Nel 2012 una terrificante epidemia virale importa la minaccia di estinzione per la razza umana del pianeta Terra: il virus ha ucciso tutte le persone fisiche simulate umane trasformandole in orrendi vampiri. La città di New York, località nella quale si svolge la vicenda cinematografica, è pertanto deserta. Ma c’è un sopravvissuto: è il dottor Robert Neville, interpretato da Will Smith, personaggio centrale del film (ovvero l’unico, sebbene ce ne siano altri due: una giovane madre e il suo bambino, che fanno da testimoni oculari affinché la storiella divenga leggenda, si diffonda e venga poi tramandata), scopritore di un siero che potrebbe salvare la razza umana del pianeta, il quale si aggira per la città deserta soltanto di giorno evitando prudentemente di uscire di notte, quando i vampiri escono dai propri nascondigli per attaccare tutto ciò che esprima ancora sanità. In una metropoli spettrale, che ospita la ritrita storiella del valoroso scienziato che si sacrifica per salvare i suoi simili, con accenni e refusi religiosi relativistici che spaziano e si completano tra il credo, l’agnosticismo e l’ateismo importati dal Flagello intellettuale, si potrebbe forse tentare di salvare il film, incensato e goduto dai negativi invertiti maggiormente colpiti dall’Analfabetismo Intellettuale e di conseguenza di grande successo di cassetta, cercando di inventargli analogie metaforiche per evincere la condizione degli infettati dal micidiale virus cerebrale della realtà planetaria infestata dall’MP e dalle sue componenti naturali. Oltre agli effetti speciali computerizzati, alle scene di brutalità intese alla sopravvivenza somatica e ai miscugli chimici della scienze applicate, non c’è purtroppo niente altro che ci possa servire allo scopo; e quel che resta è meramente la grigia rivisitazione di argomenti di moda nei decenni terminali dello scorso secolo, peraltro ben più efficaci sia per la fedele trasposizione sul grande schermo delle invenzioni letterarie che per l’esposizione recitativa cinematografica dei personaggi. La mediocrità del film, è così supportata da una regia anonima e da una sceneggiatura piatta e informe, incredibilmente insufficienti per i canoni di una moderna cinematografia dotata di mezzi tecnici e materiale di buona fattura per il quale ci sarebbe stato solo da scegliere tra gli attori di Hollywood e gli addetti ai lavori hollywoodiani di maggiore valenza. Il che non è puntualmente avvenuto, e i motivi appaiono spiegati e posti in vetrina dai contenuti sommersi dalla stessa vicenda cinematografica. Per cui, la risoluzione del problema permane a carico del vero e unico superstite dotato e reggitore di una Cultura dell’Universo, divulgatrice nel deserto flagellato dall’analfabetizzazione irreversibile dell’intendimento, dell’antidoto intellettuale inteso alla salvezza di un’umanità simulata, negativizzata e capovolta, ma finalizzata - tramite le pratiche universali intese al recupero di ciò che possa servire alla Causa Suprema - alla sua realizzazione contenutistica in umanità autentica, da promuovere nelai vertici della Nuova Terra. Prosieguo spaziale e temporale verso l’Infinito.






