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Home Recensioni films Recensioni d'autore Ieri, oggi, domani - recensioni, film, oscar, Vittorio De Sica - Radioland

Ieri, oggi, domaniIeri, oggi, domani

In quanto film degno di tale nome, realizzato da Vittorio De Sica nel 1963,  è stato lasciato volutamente per ultimo, nella spaventosa schermata riferita al cinema del Paese Campione e non solo, così, per rincuorarlo un po’ e un po’ per  piangere insieme, ricordando, quando il male nell’iter del  progresso degenerativo del Male Perfetto sembrava meno male; ma soprattutto per non congedarci troppo malinconicamente vittime delle bufale terribili di un oggi catastrofico.  Nel 1965, Ieri, Oggi, Domani vinse l’Oscar come migliore film straniero, e forse mai oscar fu tanto meritato. Questo ennesimo capolavoro di Vittorio De Sica, si articola nei tre famosi episodi ambientati rispettivamente, seguendone l’ordine di apparizione sullo schermo, a Napoli, Milano e Roma, e le tre storie che ciascuno di essi racconta (e che compaiono così estremamente differenti tra loro), si avvalgono della recitazione estasiante di due attori completi e versatili,  come la stupenda Sofia Loren dalla straripante bravura e un magistrale Marcello Mastroianni, semplicemente strepitoso per talento e ricchezza interpretativa.  Di questo film, è stato detto tutto, anche che il terzo episodio fu scritto da un Zavattini in gran forma e che la scena cult dello spogliarello di Sofia, accompagnato dalle note di Abat– jour, venne riproposto trentanni dopo in Pret-à-Portè di Altman, ma che ancora prima fu copiato di sana pianta in 9 settimane e 1/2 di Adrian Lyne, interpretato da Kim Basinger, che ricevette tre nomination al Razzie Awards: peggiore attrice protagonista, peggiore sceneggiatura e peggiore colonna sonora. Plagiato dunque rovinosamente dall’industria della replica, contro la quale si scagliarono i fautori dell’originalità dell’arte che a suo tempo  si occuparono anche del Macbeth di Giuseppe Verdi accusandolo di aver spudoratamente plagiato William Shakespeare, Ieri, Oggi, Domani ci fornisce peraltro il pretesto per non esimerci dal concludere, passando dal pionieristico cinema italiano di ieri al mafioso e nepotista di oggi - sciaguratamente sostenuto dai governi in successione perversa irreversibile verso un analogo domani prossimo, erede del gradualismo peggiorativo del Male Perfetto – dichiarandolo meritevole dei peggiori Razzie Awards possibili. .

 
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