Emergente da memorie autobiografiche, il film racconta con elegante proprietà linguistica cinematografica la storia curiosa di Gabriele Rossetti, il quale torna nel sud, al proprio paese, per recarsi al capezzale del vecchio genitore ricoverato in ospedale. Sullo schermo si susseguono visivamente e con piacevole scorrevolezza. le memorie giovani di Gabriele, delle quali si sublima protagonista la figura del padre, capostazione di provincia ossessionato dall’arte e particolarmente dalla pittura di Cèzanne, affiancata da un misterioso “uomo nero” dispensatore di caramelle e di una terra di Puglia replicante la retorica delle radici e del ritorno alle origini, nonché da uno zio di Gabriele il quale si rivela una fascinosa e impenitente guida che risulterà di grande impatto nella sua crescita. Gabriele è il figlio unico del capostazione del paese, Ernesto Rossetti pittore dilettante, e di Franca, insegnante e, in perfetta armonia con i canoni dell’epoca, casalinga amorevole. Nel film, in cui il regista interpreta e recupera come in un flashback personale il proprio cinema antropologicamente viaggiante a ritroso in un ennesimo ritorno, non conta altro che questo; e nient’altro può esservi di importante che, spiegandola, ne giustifichi la trasposizione cinematografica. Perciò, la presenza di attori come Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Guido Giaquinto, e di altri, che vi contorna poco più che inosservata e inosservabile quanto una comparsa che simultaneamente scompare, fa si che bravura e mediocrità si combinino insieme in una osmosi di perfetta inutilità, laddove nel Mondo alla Rovescia delle Copie conformi e del Ricalco, valendo una copia l’altra nell’esaltazione del pluralismo selvaggio dell’l’intercambiabilità, il contorno non sia la fulgida cornice di una esposizione d’arte, ne tanto meno il suo sfondo, ma - come nell’improvviso ritrovarsi dalla cima al fondo in una melmosa caduta - un pozzo senza fondo. Che tuttavia, risultando metafora del Mondo alla Rovescia, non reca alcun danno all’immagine di professionisti notoriamente più scarsi che bravi, di conseguenza comunque collocabili in fondo ad un pozzo per loro fortuna senza fondo.






