è costretto, ma sembra farlo molto felicemente, a riprendere i suoi viaggi e le sue fugaci avventure, George Clooney ne è l’interprete perfetto, fedele alle intenzioni del regista Jason Reitman che spedito come un volo intercontinentale lancia il suo film sopra le nuvole convinto di aver inventato un imprevisto finale senza accorgersi come non vi sia alcun imprevisto all’arrivo, perché il tutto fa parte del pacchetto di viaggio. Certo, sarebbe bello che si possa fare sesso soltanto con chi si ama, ma sembra che in un contesto come questo ciò non sia possibile, e sarebbe bello che non ci siano tagliatori di teste, business al negativo invertito e brigantaggi economici di ogni genere, ma sembra che anche questo non sia possibile, per cui le loro scelte sia Alex che Ryan e Reitman le hanno già fatte, e lo spettatore deve soltanto subirle, e questo, soprattutto questo, dato che subire le scelte degli altri configura una precisa scelta, fa parte del pacchetto di un viaggio che non porta da nessuna parte ma – come Ryan aveva a un certo punto intuito - resta immutabilmente dov’è, niente nel niente.







