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Leoni per agnelli

Locandina leoni per agnelliMistero della Festa del Cinema di Roma, Leoni per agnelli, se non il peggiore, è sicuramente tra i più mediocri film del 2007 e sembra che i risultati dei botteghini americani lo dimostrino ampiamente visto il grande afflusso degli analfabeti intellettuali d’oltreoceano in veste e rappresentanza dei più vistosi allocchi planetari.  Propaganda a triplo binario dell’MP: L’Evidentista, la Travestitista e in mezzo la moderatrice, la Disconoscimentista che funge da coordinamento e da paravento tra le due.  In questo Leoni per agnelli si esalta perciò la classica propaganda americana relativa al terrorismo di stato binario, colpevole soprattutto della propria incolpevolezza. Di conseguenza, la parte Evidentista stabilita dal terrorismo di stato  internazionale praticato dagli Usa mediante aggressioni  militari contro le popolazioni civili inermi degli stati minori privi di adeguata difesa – che politicamente si giustifica come guerra al terrorismo di reazione, di fabbricazione apparentemente privatista, e di esportazione del modello americano di dittatura allargata pluralista sintomatica inteso alla proiezione planetaria nella dittatura globale – viene mediata e occultata dal Disconoscimentismo. Economicamente collocabile come sostegno alle aggressioni tra gli affari generali di alta finanza, alle sue retoriche  si frappone in questo film – all’interno di un’unica giornata coordinata da visioni di soldati americani  in prima linea e di due ranger dell’esercito che subiscono una serie di ingiustizie – il coinvolgimento “culturale” di tre personaggi chiave, sapientemente scelti e presi per campione specialistico da un campionario affetto da analfabetismo intellettuale irreversibile: una giornalista televisiva alla caccia di una storia importante, un prefabbricato e tipico senatore di Washington e un maturo professore universitario che si confronta con uno studente da lui ritenuto sveglio e capace in rappresentanza della scolaresca. Al cineasta Robert Redford preme spingere lo spettatore a porsi ulteriori domande oltre a quelle che ne costituiscono il cliché e simultaneamente ad assumere un maggiore spirito di partecipazione sia al destino pubblico della nazione che a quello privato del singolo.  I risultati evincono perciò esattamente l’inverso; e non poteva essere altrimenti a causa dell’azzeramento del “quanto tanto” tra il sapere e il capire e della conseguente ignoranza di un contesto che si simula democratico ma è dominato dalla dittatura aperta al pluralismo sintomatico e finalizzata alla sua chiusura definitiva nel planetarismo globalizzato.  In particolare, la giornalista si mostra più attonita che dubbiosa, una perfetta “a bocca aperta”per dirla in termini molto chiari, il senatore una marionetta ben addestrata che non sà quello che và dicendo e facendo, e come lui il professore che a ricalco del contesto negativo invertito fà dell’ignoranza cultura e dell’analfabetismo intellettuale intelligenza, e ritiene sveglio e capace l’incapace e comatoso studente rappresentante di una scolaresca perfettamente alienata e deficiente. Si vorrebbe in tal modo che i giovani debbano essere i principali destinatari di questa pellicola “per via delle forti responsabilità che essi hanno nei confronti del futuro“  ignorando ovviamente che l’ultima generazione sarà proprio quella della scelta irresponsabile che, ricadendo su tutte le generazioni che l’hanno preceduta, determinerà dopo l’esemplare “le colpe dei padri ricadranno sui figli” il rinvio nel soggiuntivo “…e le colpe dei figli ricadranno sui padri, fino ai padri dei padri”, che hanno reso inevitabile l’intervento riparatore dell’Universo. A parte la noia e il “Chi te lo ha fatto fare?”, al povero Robert Redford và comunque rivolta la domanda del post silenzio registico, che come quello della gestione del greggio ci dicono sia durato ben sette anni. Il petrolio dell’Iraq che fine ha fatto?  Magari perfino i suoi cointerpreti, gli sprecati Meryl Streep e Tom Cruise, saprebbero risponderci giustificando l’ipotesi che un film-ricerca provocato da questa domanda, avrebbe potuto avere ben altra connotazione sollevandosi dalla mediocrità che qui lo affligge.


 
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