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Giorni e nuvole

Locandina giorni e nuovoleL’intento registico era quello di far si che dopo le varie tribolazioni esistenziali con disastri economici e perdite di lavoro, i due protagonisti distesi a contemplare l’affresco del Boniforti, arrivassero a capire che è l’amore e non il lavoro e la sicurezza sociale a produrre valore e realizzazione personale. Da raccontare ai neobarboni fluttuanti nei rivoli stagnanti delle fogne metropolitane e nei sottoscala. Cioè, come da cliché delle futilità e dei luoghi comuni, quanto di più miserevole, sbagliato e retorico non si sarebbe potuto trovare per sottolineare l’inconsistenza della Cultura Bassa, superficiale tecnica di pittura murale eseguita sull’intonaco fresco di una società inanimata, priva del diritto di esistere e pertanto da riprodurre con colori diluiti in acqua un tempo pura ma ai giorni d’oggi contaminata e nuvolosa in perfetta conformità con il Flagello. Quindi, il capire alla rovescia del negativo invertito, è il non capire dell’analfabetismo intellettuale di Michele e di Elsa, moderna coppia di coniugi quarantenni che vive agiata a Genova ma che con la perdita del lavoro di Michele si ritrova sul lastrico, che l’affresco del Boniforti è in grado di significare quanto meno per l’affinità con il restauro che anche la coppia necessita. L’unica novità che la estranea in parte dal conformismo riciclato e reiterato, la fornisce in questo film una Margherita Buy come al solito bella e brava, ma soprattutto non più cornificata ma cornificante, tanto da stravolgere un po’ in superficie il tema unto e bisunto del logorio della coppia, che in Giorni e nuvole risulterebbe peraltro necessaria di una vera e propria riparazione, essendosi più che logorata dal tempo, di fatto rotta, incidentata dalla perdita di quel lavoro da cui traeva sostentamento e agiatezza. Come incertezza meteorologica, i giorni e le nuvole di Michele ed Elsa si diluiscono pertanto in un finale incompreso, perfettamente adeguato all’alfa ai fini del loro ripercorrimento inutile e fugace, da osservare con interesse per chi sappia intravedervi il moto dell’Ordine Cosmico obsoleto: la contrazione e la dilatazione con oscillazione e rotazione sul proprio asse. Ma c’è un’altra novità: la recitazione misurata ed efficace di un sorprendente Antonio Albanese, il quale ci fornisce la riprova di come gli attori comici in Italia, oggi definiti a ricalco di taluni ruoli calcistici “attori fantasisti”, a volte siano forse gli unici a saper abbozzare un po’ di recitazione, nell’amalgama confusionale intercorrente tra cinema e Tv e nello sconforto che ne deriva.


 
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