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Complicità e sospetti

Complicità e sospettiAlla ricerca di una significazione oltre la confusione della realtà multietnica londinese, influenzata dalle relazioni socioculturali promiscue, Anthony Minghella ci conduce alla scoperta di personaggi incredibilmente positivi e sopra le righe - in una costruzione stucchevole e buonista in cui non ce ne è uno fuori posto - fotografati in interni minimalisti e in esterni caratterizzati da un estetismo paesaggistico urbano di grande carisma, sebbene eccessivamente inteso alla sublimazione della bellezza esteriore e al fascino dell’illustrazione turistica. Il film nel suo complesso è quindi un buon film, probabilmente “da non perdere” visto ciò che passa il convento, e pertanto “relativamente parlando”. Attraverso le intrigaglie e le confusioni di personalità complesse, Will (Jude Law) è allo stesso tempo un esteta dell’aspetto esteriore e del ben vestire, e un casual disinvolto ma insicuro, la sua compagna (Robin Wright Penn) una nordica fredda e al contempo appassionata ed estremamente comprensiva; e la donna slava (Juliette Binoche), espressione di un passato estremamente doloroso di guerra e sofferenze, in virtù della credibilità dell’amore che la lega al figlio adolescente.

E’ forse il personaggio più riuscito. Ma, su tutti, anche sull’acrobatico adolescente di origini slave capace di arrampicarsi sugli edifici meno accessibili e penetrare negli appartamenti sfuggendo ai sistemi di allarme più sofisticati, svetta la figlia tredicenne della compagna di Will, affetta da un autismo ossessivo che diviene la metafora  più profonda e appropriata del filmato, allorché si pone sulla via di una guarigione lenta, difficile  ma sicura, che investe di significanza l’essenza stessa del vissuto cinematografico e dei personaggi. Probabilmente destinato ad essere mal compreso da una critica e da un pubblico impreparati a coglierne i contenuti, Minghella, sotto la superficie ingannevole della forma, tende inconsciamente ad esprimere le aspettative disattese di una Londra in disfacimento con il resto del pianeta, ma in cui superando la dislessia culturale socioeconomica del contesto geinove negativo, con una fantasticheria dove l’amore è solo un pretesto e – a differenza della realtà e aderendo al fascino dei paesaggi urbani - tutti tendono ad esprimere solidarietà, comprensione e buoni sentimenti.

 
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