Innocenti bugie
Kansas. Aeroporto di Wichita. L’intrigante e intrigato Roy Miller, mentre è in attesa di prendere un aereo per Boston, incappa in uno scontro-incontro con la protagonista femminile del film, June Havens, altrettanto intrigante ma fascinosa, e da quel momento le si incolla addosso come una mignatta e non la lascia più in pace. Il viaggio si trasforma ben presto in una caotica sarabanda in giro per il mondo e, siccome la coppia Tom Crouise-Cameron Diaz testé formatasi, non possiede l’eleganza, la raffinatezza e – diciamocelo pure – la classe delle icone hollywoodiane dei decenni scorsi, il regista James Mangold punta tutto sull’azione e sugli effetti speciali, rifilandoci un polpettone comunque ben assortito grazie soprattutto a una Cameron Diaz strepitosa per bravura e per fascino, in cui la clamorosa inverosimiglianza delle immagini e della narrazione cinematografica, ne accentua la parodia delle roboanti sequenze d’azione, le quali – senza un attimo di tregua – flagellano gli spettatori che si ritrovano nel momento dell’happy and conclusivo, affannati e senza respiro come se avessero partecipato personalmente ai voli pindarici e alle corse vertiginose dei due protagonisti. L’ilarità non manca e la stupidità commovente registica, si trasferisce piacevolmente sulle scene, ma senza scalfire di un centimetro la bellezza folgorante per rapidità interpretativa e dinamismo espressivo di Cameron Diaz, che gli effetti speciali a grande fatica forse solo qua e la riescono, confusamente, a seguire. Tom Cruise, pur essendo sempre presente, per colpa della bellissima Cameron non lo abbiamo visto.






