Le prospettive sono otto, otto punti di vista condensati in vertiginose sequenze al flashback, che si susseguono e si accavallano a posteriori, cioè a strage avvenuta. Thomas Bames (Dennis Quaid) è un agente dei servizi segreti americani di scorta al Presidente degli Usa in Spagna, che un anno prima egli aveva salvato da un attentato. Durante il discorso presidenziale, il presidente Usa viene colpito e ferito, ma si tratta di un sosia mentre – per movimentare ulteriormente l’affollatissimo palcoscenico della sparatoria con successiva bomba che fa saltare in aria il palco oratorio e dintorni, provocando una strage - il vero presidente si ritrova in una situazione ancora peggiore, perché viene rapito dal gruppo dei fanatici terroristi fino a quando il primo dei punti di vista, cioè il fidato agente dei servizi segreti protagonista della storia, riuscirà a liberarlo dopo un acrobatico, disastroso e folle inseguimento per le vie del centro cittadino. Restano da raccontare un po’ per volta, sebbene concentrate nello stesso tempo, le altre sette “ipotesi di un delitto” costituenti ciascuna una storia a se. C’è quindi una grande confusione per le strade del centro cittadino spagnolo, a causa di inseguimenti e di fughe che non si riesce a distinguere tra loro, per cui non si sa bene chi scappa e chi insegue, e rimane inesaudita per lunghi tratti di azione filmata la curiosità ricorrente in questi film eccessivamente tecnicizzati e arricchiti dagli effetti speciali, perché per distribuire le proprie simpatie si vorrebbe giustamente sapere chi sono “i nostri” e chi invece “i loro”…Il che resta un enigma irrisolvibile in seguito alla eccessiva confusione che non può non coinvolgere anche gli altri sette punti di vista, tra i quali l’unico veramente chiaro può considerarsi soltanto quello riguardante Forest Whitaker, il quale interpreta il ruolo di un fotografo in crisi con la moglie. Chissà perché, certo, il dubbio è legittimo, però bisogna riconoscere che mogli e crisi ci sono sempre di mezzo in questo genere di cinema d’azione. Fatto sta che Forest riesce a salvare una bambina che rischiava di essere investita e fatta a pezzetti mentre attraversava la strada in cerca della madre. William Hurt invece si muove poco o niente e non salva proprio nessuno (tantomeno la propria interpretazione grigia e monotona), ma presta la sua faccia da icona Hollywoodiana al presidente Usa; e nel cast c’è anche una certa Sigourney Weaver, che sinceramente non si è capito bene cosa ci stia a fare.






