Rivedendo le interpretazioni tradizionali fino alla riesumazione della cornice esponente la memoria di Rachel e del neonato Stato di Israele, raccoglitore del massiccio esodo degli ebrei europei e ancora in guerra, minaccioso e minacciato, aggressore e aggredito, difeso e resistente, ecco Black book. film di Paul Verthoeven interpretato da Carice Ven Houlen – straordinaria antesignana a riciclo della Sharon Stone di Basic Instinct - e ambientato nel settembre 1944, quando Rachel Stein, giovane cantante di varietà, fugge in Olanda dalla Germania nazista, e nei territori liberati ritrova la sua famiglia ebrea per perderla subito dopo, definitivamente, in una imboscata tedesca. Unica sopravissuta, la giovane cantante, ottenuto asilo in una cellula della resistenza olandese, decide di mettere la propria bellezza al servizio della resistenza assumendo il nome di Ellis De Vries e infiltrandosi nei salotti e nei letti del potere nazista. Tornato in Europa, il regista Paul Verthoeven apre il libro nero della resistenza olandese, il libro mai ritrovato che conteneva i nomi dei traditori e dei collaborazionisti conservato fino al 1946 da una giovane donna, l’avvocato De Boer, uccisa da ignoti, invero dai soliti ben noti sintomi campione in carriera in parlamento e altrove, ai vertici delle gerarchie dello stato olandese. Nel film, nel tragicomico passaggio della dittatura dal chiuso stazionario all’aperto, dal totalitarismo al pluralismo sintomatico relativista, si ricorre al connubio spregiudicato tra eroi impostori e malvagi valorosi, interrogandosi banalmente sull’ambiguità delle persone fisiche simulate umane, cioè sulla natura degli aborti e dei rifiuti umani, non trovando ovviamente risposta a causa della propria ignoranza circa la esatta definizione di ciò che si ritiene sia o dovrebbe essere, ma non è.






