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Ghost Rider

Locandina Ghost RiderLa scontata lontananza dall’atmosfera faustiana suggerita dall’arte figurativa surreale del fumetto, a cui il film s’ispira, è il minore dei difetti di questo “film boiata” diretto da Mark Steven Johnson e interpretato da Nicolas Cage, Eva Mendes, Wes Bentley e da un Peter Fonda mefistofelico. Stuntman abilissimo con la sua motocicletta come il genitore adesso gravemente malato, Johnny Blaze-Nicolas Cage ha sottoscritto un patto con il diavolo con tanto di contratto scritto e firma con goccia di sangue, ai fini della guarigione del proprio padre affetto da un male incurabile. Che l’avvocatesco Mefistofele-Peter Fonda lo imbrogli, facendo in modo che il genitore guarisca ma che poi muoia lo stesso in un incidente motociclistico, è tutt’altro che una sorpresa, considerate la sottigliezza e l’ambiguità di certi cavilli, virgole, punti, due punti  e paragrafi, inseriti con caratteri praticamente invisibili nei contratti stilati dai moderni azzeccagarbugli i quali - come si dice? - ne sanno una più del diavolo.  Nicolas Cage è l’unico che ce la metta tutta e che sembra divertirsi un mondo nella parte del Ghost Rider, grazie alla motocicletta e alla figura di supereroe dei fumetti per lui ambitissima.  Del suo entusiasmo, non c’è però alcuna traccia nel resto del cast, il quale cerca anzi di spegnerlo gettando acqua sul fuoco, anche perché egli si trasforma spesso in una sorta di torcia umana con moto. “Un’altra occasione sprecata”, lamentano gli amanti dei fumetti cartacei e dei fumettoni della celluloide, dimenticando che le trasposizioni da fumetti a film riuscite, si contano si e no sulla punta delle dita di una sola mano. D’altra parte, mancando per incapacità intellettuale e culturale, soggettisti, produttori, attori e registi validi per portare sul grande o sul piccolo schermo opere con un minimo di significazione in riferimento all’attualità, cosa si potrebbe fare? Riciclare come fanno in Italia, l’ennesima serie relativa al maresciallo Rocca, a Don Matteo, a Incantesimo, oppure il centesimo dei centesimi rifacimenti delle propagande filmate dei tempi che furono o, a forza di andare all’indietro, recuperando magari prima o poi la storia leggendaria di Romolo e Remo e continuando a ritroso fino a quella di Adamo ed Eva?   Purtroppo, valutata attentamente la situazione, non siamo in grado neppure di consigliare di non andare a vedere questo film e di restarsene a casa, a meno che non si suggerisca di lasciar perdere televisione, libri, giornali, radio e quant’altro di comunicazione o di intrattenimento mediatico,  e di farsi invece una bella spaghettata all’aglio e olio, alla memoria sorridente di Alberto Sordi.

 
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