Estratto dal fumetto, riecco il Punitore riciclato nel cinema in un film così e così, diretto con scarsa lucidità da Jonathan Hensleigh (per dirigere certi film è forse bene essere astemi), che si regge più sulla credibilità quanto mai facile dei “cattivi, capeggiati dal solito bravissimo John Travolta, che su quella più fumosa e niente credibile del fumetto che li ha generati, dei così detti “buoni, con in testa un biondo non biondo Tom Jane nelle vesti del Punitore. Il quale, maldestro quanto mai, e rallentato al punto giusto nella prima parte del film per consentire ai cattivi di ammazzargli moglie e figlia ai fini della sua vendetta sempre più accelerata, che diviene fulminea nell’happy end, se la cava ancora più maldestramente del suo predecessore cinematografico: Dolph Lundgren che nella prima edizione anni 80’ sul più atipico dei supereroi, Marvel, recò una offesa insanabile ai fan del fumetto per non averne esibito nemmeno la maglia con il teschio stilizzato. In una sequenza logorroica di siparietti e personaggi che vengono e vanno in una storia priva di risposte ai perché, dove qualcuno riesce a trovare perfino divertente la scena in cui sulle note del Rigoletto entra il sicario superanabolizzato impersonato dal mito del werstling Kevin Nash, si arriva fortunatamente alla fine senza troppi danni e fatica perché, per lo meno, la cinematografata non sembra volere imporre anima, carisma e spessore al proprio vuoto nullista, ma si accontenta del niente. E non è neppure il pubblico ad essere punito - in quanto, di tale boiata, somiglianza, immagine e consustanzialità - ma nella generalità l’arte del cinema, se per caso ancora oggi esistesse.






