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Home Recensioni films Recensioni d'autore Una vita difficile - Alberto Sordi, Dino Risi, recensione - Radioland

Locandina del film Una vita difficileUna vita difficile

L’indimenticabile Albertone è il mattatore burlesco di un film che dal sociale trascende ora nello storico, per effetto del tempo degenerante trascorso. La vita difficile di Dino Risi, che partendo dalla resistenza partigiana attraversa l’arco oscillante e rotatorio del susseguirsi sociale raccontando la storia dell’Italia e degli italiani in un mondo solo in apparenza nuovo e pulsante, che infatti continua imperterrito a premiare arrivisti, truffatori, ladri, assassini e gente priva di scrupoli...

...viene tradita da un finale di comodo, ancora più sciocco di ogni successivo happy end del cinema italiano dettato dall’analfabetismo intellettuale aggravatosi fino alla scelleratezza estrema e all’incoscienza profonda del coma, nell’omertosa necessità di connivenza con il potere Un'immagine tratta dal film di Dino Risi usurpativo ricostituito, ristabilito, riaffermato e promosso dall’iter progressivo, degenerativo e aberrante del Male Perfetto. Come al solito, Alberto Sordi è bravissimo anche se chiuso in un personaggio per lui difficilissimo, che rischia di trascinarlo in una figura di tale poca credibilità da accentuare l’aspetto retorico dell’immaginario collettivo estraendone la dimensione caricaturale dell’ex partigiano Silvio Magnozzi, giornalista integerrimo, affiancato da una impeccabile Lea Massari nel panni della moglie Elena Pavinato. Ecco quindi sullo schermo vent’anni di vita del Paese Campione, esposti in una sequenza estremamente importante e significativa per l’analisi intellettiva che renderebbe perfino superflui gli anni successivi, perché rapportati all’oggi non possono che evincere perfettamente inutile ogni movimento catartico inteso a chiedersi cosa sia realmente successo, avendo l’attualità in se, nei sintomi sociali in evidenza come un contenitore ed espositore sintomatico, la risposta.

 
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