Due cuori e una provetta
Dov’è finita la capanna? Secondo questo film, grazie al progresso, è anch’essa finita in provetta. Ed eccoci al film del 2010, diretto a quattro mani dalla coppia Josh Gordon-Will Speck - con la solita Jennifer Aniston relegata nel ruolo sempre più appassito della ragazza della porta accanto - che riersumandola appunto in provetta, si potrebbe considerare originale per la piccola trovata dello scambio del seme: ma che poi non essendoci altro nel trito e ritrito, ciò che resta risulta talmente scontato dal non meritare neppure un cenno, se non ci fosse Jason Bateman, attore praticamente sconosciuto oltreamerica e in America frequentatore di ruoli minori nelle serie televisive ultima generazione, in attesa del balzo in un ruolo primario che arriva proprio in questo film consacrandolo attore capace del miracolo di tirare fuori dal cilindro del cinema hollywoodiano, invece del solito coniglio bianco, un personaggio unico, vivo, respirante, uscito fuori magicamente dal copione, completamente diverso da quello registrato sulla carta e diretto dalla suindicata coppia registica, il quale prende il sopravvento e trascina tutto con se vivacizzando sceneggiatura, scenografia, ambientazione, regia, perfino l’interpretazione dei suoi compagni di lavoro. Nel trattare il bambino clone di se, nei suoi tic, nel suoi tentennamenti, nella sua irresponsabile esposizione dei volteggi della nevrosi – come se si trovasse davanti a uno specchio – riesce a rendere l’introspezione del nevrotico perfino bella quando difende, quando diviene ricerca di se e di ciò che c’è intorno, quando si fa baluardo contro lo schierarsi, il conformarsi, il confondersi nel coro, il precipitare nel fondo senza fondo di un campionario di copie conformi. E nell’interpretazione di Jason Bateman, c’è ancora molto di più, come se dimentica del regresso degli anni, riesumasse il miracolo dell’eleganza innata e dello charme dei grandi di altri tempi, come se non esistessero più volgarità, turpiloquio, schiamazzo, ilarità, oscenità e sghignazzo, ghigno e risata ghignante, come se Hollywood tornasse a sorridere per un’ultima volta. Ma ovviamente si tratta di un attimo di sereno, di un barlume raro di luce solare nel maltempo stradominante tenebra, una perturbazione breve di bel tempo, come se in dirittura di arrivo nell’Evidentismo Totale, il sole facesse all’improvviso capolino tra l’oscurità delle nuvole per il saluto dell’ultimo momento. Forse i segni del progresso perverso del Male Perfetto, si sono nascosti per quel breve momento. O forse no. Abbiamo esagerato, ecco tutto. Come da nostra natura, siamo andati oltre. Il film forse fa schifo, Jennifer Aniston invecchia, la coppia registica potrebbe dedicarsi ad altro e Bateman magari pure. Anche se non c’è altro. Perché non c’è altro. La perturbazione di bel tempo, è solo dentro di noi.






