Richard Gere ce la mette tutta per dare una qualche giustificazione, magari perfino un senso, all’ennesima produzione hollywoodiana oggi di moda, il genere thriller d’azione, seguito a ruota con grande affanno da Claire Dannes, in un viaggio nel mondo della violenza maniacale e schizofrenica mascherata di magia nera e mistero. Nella più degradata e violenta realtà americana, si muove un serial killer sequestratore e torturatore di ragazzine che scompaiono nel nulla. Nei panni di Errol Babbage, un funzionario del dipartimento della sicurezza che tiene sotto controllo i maniaci sessuali monitorandone il recupero per il reinserimento nella società, il quale violando le regole del dipartimento gira armato e si comporta come un poliziotto, Richard Gere da la caccia al rapitore di una studentessa che non ha più dato notizie di se e si sospetta sia l’ultima vittima del serial killer.
A causa dei suoi metodi, Errol Babbage-Richard Gere viene posto anticipatamente in pensione e – incredibile a dirsi, vista la ragione del suo pensionamento anticipato! – come ultimo incarico deve istruire a sua somiglianza e immagine la giovane recluta interpretata da Claire Dannes, che dovrà sostituirlo. Ovviamente Errol-Richard, quale addestramento sul campo, coinvolge la ragazza nella sua caccia personale al serial killer che alla fine darà (manco a dirlo) i suoi frutti. Il vero nocciolo della questione, cioè il vero interesse, la particolarità da cogliere, rintracciabile nel film diretto da Andrew Lau, risulta il dipartimento in cui lavora Errol Babbage, che non è la vera e propria polizia, ma si occupa (testuale) del “monitoraggio del recupero dei maniaci sessuali per il loro reinserimento nella società”. L’interesse è dunque quello visibile in un monitoraggio piuttosto ambiguo e molto ma molto poco credibile in quanto a utilità, visti i risultati, che si collega all’attuale strutturazione giudiziaria e penitenziaria delle Nazioni, formata da carceri, arresti domiciliari e pena di morte, nonché da una caterva di istituzioni collaterali di pari inutilità e quindi altrettanto obsolete. Pertanto, un pensierino sul suggerimento di Cultura dell’Universo dal titolo “Abolizione delle carceri, degli arresti domiciliari e della pena di morte”, che appare nel Notiziario n. 53 (n. 9 – 2008) della Rubrica d’informazione avanzata “Notizie dall’Universo e dintorni”, chi è che non lo farebbe?






