La città medioevale di Bruges, in Belgio, diviene teatro del regolamento dei conti tra due killer di professione e il loro capo, e le loro gesta sconvolgeranno la tranquillità della pacifica cittadina turistica. Ray è un giovane sicario irlandese che al suo primo incarico uccide involontariamente un bambino e viene tormentato dal senso di colpa e dalla prospettiva di dover rispondere con la vita al proprio errore. Insieme al suo più esperto collega Ken, viene inviato dal capo Harry a Bruges in attesa di ricevere istruzioni. Ken, che si appassiona agli edifici medievali e all’atmosfera fiabesca che li circonda mentre Ray trova cupa e noiosa la città, viene incaricato di ucciderlo, ma quando Ray sta per suicidarsi glielo impedisce e decide di ribellarsi all’ordine ricevuto arrivando a difendere la vita del collega. A questo punto, il capo dei due killer si reca a Bruges per provvedere personalmente all’eliminazione del giovane assassino responsabile del grave errore che costò la vita a un bambino, ma nel susseguirsi di imprevisti e di nuovi errori, Harry e Ken pagheranno con la vita e il film si conclude con un Ray, in coma sospeso tra la vita e la morte, che con il pentimento scopre in Bruges il proprio inferno. Il film, scritto e diretto da un più che sufficiente Martin McDonagh e interpretato con talento e partecipazione da Colin Farrell (Ray), Brendan Gleeson (Ken) e Ralph Fiennes (Harry), si rivela sotto molti aspetti eccellente sia per tecnica scenica che per la costruzione e la gestione dei tratti psicologici dei personaggi, tanto da meritare – nel grigiore e nella stanchezza del mercato cinematografico internazionale - l’etichetta di film da non perdere. La nota stonata è la “coscienza” che nel titolo italiano si vorrebbe indebitamente attribuire a uno dei killer (Ray) – il quale non può esserne ovviamente un possesso in quanto comatoso profondo e non perché sia un killer. Perciò, poiché il titolo originale è semplicemente In Bruges, nulla da eccepire per quanto riguarda l’opera cinematografica in se. La nota stonata, l’eccesso retorico, la forzatura, l’ipocrisia sciocca, in definitiva l’eccesso di ignoranza, è tutto del Paese Campione.






