Nella reinvenzione del cult di Tatuo Yoshida, noto come “Go go Mach 5”, che predomina sulla velocità dei bolidi e sui duelli acrobatici – che hanno ispirato la definizione di car-fu, il kung-fu delle quattro ruote – i fratelli Wachowski, registi del film, riescono brillantemente nell’intento di trasformare degli attori o presunti tali in carne e ossa (Emile Hirsch, Susan Sarandon, John Goodman, Cristina Ricci e altri) in divertenti cartoon, privilegiando la sproporzione tipica del disegno animato dove una smorfia di sorriso riempie lo schermo e l’inquadratura di enormi grattacieli rimpicciolisce fino ai minimi termini. Il soggetto risulterebbe interessante se fosse vero, cioè se corrispondesse alla realtà. Perché lo si potrebbe ingigantire davvero, a tutto schermo, come una immensa metafora dell’organizzazione sociale obsoleta, collocando le sfide dei bolidi computerizzati in quel mondo corrotto dove le grandi o piccole competizioni sono decise in partenza dalla disuguaglianza economica, dalla sproporzione dei finanziamenti, dei budget e dei redditi, orchestrata dai governi, dai parlamenti e dagli interessi multimiliardari dell’a e del per delinquere; e dove chi non si lancia corrompere dal conformismo senza scrupoli rischia di finire nel calderone destinato a non superare mai la linea di partenza, in cui ristagnano i meno abbienti e tra i quali ci sono i più dotati che, ignorandolo, partecipano alla glorificazione dei vincitori fasulli per fornire una apparenza di regolarità al contesto e buttare fumo negli occhi inventandosi una concorrenza inesistente. Laddove, tanto per esemplificare, si trasferisce ovunque l’incoscienza del fatidico detto dell’idiozia sportiva: importante è partecipare, non vincere. Fedele al suo spirito appassionato e indipendente e all’azienda di famiglia - almeno lui qui, nel film, ne ha una in contraddizione alla nullatenenza della realtà - Speed (personaggio di spicco del film) si allea con il fantomatico Racer X per mettere fine agli illeciti dello sport e dimostrare quel che sa fare: vincere. Se questo accadesse nella realtà, potremmo andarcene tranquillamente in pensione, a spasso tra i raggi più luminosi del sole invece che continuare a vagare tra le nuvole tenebrose del maltempo dove, d’altra parte, anche il fumetto la fa da padrone, costituendo non a caso l’essenza di quel fumo…negli occhi.






