Nicolas Cage, a differenza di Julianne Moore, regge ancora la scena cinematografica e se la cava piuttosto bene nei panni di Cris Johnson, illusionista di Las Vegas che possiede il dono di anticipare di due minuti la comune percezione degli avvenimenti. Julianne Moore, agente federale a caccia di terroristi nucleari che minacciano l’America e hanno in programma una strage, vorrebbe ingaggiarlo per stanare i criminali ed evitare il massacro, ma Cris rifiuta fino a quando sarà costretto ad accettare per salvare (stereotipo dell’ovvietà) la sua bella caduta in mano dei terroristi. Il che significa che il modello immodificabile della giovane e bella eroina legata sulle rotaie della ferrovia con il treno in arrivo, risulta ancora a Hollywood l’arma vincente e non solo per la suspense e il salvataggio finale. Dicevamo di Julianne Moore: la intravediamo in questo film sbiadita, maschilizzata e quasi irriconoscibile. Che fine ha fatto l’aristocratica, bellissima e affascinante signora di “Lontano dal Paradiso”? Ignorato il prototipo della Nuova Terra e visto lo stereotipo di un contesto privo di senno, dove si nasce soltanto per invecchiare, ammalarsi e morire, verrebbe inevitabile rispondere: “Sempre più lontano, e pertanto sempre più vicino…all’Inferno”.






