Istintivamente, ci verrebbe lo sfizio di copiare di sana pianta la recensione riguardante il film “Genitori e Figli: agitare bene prima dell’uso”, che a prima vista ne ricalca perfettamente lo stesso scenario con i medesimi risultati nefandi.. Ma, ricordando di trovarci intrappolati nel Mondo alla Rovescia delle Copie conformi e del Ricalco, per dovere d’istituto costretti a restarci, ci tocca ricorrere come al solito alle sottigliezze invisibili, alle righe nascoste, alle virgole, alle piccole differenze marginali o di superficie delle copie conformi. Prendiamo quindi debitamente atto che Carlo e Giulia si sono amati e odiati e traditi e, separati con affidamento congiunto della figlia, la piccola Sveva, ne condividono – coltivando altri “amori”, ma amandosi segretamente ancora tra loro - la responsabilità dell’educazione e della crescita. Poi, c’è Livia che ha cresciuto il figlio Matteo da sola, in attesa del ritorno del padre prodigo del bambino, che però quando torna è troppo tardi. C’è l’amico del cuore che sogna il Brasile e infine c’è Pierfrancesco Favino, in questo film prostrato arrabbiatissimo nella parte dell’integerrimo marito gelosissimo, che diviene cornuto e mazziato perché costretto dal regista Gabriele Muccino a perdonare la moglie adultera e per di più – mentre da sempre desiderava ardentemente avere un figlio suo - a riconoscere il figlio nato dalla relazione adulterina. Ma che, come saggiamente gli spiega la moglie, in fondo gli fa avere ciò che aveva da sempre desiderato; e la coppia ottiene finalmente il figlio che aveva fatto di tutto per avere. Tarallucci e vino, dunque, happy end allo zucchero e miele, perché anche la micidiale coppia Carlo & Giulia si ricompone alla faccia del figlio di Giancarlo Giannini (naturalmente attore sia nella realtà che nella finzione del film come lui), il sogno dell’amico del cuore si avvera e Livia si da pace per il suicidio del suo innamorato nevrotico. Un po’ come tutti, quest’ultimo, per cui – anche perché ci dicono che questo sia un film di una sagra destinata a diventare cult per gli allocchi - auspichiamo sinceramente che nessuno del pubblico uscendo dal cinema dopo averlo veduto, si butti sotto un treno o nel primo fiume a portata di ponte.







