Il film, interpretato da Claudio Santamaria, Vittoria Puccini, Paolo Briguglia e con la partecipazione di Johnny Dorelli, è di Pupi Avati. I protagonisti, Gianca e Nick, sono due ragazzi che si conoscono a Perugia durante lo stage per giovani musicisti di Umbria Jazz, diventano grandi amici ma, divisi dall’amore per una ragazza, prenderanno poi strade diverse. La didascalia che ricorre, segnalando i percorsi di astri e comete, è un po’ troppo “televisiva”, un po’ troppo appartenente al tubo catodico, tanto dall’evidenziare più che una forzatura con richiamo a un improbabile destino astrologico, un supporto del tutto estraneo alla storia e al film. Gli attori non sono male, per il semplice motivo che non recitano, ma sembrano interpretare se stessi con una certa naturalezza e spontaneità, mentre Pupi Avati si è purtroppo perso per strada e il film va avanti a spintoni, senza musica e senza fantasia, grigio, sciatto, compiaciuto e salottiero, e con il sorrisetto ammiccante e furbastro tipo divanetto alla Dandini. Anche il conflitto generazionale, che secondo gli intenti del regista avrebbe dovuto illuminare e far parte essenziale della storia, più che un conflitto generazionale familiare evidenzia il ritratto statico di un interno di famiglia con belle statuine in posa. Ma è tuttavia proprio questa staticità ritrattistica da interno sentimentalmente socializzante, a fornire corpo, struttura e significazione, alla memoria cinematografica del regista, perno e centralità del film, come una grande fotografia che in salotto asseconda, secondo la prospettiva di chi politicamente la guarda, un po’ da sinistra, un po’ da destra, e molto dal centro moderato e conservatore, l’impianto invertebrato e macchiettistico del film. Che è vecchiotto, e lo hanno dato anche in tv su Raidue. Ma il convento è questo, e il titolo del film, ripreso dal titolo omonimo di una canzone di cui sarebbe stato autore uno dei due ragazzi, secondo gli intenti del regista fa si che la funzione della musica nell’economia dei contenuti narrativi cinematografici, venga in tal modo ampiamente rispettata.






