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The Dreamers - I sognatori

Locandina the dreamersParigi, 1968, anno della contestazione. I genitori vanno in vacanza e i fratelli Isabelle e Theo ospitano in casa loro Matthew, un giovane americano appena conosciuto. Dopo L’ultimo tango a Parigi, Bertolucci  torna a raccontare di un mondo medio borghese che seppure abbia grossi riferimenti con la contestazione giovanile abortita e defunta per mancanza di cultura propria (la negativa invertita l’ha fatta propria e se l’è mangiata in un boccone), sembra volerla prendere a pretesto per raccontare la storia fatta di pulsioni, emozioni e disorientamento sessuale – che per Bertolucci è politica, cioè l’arte di governare uno Stato - di due gemelli inseparabili ma di sesso opposto, tanto da ristagnare nel peccato originale seppure cinematografico di Bertolucci, che è il solito manierismo della trasgressione che diviene regola conformista e conformizzante, trascendendo in quello biblico dei gemelli Adamo ed Eva, successivamente definito incesto ma -  incompreso - non rapportato alla mela della trasgressione che, metaforicamente parlando, fu ben altra cosa coinvolgendo politica e società e ponendo fine al Principio, all’Universo della Luce,  facendo strada all’avvento del Finito, vale a dire all’ex universo negativo invertito oggi Ordine cosmico omonimo.   La trasgressione, come avviene sempre nella Cultura Bassa, è in realtà quella reiterata sistematicamente quanto inconsapevolmente verso il nuovo, l’originalità, la creatività, che vengono rifiutati per ristagnare sempre, inevitabilmente,  nel vecchio, nel riciclato, nel trito e ritrito, trattenuto da se stesso, dalla propria finitezza, dalle proprie spirali  tenebrose che soprattutto a causa del Flagello, gli impediscono di andare avanti e trasgredire il passato invece del presente e del futuro. Tra i sogni dei gemelli,  Bertolucci inserisce il sogno del nuovo amico che dorme con loro e fornisce sessualmente ma mai affettivamente sèguito a un confuso terzetto di sognatori al quale, ancora più confusamente, si aggiunge al di là della finestra l’onirismo negativo invertito della strada invasa dalla contestazione di se stessa, che protesta, lotta, e attraverso la polizia e le forze dell’ordine parigine prende botte da se stessa e a se stessa si ribella.  E, nella chiusa del film, i tre protagonisti (interpretati da Micheal Pitt, Louis Garrel ed Eva Green), si ritrovano in strada a lanciare senza sapere perché oggetti incendiari e bombe carta contro lo specchio dove le loro immagini si riflettono incorniciate dalle forze dell’ordine rappresentanti il potere di un’incoscienza comune. Cinefilo di classe, Bertolucci trasferisce sullo schermo quadretti erotici e nello stesso tempo asessuati e politicizzati di  giovani corpi avvinghiati più all’aria, al vuoto, al niente, che a se stessi, e – essendo inesorabilmente la stessa cosa – l’interrogativo di sempre (Ma chi te lo ha fatto fare?), diviene il ritratto di un’epoca antica e moderna che egli appende sulla parete della caverna, dell’albero e dell’anfratto, sopra il lettone matrimoniale dei genitori assenti.

 
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