Marco Pressi, giovane formatore del personale di una multinazionale, viene incaricato di ridurre dalla produzione 25 dipendenti di vario livello senza creare tensioni visibili. Se ci riuscirà otterrà un cospicuo riconoscimento economico, in caso contrario avrà in dono un portasigarette. Da quel momento, Marco Pressi, definito ombre de mierda dalla governante sudamericana e il muerto ovunque tranne che a letto dalla fidanzata, inizia un vero e proprio calvario. Il tema dei tagli dei posti di lavoro, tanto caro ai governi sia di destra che di sinistra del Paese campione, risulta altrettanto caro al regista Eugenio Cappuccio che dopo Risorse umane e Mobbing torna alla carica avvalendosi della recitazione di un Giorgio Casotti ben inserito nell’interpretazione di un personaggio che sembra fatto a sua somiglianza e immagine. Arrivato dopo varie peripezie al licenziamento di 24 dipendenti, il giovane Pressi s’impantana su se stesso, sulla propria formazione e sulle proprie convinzioni, non riuscendo a reperirne il 25mo, fino a quando si inventa il proprio licenziamento riuscendo a raggiungere il fatidico numero. La storia, banale, conquista l’apice del grigiore e dello scontato in un finale annunciato quanto di pochissima credibilità che, di fatto, non aggiunge nulla alla mediocrità del lungometraggio. Il regista trova nel cast la scialba collaborazione che meritava e nel titolo impropriamente scelto – che anzi non c’entra per niente con la vicenda cinematografica accentrata sulle nefandezze del mondo del lavoro codificato –j9 - il migliore biglietto da visita per tenere lontano dalla sala di proiezione (qualora sorprendentemente esistente) lo spettatore preparato e far accorrere in massa la moltitudine degli sprovveduti.






