Lyra (Dakota Blue Richards) è una ragazzina rimasta orfana che vive con la rappresentazione fisica in forma animale della propria anima (a tale rappresentazione viene dato il nome di daimon), la quale ha per tutore Lord Asriel (Daniel Craig) e viene concupita dalla bella e affascinante Nicole Kidman che adesso in gran segreto aspetta nella sua villa di Sydney due gemelli, e che dopo aver interpretato con successo la riesumazione della serie Vita da strega, và sempre più specializzandosi nell’impersonare personaggi di streghe, e in questo film è Mrs. Culter; e quando alcuni dei suoi amici vengono rapiti dagli ingoiatori, Lyra cercherà aiutata dai Gyziani di recarsi nella terra degli orsi polari per salvarli. La bussola d’oro è una fiaba fantascientifica, tratta dal primo romanzo della trilogia di Philip Pullman, che verrebbe considerata una favola per adulti, psicologica e molto differente, per esempio, dagli Harry Potter della Bowling, e per tale motivo di difficile trasposizione cinematografica. Nel pozzo senza fondo della Cultura Bassa, c’è posto però per tutto, per ogni schifezza, quindi anche per la riesumazione funambolica, in assenza di anima umana, di un’anima assente ma, quanto le persone fisiche che si fingono umane, simulata presente sebbene nei bambini non sia stabilizzata e cambi continuamente. Il daimon, invero l’anima o la sua significazione filmistica, con ogni buona volontà avremmo voluto paragonarlo a quella PERSONALITA’ UMANA innata e presente nei bambini, prima che abortisca e con essa abortiscano quali esseri umani mancati i bambini, e che – incompiuti - si ritrovino nel campionario degli aborti e dei rifiuti umani. Ma, purtroppo, ad impedircelo è inevitabilmente la tendenza abortista e dissociativa della Cultura ereditata dal Big-Bang, invero dalla scomparsa del Principio e dell’Universo della Luce per l’avvento del Finito, cioè dell’Ordine Cosmico Negativo Invertito caduto in prescrizione, rimosso e ora cancellato. Così il film, la sua storia, la sua significazione, finisce laddove comincia, inesorabilmente nell’Alfa e nell’Omega del Cerchio. Ai negativi invertiti, ai pluralisti, ai relativisti, non basta ritrovarsi intrappolati in un ordine cosmico obsoleto da essi erroneamente ritenuto l’universo, ma vorrebbero che di tali mondi perversi ce ne fossero a bizzeffe…a migliaia, meglio se a milioni, anzi a miliardi, e a miliardi di miliardi. Ed ecco la ragione per cui il pluralismo, il dissociativismo relativo e il relativismo, restano con il daimon, chiave della storia, nello stato confusionale in cui la Cultura -j9 relega se stessa e ogni sua ascendenza, discendenza e diramazione: cioè immutabilmente nel chiuso del Cerchio, seppure nel film siano (fortunatamente?) privi di approfondimento a differenza dell’opera letteraria. Dalla fossa non si esce senza la vera Cultura, insegna quindi la morale della nostra recensione. Ma per accedere alla Cultura Alta, bisogna prima superare il Flagello e il commento che certa critica fa del film, affermando che “se non sempre è facile inventare qualcosa di nuovo, è la nostra fantasia a farlo per noi”, la dice lunga di quanto ciò sia difficile.






