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Hitman - L'assassino

Locandina Hitman l'assassinoIl regista francese Xavier Gens dirige la sua seconda opera dedicata ad uno dei videogiochi più venduti nel mondo. Il film ha come protagonista un agente killer geneticamente modificato che ha per nome il numero 47. Ma l’incontro con una prostituta russa, risveglierà la sua coscienza disattivata. Pur rivelando soltanto la superficie di se non essendoci altro da evidenziare, l’agente 47 viene definito in tutte le sue contraddizioni, invero dilatazioni e contrazioni con successiva oscillazione e rotazione sul proprio asse (in conformità allo stato inerziale codificato geinove negativo), trasmettendo fascino perverso e senso enigmatico e delineando il passaggio a persona di una unità psicologica e d’azione fisiologicamente bruta, che costituisce in ogni caso la copia conforme all’originale, ovvero il campione in quanto gioco a ricalco, di ogni essenza umana simulata che, quotidianamente, si può incontrare per strada ma che, per fortuna, solo raramente si mette a sparare sui passanti per strada, sugli impiegati negli uffici o sugli studenti nelle scuole e università. La banalità della cinematografata è quindi talmente ovvia che va subito accantonata. Restano in piedi per spiegare il contesto negativo invertito, spiegatissimo dalla Cultura dell’Universo, il successo del videogioco, l’incontro con la prostituta russa (ma la nazionalità conta poco o niente) e la decodificazione genetica, invero il passaggio a persona seppure simulata umana e non reale, da dibattere tanto per dire qualcosa su un film altrimenti più muto e sbiadito dei primi filmati del cinema. Richiamando pertanto alla memoria della scolaresca negativa invertita della Terra, le tante lezioni di Cultura dell’Universo sull’argomento, che si invita a ripassare, il silenzio è d’obbligo perché anche i personaggi secondari sono tratteggiati nella consueta maniera approssimativa e inverosimile del genere thriller, azione ed effetti speciali. Ma un cenno sugli attori è comunque doveroso farlo, vista la buona prova di Timoty Clyphant già coprotagonista in Die Hard – Vivere o morire, per cui con lui citiamo Dougray Scott e Olga Kuryenko. Ma ancora più doveroso è controbattere al luogo comune sull’imperfezione del genere simulato umano, trasferito nell’occasione dialettica nel film, secondo il quale la complessità degli animi dei personaggi anche secondari assicurerebbe che “nessuno è completamente buono o cattivo”, quando è invece perfettamente dimostrata la perfezione delle tre facce del Male (definito infatti Male Perfetto dalla Cultura del Bene) che i negativi invertiti, ciascuno a suo modo, ovvero a seconda del comparto di appartenenza, impersonano con totale partecipazione e relativa perfezione.


 
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