L’attempato reduce dal Vietnam non è mai tornato a casa, ma vive al confine tra la Tailandia e le Birmania e risale il fiume Salween alla caccia di serpenti velenosi, fino a quando l’attesa catartica del guerriero viene turbata da un gruppo di missionari laici, guidato dalla bionda idealista Sarah Miller che vorrebbe soccorrere alcuni villaggi birmani caduti in mano a un feroce regine militare. La missione di pace viene duramente contrastata dai soldati di Burma, e Rambo - organizzato sul posto un esercito di mercenari - si imbarca in una impresa che risulterebbe suicida fuori dagli schemi dal genere cinematografico di propaganda, e siccome le intenzioni della regia e della produzione si indirizzano alla vittoria finale degli eroi propagandati, l’happy end è assicurato. L’eroe in action contro l’esercito militare birmano che da sessanta anni ammazza, tortura, stupra e umilia la popolazione karen, dovrebbe essere fuori tempo massimo, ma eccolo riesumato e riproposto per l’ennesima impresa propagandistica che rifugge dall’occuparsi dei fatti di casa propria, dove ce ne sarebbe davvero bisogno (vedasi il primo Rambo), per andare - come sul dirsi - “a rompere le scatole altrove” con il beneplacito di Hollywood e di ogni altra istituzione americana ben felice di parlare di altro. Quindi, grazie all’ennesima promozione propagandistica internazionale, Sylvester Stallone attore e regista, messo per il momento da parte Rocky e il suo pugilato nostalgico, ci rifila l’ennesimo recupero e l’ennesima farsa del David eroe solitario, con nome e identità del tutto estranei ai canoni di una realtà evincente lo strapotere militare numerico e qualitativo statunitense utilizzato contro popolazioni civili inermi di stati minori, votata pertanto allo scempio e all’arroganza brutale del più forte e del più armato di fronte al più debole e al più disarmato, stando infatti sempre dalla parte di Golia in assenza del vero David e della fionda. Il capovolgimento, più che “ennesimo”, è routine, piatta e incessante; per cui - fraternamente e alla frate cappuccino - “pace e bene” cioè di fatto “guerra e male” a tutti, messi da parte e mandati in disuso i superati Rambo e Rocky in attesa di altri incentivi promozionali più moderni, ma anzitutto meno commoventi, malinconici e patetici.






