Tediosa bufala di fine inverno - ambientata agli inizi dell’estate dovendo trattare degli esami di maturità introdotti nel 1923 dal Tolomeo di turno, il filosofo fascista Giovanni Gentile che proditoriamente e con un pizzico di insano sadismo stabilì l’incubo annuale degli studenti - immancabilmente prima in Italia nella classifica degli incassi visto l’analfabetismo intellettuale in circolazione, incalzata dall’astrologista Saturno Contro. Riecheggia e fa quindi nuovamente il verso alla canzone di Venditti, dall’omonimo titolo, fissando sullo schermo un mondo narrativo e musicale incenerito ma solido per insufficienza e immaturità, quanto i nuovi immaturandi mandati allo sbaraglio che, si fa per dire, lo animano. La regia è ancora di Fausto Brizzi, con Giorgio Panariello, Serena Autieri e altri attori, i quali per staticità e appiattimento più che interpreti sembrano tirati fuori dall’album di memorie fotografiche di comparse caricaturali, compreso il redivivo Franco Interlenghi il quale – almeno lui - avrebbe dovuto saper recitare. Bis, remarke e rivisitazione di una cinematografata per studenti di scuola media superiore, con contorno nuvoloso e annebbiato di un paio di insegnanti di ruolo o precari o supplenti, molto significativo per il grigiore nonostante il numero ristretto, nonché di alcuni genitori, anche questi molto pochi per fortuna, altrettanto significativi per l’inconsistenza dei personaggi. Nessun accenno all’inventore degli esami, che fu ucciso nel 1944 a Firenze nei pressi della sua abitazione (e non da studenti stressati, ma da un gruppo di partigiani fiorentini per rivalsa a un suo discorso di alcuni giorni prima in cui, richiamandosi all’unita nazionale, li tacciava di codardia, diserzione e tradimento); e invece di cogliere il pretesto per evincere, almeno in parte, alcune delle gravissime problematiche della scuola italiana di oggi, e nel pretesto della società e dei costumi, storia o reiterazione di ordinaria banalità e insussistenza, sostenuta dall’immancabile commento interrogativo finale da rivolgere ai produttori, attori, autori e regista: “A parte i soldi, ma chi ve lo ha fatto fare?” Film quindi per tutti. Ma soprattutto film per quei giovani ribelli e pertanto timidamente pensanti, che negli anni 50’ impersonavano quella gioventù bruciata di cui oggi è rimasta, per l’appunto, la cenere.






