Di produzione Gran Bretagna 1998, per la regia di Shekhar Kapur, pachistano ed ex attore classe 1945, il film è indiscutibilmente un buon film, un gioiello raro di approfondita ricostruzione degli eventi connessi ai primi difficili anni di regno di Elisabetta Tudor, nata nel 1533 e deceduta nel 1603, figlia ripudiata di Enrico VIII e Anna Bolena, succeduta sul trono alla sorellastra Maria. Secondo la critica più accreditata, si tratterebbe di un fastoso polpettone in costume con assassinii, attentati, intrighi di palazzo, tradimenti, balli e mimi di corte: un romanzato d’epoca dove il privato prevale sul pubblico, vale a dire l’ufficioso sull’ufficiale, il reale sull’apparente e pertanto i contenuti veri o quantomeno presunti tali sulla formalità e la superficie delle pratiche di corte, nel conflitto secolare tra simulazione storica e realtà. E poiché la predetta critica formale, nella sua disamina sfavorevole, ancorata però al proprio esercizio negativo invertito, non avrebbe potuto porre meglio in rilievo i meriti di questa insolita opera cinematografica di argomento storico, ci troviamo curiosamente in pieno accordo. Preceduta da una ventina di film muti e sonori infelicemente superficiali negli approfondimenti o troppo fedeli alla storia tramandata, finalmente ci troviamo di fronte a un’opera cinematografica che privilegia lo scandaglio intimista dei personaggi rendendoli vivi e credibili nel contorno di un regno in cui si accende e si infiamma, gigantesca, la splendida ricostruzione della figura di una regina da rendere per la prima volta vera, viva e palpitante, fornendo comprensione e ogni spiegazione fin qui mancanti o falsate della storia. Ma tutto ciò è stato reso possibile, dando credito e ragione all’originalità e alla valenza di questo film, esclusivamente in virtù della scoperta di una Elisabetta d’Inghilterra reincarnatasi miracolosamente – come in una resurrezione di incredibile fisicità – nella miracolata attrice australiana Cate Blanchett, la quale senza alcuno sforzo o artificio recitativo, ma con estrema naturalezza e spontaneità, non interpreta il personaggio di Elisabetta d’Inghilterra, ma è Elisabetta d’Inghilterra, resuscitata in se e con se, semplicemente, perché fatta di sangue e di carne viva respirante.






