
Ah! Se fossi ricco
La brillante commedia alla francese, si occupa in questo film piacevolissimo della “rivincita del perdente”, un grigio personaggio imbalsamato in una vita di routine, chiusa in un circolo vizioso tra un lavoro modesto e insignificante e la fedelissima moglie, un’infermiera altrettanto insignificante e modesta che però, rivelandosi a sorpresa un’acqua cheta, inaspettatamente quanto la vincita al superenalotto che cambia, capovolgendola, l’esistenza del nostro eroe, gli rifila l’unica connotazione che ancora gli mancava per rendergli perfetta la parure del perdente: le corna. Divenuto pertanto ricco e cornuto, Aldo, ex perdente che fa il rappresentante di cosmetici, trovandosi in un regime familiare di comunità dei beni, per non dividere la vincita ammontante a ben dieci milioni di euro con la moglie, che lo tradisce con il suo capo e dalla quale egli sta divorziando, nasconde la sua nuova condizione e continua a svolgere il suo lavoro in attesa del divorzio. Naturalmente non mancheranno gli equivoci e tutto andrà esattamente al contrario di come Aldo immaginava: si ritroverà così cornuto, pentito della separazione dalla moglie e ancora più perdente, tanto che pochi giorni prima del divorzio intesterà alla moglie fedifraga la metà della vincita. Ovviamente siamo in Francia, dove tradizionalmente le corna e l’ammucchiata sono di casa, per cui le cose si aggiusteranno spontaneamente: i due sposi, che ancora si amano e che per ragioni economiche si erano ritrovati a non andare più d’accordo, una volta ricchi si rimetteranno insieme per il più classico degli happy and. Il film è abilmente diretto da Michael Munz, che è un musicista, e dallo sceneggiatore Gerald Bitton, per la prima volta cimentatisi nella regia. Manca ovviamente l’originalità, tuttavia il brio non manca e neppure una certa piacevole sorpresa nelle rappresentazioni narrative, dove primeggia la maschera estremamente significante, sia nella malinconica esposizione della perdita che nell’entusiasmo travolgente ma trattenuto e attonito della vincita, un po’ alla Mr. Bean, di Jean-Pierre Daumossin, bravissimo attore cinematografico attualmente in grande spolvero in Francia. Una menzione a parte merita la Bruni-Tedeschi, sorella della first lady francese Carla Bruni, un’acqua cheta nata e sputata, semplicemente perfetta nella parte della moglie fedele e cornificante, con quella sua trasandatezza di cornice sotto la quale palpita una carnosità sensuale che infiamma una delle scene più riuscite del film, per effetto di una porta rimasta aperta nell’appartamento condiviso dai due coniugi “separati in casa”, attraverso la quale il marito la rimira seminuda e sensualissima appena un attimo prima che la porta gli venga sbattuta in faccia. E un’altra menzione merita la riprova dell’ennesimo luogo comune vigente nell’Organizzazione sociale di Disuguaglianza Economica relativa delle Nazioni, in cui si dice che chi è ricco lo diviene sempre di più, esattamente quanto il povero diviene sempre più povero: quando dopo circa sei mesi dal deposito della vincita, l’ex perdente vincitore al superenalotto và in banca per vedere come vanno le cose, trova con grande sorpresa che il conto è addirittura aumentato, nonostante le tante spese “pazze” da egli fatte per spendere il “malloppo” e sottrarlo all’eventualità che la metà finisse nelle tasche della moglie e del suo odiatissimo rivale.


