Stanley Phillips è rimasto improvvisamente vedovo. Lui avrebbe voluto servire il proprio paese facendo il soldato, ma un difetto alla vista glielo ha impedito e ad andare a combattere in Iraq è andata la moglie Grace, sergente dell’esercito, rimanendo uccisa. Appena informato della morte di Grace, Stanley, sconvolto, appare incapace di reagire: ha due figlie piccole, Heidi di 12 anni e Dawn di 8, e non sa come dare loro la terribile notizia. Le bambine si trovano a scuola. Il padre va a prenderle e decide di portarle in Florida, in visita ad un grande parco giochi, perché pensa di trovare durante il viaggio il coraggio e il momento giusto per partecipare alle bambine la dolorosa verità.
Il film suscita grande commozione, John Cusack è bravissimo nell’interpretare lo sfortunato protagonista, affiancato da due piccole attrici davvero straordinarie, e il regista esordiente James C. Strouse - sulle orme di un maestro del Cinema, Francis Ford Coppola che, nel film Giardini di pietra, tentò nel 1987 di dare una significazione benevola alla guerra del Vietnam nella quale paradossalmente lui credeva pur soffrendo per il sacrificio di tanti giovani - ci propina la versione di un Vietnam mediorientale in cui gli Usa si ritroverebbero involontariamente impantanati, in quanto sia le aggressioni agli altri stati, le così dette guerre, cioè gli atti di terrorismo di stato internazionale, e sia il sacrificio dei giovani mandati allo sbaraglio, pioverebbero dal cielo come cataclismi naturali. Il regista ci porta così ad osservare l’impantanamento Usa con gli occhi annebbiati da alcol, droga e analfabetismo intellettuale, di qualcuno che “avrebbe voluto essere la”, puntando tutto sul dolore, l’ineluttabilità, l’emotività e il patriottismo…sottolineando il triste destino, ovvero la “disgrazia” che con la sua morte colpisce la famiglia di Grace, mettendo in subordine il fatto, la concretezza nuda e cruda intercorrente tra causa ed effetto: Stanley avrebbe voluto essere là, questo è vero, ma proprio là, al suo posto, c’è stata Grace la quale se ne è andata, per sempre. Ora non vorremmo però essere fraintesi. Grace is gone è davvero un bel film, sotto ogni aspetto, così che, limitandoci a questo visto dove ci troviamo, le forzature, le propagande, le opinioni personali e i convincimenti di parte di regia, soggetto e produzione, passano in secondo piano. E il film è da non perdere.






