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Nella valle di Elah

Locandina nella valle di ElahPolpettone patriottico di propaganda nazionalista, per la regia di Paul Haggis e l’interpretazione  dello specialista Tommy Lee Jones nei panni  di Hank Deerfield,  un veterano del Vietnam maniaco dell’ordine, che parte alla ricerca del figlio militare appena rimpatriato dall’Iraq e misteriosamente scomparso.  Una volta ritrovato cadavere, il mistero non si dipana, ma anzi s’infittisce, per cui Hank si mette ad indagare per scoprire i colpevoli dell’assassinio del figlio, affiancato da Charlize Theron, specializzatasi negli ultimi tempi  nell’apparire a volte meno bella e brava di quanto in realtà sia, la quale in questo film interpreta l’ispettore di polizia Emily Sanders immancabilmente vessata dai colleghi e fino a quel momento costretta a occuparsi di piccoli casi. In secondo piano, ci sono anche la madre dolorosa, piangente il militare ucciso, che va a visitare la salma ( in realtà quel poco che rimane del corpo straziato e fatto a pezzi) nonostante il parere contrario del marito, e un bambino figlio dell’ispettrice Sanders che verso la fine del film viene posto al centro della narrazione cinematografica, quando Hank gli racconta l’episodio biblico di cui furono protagonisti David e Golia che fornisce il titolo al film, sebbene c’entri poco o nulla e si cerchi con la scusa di una paura vinta dal coraggio patriottico e nazionalista, di farcelo entrare a viva forza. La regia si può sintetizzare in una visione cinematografica tremula e grigia, che muove con un certo mestiere la macchina da presa, ma che rimanendo  troppo incorniciata di retoriche unte e bisunte e ricalcando altre cinematografate del genere che l’hanno preceduta o affiancata negli anni e che cerca in tutti i modi di imitare, si mostra eccessivamente prevedibile e noiosa. E non manca niente alla mediocrità della reiterazione, ma c’è davvero tutto lo scadente possibile: dall’intreccio al pathos, dalle false commozioni alla bandiera che sventola logora di eroismo e di storia, dalla incostituzionalità statunitense camuffata da una  sorta di Madre Teresa guerrafondaia e patriottica che va in giro per il mondo a portare la sua Dittatura intesa alla planetarietà e alla globalizzazione, smerciandosi per portatrice di pace e democrazia, fino alle citazioni bibliche che rendono il filmato un prodotto viscerale sempre caldo e fumante per un pubblico senza cervello e cultura, formatosi a base di interiora, frattaglie, pubblicità, gomma da masticare, birra e patatine fritte. Avevamo lasciato Haggis come sceneggiatore premiato con un Oscar per il film Crash,  e lo ritroviamo in questo fumettone da carosello pubblicitario, dove a quanto ci dicono non passa inosservato. Ma forse sarebbe stato meglio per lui che si fosse travestito o mascherato come un rapinatore per non farsi riconoscere. Magari seguendo l’esempio della bella non bella e tuttavia bellissima Charlize, che mostra tutto il suo talento e la sua bellezza anche quando la costringono a nasconderli.

 
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