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Elizabeth - The golden Age

Locandina Elizabeth the golden age Questo secondo film su Elisabetta d’Inghilterra, è un piccolo capolavoro riconosciuto del genere colossal storico, teso peraltro a un’arte del cinema in disuso, che quà e là riesce a raggiungere. Il regista è ancora Shekhar Kapur e l’’anno di produzione è il 2007.  La rediviva Elisabetta, reincarnata in Cate Blanchett, ha appena nove anni di più, ma nella storia cinematografica sono trascorsi trent’anni dalla sua ascesa al trono da cui, imprevedibilmente, regna con forza e saggezza mentre la sua incoronazione era stata vista, in quanto donna,   precaria e niente duratura se non fosse stata sostenuta dalla presenza, al suo fianco, di un nobile e autorevole consorte che avrebbe svolto il ruolo del vero re. Il film precedente si era concluso con una Elisabetta scampata al complotto ordito contro di lei, con il sostegno del Papa di Roma che aveva messo sulla regina eretica e bastarda una sorta di taglia, garantendo a chi l’avesse uccisa un posto di privilegio in paradiso, la quale  – affascinata dalla forza carismatica emanata dell’immagine della Vergine dei cattolici - viene un giorno folgorata da un’intuizione  che (impossibilitata a trasferirla nella Chiesa Anglicana da lei istituita in opposizione alla Chiesa di Roma), la  induce a riprodurla nella propria persona: decide così di tagliarsi i lunghi capelli dorati e, come volesse assumere l’aspetto etereo e fascinoso di una divinità,  si fà essa stessa “Madonna”, Regina vergine, la Sposa d’Inghilterra.   Ed ora, in The Golden Age, fedele al suo voto di castità e di fedeltà alla nazione. continua a rifiutare le proposte di matrimonio dei suoi pretendenti. Nel frattempo Filippo, re di Spagna, fervente cattolico con alle spalle la Chiesa di Roma, armato di un poderoso esercito muove guerra alla Regina Vergine  deciso a detronizzarla ponendo sul trono d’Inghilterra la “malleabile” cugina cattolica Maria Stuarda.  La vittoria finale di Elisabetta nell’impari lotta contro gli spagnoli, è nota. Ma in The Golden Age viene messo in rilievo il suo felice incontro con la personalità libera, colta e indipendente di Sir Raleigh, laddove in questo incontro intrigante, la regina cede il passo alla donna: il suo interesse per il “pirata” gentiluomo viene zumato nella bellissima sequenza della danza di corte, nella quale Elisabetta immagina di sostituirsi alla giovane favorita Elisabeth, suo doppio che sperimenta per lei l’amore fino a consacrarlo nella maternità preclusa alla regina. Rifuggendo dalle tentazioni, dagli istinti e dai sentimenti “terreni” e incatenandosi ancora di più al suo ruolo, Elisabetta si  consacra definitivamente alla causa inglese, cementandosi con estrema severità e passione nelle vesti della sovrana maestra dei trucchi della politica e incantatrice del popolo, dell’esercito e perfino dei suoi nemici, in virtù di una bellezza incontaminata e maestosa intrisa di mistero. L’originalità del linguaggio cinematografico, la costruzione dello spazio visivo e il ruolo del montaggio cinematografico all’interno di una ricostruzione scenica rigorosamente accademica in ossequio ai modelli del colossal storico, l’utilizzo al meglio del miracolo elisabettiano incarnato da Cate Blanchett, in cui viene introdotta al suo fianco la presenza dei due personaggi di primo piano (Sir Raleigh e il segretario di stato Francis Walsingham), l’eccesso, il troppo, l’esagerazione che in battaglia mostra la Vergine alla testa delle truppe nell’armatura luccicante che fu di Giovanna D’Arco, la ricchezza sontuosa della narrazione che crea una osmosi perfetta nella spettacolarità volumetrica e qualitativa tra l’ambiente cortigiano e quello epico delle battaglie, e perfino la composizione musicale, sono pregi che rivelano nella straordinaria manipolazione scenica delle voci, dei suoni e delle immagini, messa in atto da Shekhar Kapour, quella del grande regista. Non sappiamo se verranno mai colti nella prossima serata degli Oscar, ma in questo originalissimo film i meriti ci sono tutti, e per tutte le specialità del cinema, con in testa, insuperabile per le suesposte ragioni evidenziate nel primo film del 1998 e ora ribadite, Kate Blanchett, folgorante ritratto vivente della Vergine d’Inghilterra  e, forse, a memoria di recitazione cinematografica fino ad oggi apparsa sul grande schermo, di tutti i tempi la più grande interprete femminile  protagonista. 


 
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